CIAO MAMMA, VADO A FINIRE IL LICEO IN CINA…

lunedì 12th, settembre 2016 / 18:03
CIAO MAMMA, VADO A FINIRE IL LICEO IN CINA…
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CHIUSI – Si chiama Geraldina ha poco più di 20 anni e ha perso quasi del tutto l’accento dei genitori e di queste parti. Non perché non le piaccia l’accento toscano, anche se annacquato e diluito con l’umbro come è nella zona di Chiusi, ma semplicemente perché da 4 anni da queste parti c’è stata poco. Ora vive a Venezia dove studia alla Ca’ Foscari e qualche cadenza veneta l’ha presa, ma ha studiato e vissuto più di due anni in Cina. E il suo sogno, anche lavorativo, è quello di tornarci. Per un periodo lungo. C’è andata per la prima volta durante l’anno scolastico 2012-2013, il quarto anno di scuola superiore l’ha fatto là, sfruttando l’opportunità dei corsi di Intercultura… Una sorta di Erasmus pre-universitario. Ma la Cina non è proprio dietro l’angolo e la lingua non è l’inglese. E’ il cinese. “E’ stata dura, ma anche molto interessante”, spiega Geraldina, orgogliosa della sua esperienza. Partire da sola a 18 anni e andare in Cina a studiare, in una scuola cinese, in una classe di cinesi (più di 50, tra l’altro), senza sapere una parola di cinese non deve essere stata una passeggiata.

geralidina

Lingua diversa, complicata, e scuola molto diversa. Diverso lo stile di vita, il sistema di studio. Diversa, diversissima la città: Ma’ Hanshan, nella parte centrale della Cina, città storica di due milioni di abitanti. Che rispetto allo standard cinese di oggi è una cittadina medio-piccola. Molto industriale, ma anche molto meno inquinata- dice – di Pechino o di Shangai o di Shenzen…

Difficile adattarsi ai ritmi di vita cinesi, alla cucina cinese. “Che è buona – dice Geraldina – ma può capitare di vedere un cosciotto che cuoce e quando domandi cos’è, sentirti rispondere: il cane della nonna, che è morto…” Eppure Geraldina ha scelto di andarci, ci è voluta rimanere finché non ha imparato a parlare cinese e anche vietnamita, ci è tornata due volte, dopo l’esperienza scolastica che ha finito in Italia a Città della Pieve, una volta ad Hongkong e una volta per uno stage alla Camera di Commercio Italiana a Pechino. Ed è lì che vuole tornare a lavorare. “Perché in Cina sono avanti… è un paese che galoppa, ci sono un sacco di opportunità… In Italia no. Non c’è neanche la mentalità giusta in Italia…”. cina-3

Ai tempi della scuola, Geraldina non viveva nel “college” come gli studenti che venivano da altre città, ma viveva in famiglia. Presso una famiglia del posto. Prima una, poi un’altra. E anche su questo versante non sono state tutte rose e fiori. Racconta della coetanea cinese che prima la aiutava con la lingua, poi, siccome lei aveva più libertà di movimento essendo straniera, l’altra era diventata gelosa e non le insegnò più niente… Racconta della riservatezza e dei lunghi silenzi dei genitori della ragazza; degli esercizi thai chi al mattino, delle lunghe sedute ginniche al pomeriggio… delle lezioni complicate per via della lingua, ma anche di metodi completamente diversi dai nostri. Racconta del “coprifuoco” serale, dopo le 20,00, quando anche lei, come i ragazzi cinesi doveva rientrare a casa, perché “è così che si fa”… Insomma c’è voluta una bella dose di coraggio e di forza d’animo per continuare a star lì e non salire sul primo aereo e ternare a casa… Ma non tutti i ventenni  sono mammoni e bamboccioni, c’è chi ha voglia di esplorare. Di  mettersi in gioco, anche se – va detto – esperienze del genere costano non solo fatica, anche soldi. Le borse di studio aiutano, ma possono anche non bastare.

Comunque l’esperienza che ha fatto Geraldina è un esempio per tanti suoi coetanei… e per ragazzi che sono adesso alle superiori. Provarci non guasta mai. Si può anche scegliere di andare lontano, nel posto più diverso che ci sia…  Ma poi, come diceva il regista Marco Bellocchio, la Cina è vicina…

 

 

 

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