MACRO REGIONE TOSCANA-UMBRIA-MARCHE, ROSSI FISSA LA DATA AL 2020…

MACRO REGIONE TOSCANA-UMBRIA-MARCHE, ROSSI FISSA LA DATA AL 2020…
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PERUGIA – Se ne parla da tempo. Alcune Regioni, come la Toscana, hanno commissionato e messo a punto appositi studi. L’Italia di mezzo sta piano piano prendendo forma e la riforma, anzi il ri-disegno delle regioni potrebbe avvenire prima di quanto si possa immaginare. Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, per esempio, ha individuato già una data possibile per la creazione di una “macro-regione” con Umbria e Marche. La data è il 2020, anno in cui si andrà al rinnovo dei consigli regionali eletti nel 2015. Rossi lo ha detto, nei giorni scorsi ad una iniziativa promossa dai sindacati Cgil-Cisl e Uil nella Sala dei Notari di Perugia. Iniziativa alla quale partecipavano anche la sua collega umbra Catiuscia Marini e l’assessore regionale delle Marche Manuela Bora.  «L’idea è matura – ha detto Rossi – lo vedo parlando con la gente, che si sta rendendo conto che per competere a livello globale bisogna essere più grandi. Se vogliamo salvare le Regioni dobbiamo andare avanti spediti, come sta avvenendo».

Il Governatore toscano che nel 2020 potrebbe essere il nuovo segretario nazionale del Pd, essendosi già candidato a sfidare Renzi,   non ha nascosto  le grandi debolezze su strade e treni nell’asse Est- Ovest che a suo dire “va rafforzato per creare ricchezza». Poi sulla problematica degli eventi sismici e idrogeologici, Rossi ha mandato un messaggio al premier Matteo Renzi: «Auspicherei non solo un piano come ‘Casa Italia’ a cui pensa il governo, bensì un ministero della Prevenzione che spenda 10 miliardi l’anno per 10 anni».

“Come chiameremo h nuova macroregione?” si è chiesto gigioneggiando un po’. E si è anche dato una risposta:  “Io propongo il modello francese, che ha sommato i nomi delle regioni accorpate. Farei Toscana-Umbria-Marche con la postilla che ognuno può cambiare l’ordine a suo piacimento”. L’dea non è granché, neanche molto originale, né “attrattiva”, anche se la parola Toscana è conosciuta in tutto il mondo e difficilmente la Toscana ci rinuncerà… Difficile quondi che la spunti qualcosa come “Italia di mezzo”, “Italia centrale”, Tuscia e via discorrendo…

La presidente dell’Umbria Marini, dal canto suo, ha sottolineato come le tre regioni abbiano molte cose in comune.  “Lo diciamo chiaramente: qui abbiamo bilanci sani, coesione sociale e welfare e da qui vogliamo ragionare sui nostri punti di forza, come tessuto imprenditoriale, qualità produttiva, ambiente, turismo, cultura e patrimonio artistico, senza dimenticare di lavorare insieme per vincere le debolezze”.

Per la verità, c’è già in parlamento un Disegno di legge, da discutere entro il 2018,  presentato da due esponenti del Pd (Ranucci e Morassut) che cambierebbe interamente la carta geografica dell’Italia, ma non prevede l’Italia di mezzo ipotizzata il 15 settembre a Perugia. la proposta Ranucci-Morassut infatti vedrebbe le 20 regioni diventare solo 12: la Regione Alpina comprendente la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Liguria;  la Lombardia, l’Emilia Romagna (comprendente anche la provincia di Pesaro), il Triveneto (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino), la Regione Appenninica (Toscana, Umbria e provincia di Viterbo), l’Adriatica (Abruzzo, provincia Macerata, Ancona, Rieti, Ascoli e Isernia), la Regione di Roma Capitale, la Tirrenica (Campania e le province di Latina e Frosinone), il Levante (Puglia e le province di Matera e Campobasso), il Ponente (Calabria e provincia di Potenza), la Sicilia e la Sardegna. In questo caso la regione Marche verrebbe smembrata, come il Lazio, ma non verrebbe accorpata a Toscana e Umbria che aggregherebbero solo la provincia di Viterbo oltre i loro territori.

Le due ipotesi sono sostanzialmente diverse. Ed è abbastanza strano visto che entrambe vengono o sono caldeggiate da esponenti del Pd.   Uno studio approntato dall’IRPET l’istituto di ricerca della Regione Toscana quasi due anni fa, in questo quadro proponeva anche una aggregazione tra i comuni, non solo quelli sotto ai 5.000 abitanti. Per esempio, quello studio, prevede l’accorpamento nel Comune di Chiusi (il nome rimarrebbe quello) anche dei comuni di Cetona, San Casciano Bagni e.. Città della Pieve, che è in Umbria e non in Toscana. L’ex sindaco di Chiusi Scaramelli, ora consigliere regionale solo due mesi fa rilanciò l’ipotesi di accorpare Chiusi e Chianciano (con il sindaco di Chianciano che subito tirò il freno a mano); è noto che Torrita di Siena e Montepulciano hanno già avviato la “trattativa” per la fusione, così come Montalcino e San Giovanni d’Asso.

Insomma anche la geografia, non solo la storia, è in movimento, ma la linea sembra tutt’altro che univoca…

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