COME STA L’ECONOMIA DEL TERRITORIO (2): CONFINDUSTRIA VEDE SCURO. INTERVISTA A GIANNETTO MARCHETTINI

lunedì 24th, ottobre 2016 / 16:18
COME STA L’ECONOMIA DEL TERRITORIO (2): CONFINDUSTRIA VEDE SCURO. INTERVISTA A GIANNETTO MARCHETTINI
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CHIUSI –  Continua il nostro “sondaggio” sullo stato dell’economia del territorio. Dopo il patron di Emma Villas Giammarco Bisogno, incontriamo un altro chiusino, che viene anch’egli dal mondo dell’edilizia e dell’immobiliare, ma ha interessi oltre che nel settore, anche in altri campi, come i servizi avanzati, nel nord della provincia di Siena e soprattutto è membro del Consiglio Generale Nazionale di Confindustria. Unico insieme al titolare dello storico pastificio Fabianelli di Castiglion Fiorentino a rappresentare questo territorio nell’associazione degli industriali.  Parliamo di Giannetto Marchettini, 51 anni, noto in zona anche per la sua passione e il suo impegno nella divulgazione promozione della musica rock. Pure quella fatta in casa. Anche con lui ci conosciamo da anni e ci diamo del tu.  Ecco la trascrizione della chiacchierata:

Visto che rappresenti Confindustria, la prima domanda è d’obbligo. Esiste ancora in questo territorio, un tessuto industriale degno di questo nome?

No, purtroppo. O meglio, un tessuto c’è, ma è ridotto al lumicino. Ci sono alcune eccellenze che hanno conquistato fette di mercato nazionale e estero, ma sono pochissime. Poi ci sono alcune aziende che resistono in alcuni settori particolari… Poi c’è il… deserto.

Qualche nome?

Beh, il pastificio Fabianelli a Castiglion Fiorentino, i Vivai Margheriti a Chiusi, alcune aziende vinicole di Montepulciano e Montalcino, tra le eccellenze.  Quanto alle aziende che resistono citerei la Cassioli, la Makor e la Zapet nella zona Torrita-Sinalunga, la Ceipo e la Plan a Chiusi, la Stosa sul’Amiata… Ma il settore manifatturiero che ha avuto una certa vitalità fino agli anni ’80-90, adesso è quasi totalmente scomparso. Penso alle ceramiche, ai calzaturifici,  ai mobilifici, alle falegnamerie del settore infissi… è saltato tutto o quasi…

Il problema è stato ed è la crisi dell’edilizia?

L’edilizia è in crisi nera da un decennio e le previsioni che abbiamo in Confindustria dicono che fino a tutto il 2018 non ci saranno segnali di ripresa… Il nodo è uno: l’offerta è più della domanda. Cioè il costruito è più di quello che effettivamente è il fabbisogno, sia di case per abitazione, sia per edifici a scopo commerciale e produttivo. Il mercato è saturo. L’unica esigenza presente, forse, è quella di un adeguamento del costruito a standard di maggiore efficienza per ridurre i costi di manutenzione e gestione (riscaldamento, invecchiamento, infiltrazioni, recupero antisismico…) Ma anche su questo versante non c’è grande movimento, anzi…

Problema di soldi o di fiducia?

Di soldi, che sono pochi e sempre meno, ma anche di fiducia, di speranza… La gente non ha certezze sul futuro e non investe, non si indebita. Aspetta… Servirebbe una spinta da parte dello Stato, del pubblico… e un aumento del potere di acquisto delle famiglie e delle imprese. Altrimenti non se ne esce… Io faccio parte del Cda della Cassa Edile di Siena, ti dico che abbiamo un calo del 70% delle imprese, dovremo tagliare il personale…

Opere pubbliche come volano per la ripresa?

E’ l’unica strada. Dal new deal di Rooswelt ad oggi è sempre stato così. Senza, non si riparte. Ma servirà anche un atteggiamento diverso delle pubbliche amministrazioni. La parte tecnica, l’apparato, spesso rappresenta oggettivamente un freno anche nell’applicazione di quanto deciso a livello politico, perché  i tecnici formano e hanno responsabilità su ciò che firmano, ma siccome il quadro è nebuloso e complicato, temono di trovarsi nei guai e frenano… tergiversano, allungano i tempi…

La riduzione degli oneri, come previsto dal nuovo Piano regolatore di Chiusi, per esempio, può rappresentare un incentivo a investire, magari nelle ritrutturazioni, negli adeguamenti?

In linea teorica sì, certamente. Ma al momento il mercato è talmente bloccato che non vedo grandi prospettive. Diciamo che si può smuovere il pelo dell’acqua…

A Chiusi – ma non solo a Chiusi – ci sono grandi aree disponibili per insediamenti industriali. Pensiamo all’ex Centro Carni. Quelle aree possono essere attrattive per investimenti e insediamenti di aziende di altre zone che qui possono trovare una localizzazione centrale e appetibile?

Purtroppo il periodo d’oro è passato. Adesso l’appeal di questa zona per eventuali delocalizzazioni di grandi aziende nazionali, è scarso. Se un’azienda del nord est o di Roma decide di delocalizzare, forse va in Romania, in Slovenia, o in India. Non a Chiusi o a Piancastagnaio… Sul turismo è diverso… marchettini-3

In che senso?

Nel senso che sul piano turistico questo territorio ha un appeal diverso. La Toscana nel suo complesso è un brand fortissimo, come ha detto Giammarco. Ma anche la Valdorcia, il Chianti, il Trasimeno… non sono solo sottomarche, stanno diventando anch’esse un marchio riconosciuto, di valore…

Nel settore turistico sono ipotizzabili investimenti esterni in zona?

L’idea di un albergo di lusso nell’area della Fortezza di Chiusi, non è male. Il nuovo Piano regolatore adesso la renderebbe anche possibile. Ma non so se Chiusi ha, al momento, l’appeal giusto per un intervento del genere. L’unico che abbiamo visto nel territorio è quello di Adler a Bagno Vignoni…

Giannetto, tu hai una quota nella proprietà della ex Fornace di Chiusi. Ci sono prospettive concrete per cui il progetto di recupero di quell’area vada in porto? Per Chiusi Scalo, ma non solo, potrebbe essere un’opportunità importante…

Sarebbe certamente un’opportunità importante. Ma l’investimento, anche se ridotto rispetto a quello ipotizzato 10 anni fa, è sostanzioso e il momento non è certo favorevole… L’ho detto prima: il mercato immobiliare è fermo. Comunque un progetto c’è e siamo in attesa che il Comune realizzi la cassa di espansione per evitare il rischio idraulico, opera assolutamente propedeutica, per legge, a qualsiasi ipotesi di intervento… La proprietà è disponibile a qualsiasi soluzione. E’ chiaro che del vecchio opificio a questo punto sarà già tanto se si riuscirà a salvare il forno Hoffman e parte della ciminiera, come testimonianza di archeologia industriale..fornace-oggi-jpg

Si va sempre più verso un’economia di servizio, la produzione ormai viene fatta altrove. Anche le piccole aziende artigiane di produzione sono praticamente scomparse dai nostri paesi. Come vedi questa tendenza?

E’ una tendenza evidente. Le start up locali, le imprese giovanili sono tutte vocate verso servizi innovativi, io stesso ho partecipazioni in aziende di questo genere in Valdelsa… l’attualità è questa, ma mi chiedo: se spariscono le aziende, questi servizi innovativi, le app, a chi le venderemo?

Bella domanda. All’inizio dicevamo che il mercato è fermo e che mancano i soldi e la fiducia. Anche il sistema bancario sembra aver stretto i cordoni della borsa…

E’ indubbio che siamo in una fase di criticità anche sul versante creditizio. Da una parte la crisi Mps ha fatto venire meno molte certezze su cui questo territorio ha vissuto per decenni; dall’altro le banche locali, le Bcc, si stanno adeguando e riposizionando attraverso le fusioni… Questo cambia indubbiamente i connotati alle singole banche e inevitabilmente comporta anche un cambio di strategia, nei singoli territori di operatività… Insomma cambia il quadro e anche il manico e tutto ciò, in questa fase iniziale, genera qualche incertezza e qualche preoccupazione negli operatori…

Ti riferisci alla fusione della Bcc Valdichiana con la Bcc di Montepulciano?

Sì, ma non solo… E’ in atto un ridisegno più vasto del sistema… la fusione Chiusi-Montepulciano ha lasciato qualche strascico, soprattutto dopo il pensionamento anticipato del direttore generale Benicchi, siamo in una fase di assestamento. Speriamo bene…

Tu segui molto – e molto da vicino – certe realtà artistiche e musicali della zona. Segui le rock band, gli eventi, alcuni li organizzi, conosci molti locali e quindi il panorama territoriale su questo versante. Sono solo canzonette o c’è qualcosa di più sotto traccia?

Guarda, siamo di fronte ad un panorama piuttosto ricco. Vivace quantomeno. C’è anche roba buona in giro. Ci sono band musicali e realtà artistiche (fumettisti, compagnie teatrali, musicisti singoli, pittori) che provano a percorrere e a sperimentare strade originali,  propri linguaggi… Credo che sia una ricchezza del territorio che andrebbe in qualche modo messa a sistema e valorizzata…

Come?

Creando strutture dove queste esperienze posano trovare la possibilità di esprimersi. Luoghi fisici e occasioni per esibizioni, ma anche per prove, contaminazioni. Con la speranza che da tutto ciò posano nascere anche delle professionalità, delle occasioni di impiego, non solo in quanto artisti, ma anche come tecnici, macchinisti, fonici ecc…

Stai sognando di fare di questo territorio ciò che era Liverpool o il Greenwich Village nel 1965… 

No,  non sto sognando, per la verità sto fornendo una indicazione, una proposta su cui lavorare. Chiusi in questo senso potrebbe diventare veramente il luogo deputato… Per la sua centralità e anche per una vitalità superiore ad altre realtà… L’arte, la musica, il teatro non possono sostituire la produzione industriale né l’artigianato o il commercio, ma possono aiutare e superare la nottata e a liberare energie, idee, sensibilità. Ti paresse poco…

m.l.

 

 

 

 

 

 

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