COME STA L’ECONOMIA DEL TERRITORIO (3): SIMONE CANESTRELLI E LA RICERCA DEL PUNTO DI EQUILIBRIO

venerdì 28th, ottobre 2016 / 12:29
COME STA L’ECONOMIA DEL TERRITORIO (3): SIMONE CANESTRELLI E LA RICERCA DEL PUNTO DI EQUILIBRIO
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CHIUSI –  Terza puntata del viaggio nell’economia del territorio. Dopo Giammarco Bisogno e Giannetto Marchettini, rimaniamo nella stessa fascia di età, ma cambiamo settore. Da due figure legate al mondo dell’edilizia e dell’immobiliare, magari con ramificazioni nel comparto turistico, questa volta passiamo ad un  giovane imprenditore del settore energetico. In particolare quello dei petroli. Quindi un termometro importante per comprendere la dinamica dei consumi e anche della produzione. Il giovane imprenditore è Simone Canestrelli, 47 anni, anche lui di Chiusi. Titolare della Canestrelli Petroli Srl che ha sede nella zona industriale della cittadina di Porsenna, ma gestisce impianti e depositi a Colle di Val d’Elsa, Grosseto e a Sarteano. Un’azienda in crescita che opera dunque in tutto il sud della Toscana. Non solo, ma Simone Canestrelli è anche vicepresidente nazionale di Assopetroli, l’associazione che raggruppa le imprese di commercializzazione e distribuzione del settore energetico, con delega specifica al settore petrolifero cosiddetto extrarete. Cioè i carburanti venduti all’ingrosso all’agricoltura, alle aziende di movimento terra e trasporti… L’impiego “pesante” diciamo. Anche se la Canestrelli Petroli gestisce anche impianti stradali di distribuzione di benzina, gasolio e Gpl. deposito-canestrelli

La prima cosa che ci dice, cominciando la conversazione, è che proprio nei giorni scorsi è uscito uno studio commissionato da Assopetroli che “sfata un luogo comune e riabilita un prodotto molto maltrattato. Il luogo comune è quello del gasolio che inquina  o comunque che inquina di più rispetto agli altri ‘propellenti’. Il prodotto riabilitato è proprio il gasolio, che attraverso le nuove tecniche di raffinazione che abbattono quasi totalmente la quantità di zolfo e attraverso migliori sistemi di combustione (le caldaie di nuova generazione ed i motori euro 5/6) ormai è assimilabile, se non migliore rispetto alle energie cosiddette green… Vogliamo far sapere questa cosa, stiamo facendo una campagna di informazione…”, dice, mostrando un articolo a tal proposito del Sole 24 Ore che riporta i dati di un recente convegno sul tema.

Veniamo al tema prefissato. Lo stato dell’economia locale. Come vede la situazione Simone Canestrelli?

Diciamo che il quadro è complicato nei numeri, ma anche nella interpretazione dei numeri. Non c’è un quadro che si possa valutare e studiare. Si naviga a vista. Mi pare che il comparto produttivo, che non è stato mai da area industrializzata, ma c’era, sia praticamente scomparso, mentre il settore che è stato a lungo trainante, ovvero l’edilizia, si è fermato per saturazione sul versante del privato e per mancanza di investimenti nel pubblico. Non solo in questo territorio, ma in tutta Italia. Il contraccolpo non è stato ancora assorbito… camion-canestrelli

E’ anche una questione di capacità delle imprese di rinnovarsi, di adeguarsi ad una situazione diversa?

Sicuramente sì… Ma anche ad acquisire una mentalità nuova, che non guardi solo ed esclusivamente al profitto…

Stai diventato comunista pure te, proprio adesso che i comunisti sono spariti?

Chiarisco. La nostra è un’impresa di capitale che lavora per fare reddito. Ma la mia filosofia tende al raggiungimento del punto di equilibrio tra redditività, innovazione, tutela dell’ambiente e del bene comune, fisco e legalità…

Vuoi dire che investire in innovazione e tecnologia per ridurre le emissioni inquinanti, per esempio, in opere per ridurre i rischi e pagare le tasse rispettando le regole può far raggiungere quell’obiettivo, quel punto di equilibrio?

E’ un obiettivo ineludibile. Faccio un esempio: i nostri impianti sono tutti realizzati con il massimo delle tutele e degli accorgimenti per evitare emissioni, pericoli… Tutti investimenti che incidono nell’immediato, ma che mirano a cogliere opportunità nel futuro e contemporaneamente a ridurre i rischi di intoppi, multe, problemi giudiziari, incidenti sul lavoro e salvaguardano l’ambiente, che è anche nostro… E lo stesso vale per le tasse, per il rispetto delle regole, per i rapporti con i lavoratori e i collaboratori dell’azienda… Qui siamo tutti sulla stessa barca… Naturalmente questo è l’obiettivo e noi lavoriamo per arrivarci, ma non è facile, non sempre ci si riesce però c proviamo…

Una filosofia olivettiana, verrebbe da dire…

L’hai detto tu… ma è un complimento.

Secondo te, c’è una strada per uscire dall’impasse economica, sia a livello locale che a livello nazionale?

Una bella mandata di opere pubbliche credo che sarebbe una strada. Parlo di opere che servono, che non sono più rimandabili: la tirrenica per esempio va fatta, perché l’Aurelia così com’è è una fabbrica di morti… Credo che certe opere si debbano fare al di là dei comitati che si oppongono…

Ma allora la difesa dell’ambiente vale a giorni alterni?

No, non vale a giorni alterni. L’ambientalismo ha creato nuove sensibilità, è senza dubbio servito, ha migliorato anche l’approccio politico e generale a certi temi, però adesso deve fare un salto di qualità, deve uscire dalla logica del no per trovare il “punto di equilibrio”. Ci vuole sempre un punto di equilibrio tra le necessità di tutela, le necessità operative, lo sviluppo e la qualità della vita delle persone… canestrelli-sede

La tua azienda opera nella Toscana Sud. Tra Siena e Grosseto. Una zona molto vocata dal punto di vista turistico. Pensi che il turismo possa essere la nuova frontiera per uscire dalla crisi?

Penso che il turismo, unito alla cultura, sia un’industria importante, che va gestita come un’industria, in modo evoluto. Può creare sviluppo, occupazione, reddito… ma in tutta franchezza non credo che possa sostituire il comparto produttivo. E’ illusorio… L’economia la fanno la produzione e la distribuzione. Tutto il resto può aiutare, ma solo aiutare. Almeno in aree come la nostra, che non sono Rimini, ma vanno utilizzate e maneggiate con cautela, perché sono delicate. Ci vuole poco a rompere in maniera irreparabile il solito equilibrio…

E sul versante del credito e quindi delle banche, come la vedi?

Vedo che c’è una grande crisi di fiducia. La gente ha meno certezze e non investe, non spende, le banche hanno meno certezze di riprendere i soldi e non li prestano… Ma anche su questo però è bene essere più chiari: io vedo un sistema che viaggia a due velocità. Da una parte le situazioni difficili, le aziende che stentano e che quindi trovano i rubinetti chiusi… Dall’altra le aziende floride, che volano, per le quali non solo i rubinetti sono molto aperti, ma il denaro corre a fiumi, volendo…

 Così si allarga la forbice tra chi ha e chi non ha, tra chi vola e chi soffre…

Esatto. E non è un bene, perché anche le aziende floride rischiano di trovarsi senza più mercato, senza clienti… il rischio è quello di seccare tutto il terreno e anche chi va bene non avrà più a chi vendere i prodotti… E quindi torniamo sempre lì, alla questione del punto di equilibrio… Se salta l’equilibro salta il banco…

Le Banche di credito Cooperativo sono in una fase di svolta, di evoluzione. Ma stanno anche cambiando i propri connotati…

Sì, è in atto un riassetto che disegna scenari nuovi. Ma quanto al credito cooperativo credo che siamo di fronte ad una svolta culturale che affronta una dicotomia mai chiarita, mai risolta. Finora le banche locali hanno sempre dichiarato di operare nell’ottica del buon padre di famiglia, cioè con grande oculatezza e cautela, ma nello stesso tempo hanno sempre ribadito grande attenzione e sostegno al territorio anche nella criticità. Le due cose sono concettualmente alternative e hanno bisogno di essere conciliate su un piano nuovo e più chiaro. Se il credito è funzionale ha senso, se è mera assistenza, no… Quindi, anche in questo caso o si trova il punto di equilibrio, o saranno dolori…

Marco Lorenzoni

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