IL GIORNO DOPO IL TERREMOTO. E LA PRIMA GRANDE OPERA DA FARE

giovedì 27th, ottobre 2016 / 12:08
IL GIORNO DOPO IL TERREMOTO. E LA PRIMA GRANDE OPERA DA FARE
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Da 5 mesi, un terremoto dopo l’altro. Alla fine di maggio una “scossetta” con epicentro nell’orvietano. Per fortuna senza gravi conseguenze. Poi la “botta devastante” del 24 agosto ad Amatrice e Norcia. Due giorni fa la terra ha tremato ad Empoli e nell’hinterland fiorentino. Ieri una serie di scosse forti ancora nell’Appennino tra Marce e Umbria, tra Ussita, Castel Sant’Angelo Nera, Visso, Preci… non lontano da Norcia e neanche da Amatrice. Tutte sono state avvertite nitidamente anche in Valdichiana, nella zona del Trasimeno, nell’orvietano. Fino a Bologna e Rimini a nord e fino a Roma e in Campania a sud… Molta paura a Montepulciano, Chiusi, Castiglione del Lago e Città della Pieve.

Nella città del Perugino, il sindaco ha disposto la chiusura delle scuole per oggi. A Castiglione del Lago sono stati effettuati dei controlli in tutti i plessi scolastici, maggiormente accurati in quelli più vecchi, prima di far suonare la campanella…

Come se non bastasse, la zona è stata colpita, mentre la terra continuava a “ballare” da un fortissimo temporale, tra le 21,30 (poco dopo la seconda scossa) e le 24,00, con i torrenti e i canali arrivati al livello di guardia nella Fondovalle e la Protezione Civile in stato di allerta. Per fortuna non ci sono stati danni a cose e persone. E anche nell’area dell’epicentro del sisma stavolta si registra una situazione meno grave rispetto ad agosto: solo crolli e danni alle cose  e qualche ferito in modo non grave. Un morto c’è stato, ma per infarto, dovuto forse alla paura. Insomma dal mese di maggio è stato uno stillicidio impressionante. Tante le notti di paura, insonni. E tante le mattine da day after.

bambini che vanno a scuola alle elementari hanno imparato a mettersi sotto i tavoli e le scrivanie, anche a casa… Tutti noi prendiamo con più cautela l’ascensore, in certe giornate, come quella di ieri… Avvertire la scossa, vedere il lampadario che oscilla e scendere in strada ormai è un attimo, se il terremoto arriva alle 19,25 o alle 21,00… Più difficile se ti coglie nel sonno alle 3 e 35 come è successo ad Amatrice due mesi fa… Dicono che sia l’Appennino che si muove, che scivola ad est e che i terremoti continui sulla dorsale (1979 Norcia, 1980 Irpinia, 1997 Umbria-Marche, 2002 Molise, 2009 l’Aquila e Abruzzo, 2016 Amatrice e Norcia) siano dovuti a tale movimento. Anche quello dell’Emilia Romagna del 2012 pur avendo colpito una zona pianeggiante, ma contigua, a valle dell’Appennino, potrebbe avere avuto la stessa origine.

L’Italia è un Paese altamente sismico – ci sono stati terremoti anche in Friuli (1976) e in Sicilia (1968 e ’76) – e per di più è un Paese pieno di borghi antichi, di centri storici, con edifici che hanno centinaia d’anni e sono stati costruiti con tecniche e materiali certamente non antisismici. Chiaro che se la scossa è forte quegli edifici siano i primi a cedere. Purtroppo però cadono anche edifici più recenti perché costruiti male, con cemento fasullo e ferro meno robusto del dovuto, senza rispettare le norme e spesso neanche i capitolati d’appalto e i computi strutturali.

L’Italia è un paese splendido, ma anche un paese marcio, dove la corruzione, il malaffare, le infiltrazioni malavitose nell’economia, e pure una mentalità diffusa che guarda più al risparmio, al guadagno facile e immediato che non alla prevenzione del possibile danno, alla tutela del bene comune, sono merce tutt’altro che rara. A tutti i livelli. Gli arresti di ieri in relazione agli appalti di alcune “grandi opere” ne sono l’ennesima conferma.

Ecco, la paura della notte scorsa e di quelle precedenti, queste strane mattinate da day after, da giorno dopo il terremoto, dovrebbero consigliare e indurre strategie diverse. Se c’è una grande opera da fare in Italia, la prima e più importante grande opera è proprio quella di cambiare una certa mentalità e mettere mano alla sicurezza del costruito. Anche in relazione al rischio sismico, sempre più pressante, al rischio idrogeologico e ambientale. Non si può continuare a vivere con l’incubo del terremoto o dell’alluvione ogni volta che piove un po’ più forte e piangere dopo che il danno è avvenuto… Questa è una sfida che ci piacerebbe veder affrontare da parte del Governo nazionale, delle regioni, dei Comuni, altro che Ponte sullo Stretto! Solo che quelli che siedono al Governo, nelle regioni e in molti comuni sono spesso gli stessi che finora hanno consentito le infiltrazioni malavitose, hanno fatto appalti truccati, hanno preso mazzette e hanno programmato e progettato opere inutili, costose e dannose per il territorio e le città…

La vedo dura.

Marco Lorenzoni

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