ORIZZONTI: VALENTINI, STORELLI, POLIZIANI & C. E UNA SANTA MOLTO TERRENA… ANZI SOVVERSIVA

martedì 02nd, agosto 2016 / 16:33
ORIZZONTI: VALENTINI, STORELLI, POLIZIANI & C. E UNA SANTA MOLTO TERRENA… ANZI SOVVERSIVA
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CHIUSI – Gianni Poliziani e Francesco Storelli li conosco da una vita. Abbiamo fatto anche parecchie cose insieme: pezzi di strada, spettacoli, rivoluzioni riuscite male. Per come li conosco, non sono due tipi da… “vite dei santi”. Ma amano entrambi talmente il teatro che se c’è da recitare anche nella vita di una santa, mica si tirano indietro. No. Mai. Anzi, provano a entraci dentro. E fanno volentieri anche gli “attori non protagonisti” loro due che sono, senza tema di smentita, i più longevi e conosciuti alfieri del teatro locale. Dove per “locale” si intende “del posto”, non una sottolineatura del dilettantismo. Perché Gianni Poliziani e Francesco Storelli sono due dilettanti del palcoscenico solo perché ufficialmente fanno altro nella vita. E perché con il teatro non ci si campa. In provincia almeno. Ma ci sanno fare. Tutti e due. Soprattutto se intorno hanno altri che ci sanno fare quanto loro come Francesca Fenati (con la quale hanno lavorato spesso) e Valentina Bischi. O Mascia Massarelli e Claudia Morganti, altre due “sodali” di vecchia data. Dai tempi dei Semidarte orginal version.

Ieri sera i miei amici Gianni e Francesco erano sul palcoscenico di piazza Duomo a Chiusi, insieme a Francesca Fenati, Valentina Bischi, Mascia Massarelli Claudia Morganti e la giovanissima Vittoria Tramonti a raccontare la vita di una santa. Santa per un pelo… perché poteva anche finire sul rogo arrostita come eretica, bugiarda, blasfema, da una Chiesa che 500 anni fa non faceva tante sottigliezze, non faceva sconti e, come i talebani di oggi, tagliava con facilità la testa ai dissidenti, a chi usciva dal gregge…

Non sono tipi da vite dei santi Francesco e Gianni (ma, neanche le altre protagoniste a dire il vero) però la figura di Santa Teresa d’Avila l’hanno resa bene. Ci hanno fatto capire quanto sia labile e impercettibile il confine tra normalità e follia , tra eresia e obbedienza…

Certo il testo di Laura Fatini e la regia di Gabriele Valentini (altri due prodotti del vivaio teatrale del territorio) si sono confermati “fedeli alla linea”. Una linea che è quasi un marchio di fabbrica: quello di un “teatro di sofferenza. Un teatro che… se lo spettatore non soffre, non si arrovella, non viene preso a schiaffi, non è teatro” (da primapagina del 5 gennaio 2016).

Lo spettacolo “Marrana” questo è. Non una piece leggera. Non una performance di teatro di narrazione. E’ una pesca a scandaglio nei fondali della personalità complessa e non “normale” di Teresa, nella sua ricerca interiore di una società e di una chiesa più umana, più fedele ai principi dei primordi. Una specie di David Lazzeretti ante litteram… E donna per lo più, alla quale la “regola” delle Carmelitane va stretta e per uscirne, come ad uscire da una gabbia, deve affidarsi ai “rapimenti” alle visioni, alle incursioni di Cristo nella sua vita e nelle sue notti. E difendersi da chi l’accusa di essere matta e visionaria decidendo di richiuderla…

Laura Fatini e Valentini offrono un’immagine di Teresa d’Avila molto umana, terrena, più di quanto non lo sia nella famosissima statua del Bernini… Una santa quasi rivoluzionaria. Sovversiva. In questo senso lo spettacolo, pur risultando un po’ cupo, è sicuramente ben fatto. Non annoia. E forse riequilibra un po’ anche l’asse del festival verso i “titolari” della piazza che ospita il palco,  dopo le “provocazioni” di Macadamia Nut Brittle. E non solo. I “titolari” avranno apprezzato o apprezzeranno.

Stasera si replica. Piazza Duomo ore 21,30. Chi non l’ha visto, ci vada. Merita.

Marco Lorenzoni

 

 

 

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