IL PD, IL PCI E IL NECROLOGIO DELLA MEMORIA…

martedì 23rd, agosto 2016 / 19:28
IL PD, IL PCI E IL NECROLOGIO DELLA MEMORIA…
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CHIUSI – Tra i manifesti con i necrologi, l’ultimo, affisso oggi, annuncia la morte di Osvaldo Camilloni, di anni ’94.

A 94 anni può capitare di dover salutare questo mondo. E’ nelle cose, diciamo. Anche se ogni partenza è un pezzo di noi che se ne va, un pezzo di storia materiale e di memoria che sfuma…

Il nome di Osvaldo Camilloni a molti chiusini di oggi dirà poco o nulla. Non era un “personaggio”, una figura da prima fila… Era un operaio in pensione da 30 anni. Stop.  Ma uno di quelli che si iscrissero giovanissimi al Pci subito dopo la guerra, nel ’44 o ’45 e per 40 anni sono stati l’ossatura del partito a Chiusi Scalo. Prima del partito di Togliatti, poi negli anni di Longo e di Berlinguer, fino almeno ad Occhetto…

Gente semplice per lo più, ma che dall’immediato dopoguerra, con il paese da ricostruire e ancora pieno di macerie, fino a gli anni ’60 e poi i ’70 e gli ’80 tenne in vita la sezione di via Nazario Sauro. Ne fece un punto d riferimento. E lì visse vicende dolorose come il suicidio del giovane Aldo Mencucci, la morte prematura del segretario Giuseppe Poggioni, la spaccatura del ’72 con l’uscita dal partito di uno dei dirigenti più ascoltati e carismatici  (Attila Biscottini, che passò al Psi), e anche un rapporto mai idilliaco con la dirigenza del centro storico e della federazione.

Di quel gruppo, insieme a Osvaldo Camilloni facevano parte Aldo Fei e Vittorio Zazzaretta che furono anche segretari, poi Solismo Sacco, Secondo Giulianelli, Nello Lorenzoni, Alvaro Marchi, Grazio Bacchetta, Luigi Fosci, Gino Perugini, Quintilio Fatichenti, Reno Cesarini, Miriano Ceccherini, Graziella Rosati, Franco Fiorini… Tutti nati fra il 1903 e il 1935…  I vari Giancarlo Laurini, Lino Pompili, Guido Veltri, Enzo Nasorri, Enzo Fiorini, Franco Fioretto cui si aggiunse Enio Peppicelli appena tornato da Firenze erano i giovani in prima squadra;  Pino Guccione, Raffaello Battilana, Roberto Pacchieri, Gusmano Bacchetta, Luciano Fiorani, Anna Duchini, Claudio del Re, Graziella Giulivi, Patrizia Porreca, Claudio Provvedi, Fabio Poggioni e il sottoscritto, la formazione primavera…

Non erano anni facili, anche se il partito prendeva il 70% alle elezioni (e allora votava il 90% degli elettori), non era facile il rapporto tra giovani e anziani, tra nuove leve e vecchia guardia, e neanche tra partito e amministratori, non c’era all’epoca l’appiattimento di adesso e la sezione lavorava non solo per le campagne elettorali o le feste de l’Unità. Si discuteva e si litigava anche, parecchio. Ma c’era la sensazione di stare comunque tutti dalla stessa parte, sulla stessa barca, di remare, magari in modo diverso, ma nella medesima direzione… Oggi è un po’ diverso.

Quelli della generazione dei Camilloni se ne sono andati quasi tutti. Alcuni da tempo. Alcuni anzitempo, troppo presto. I reduci sono pochi. Qualcuno si è fermato al Pci e non è andato oltre, altri hanno attraversato la diaspora, transitando tra Rifondazione, Comunisti Italiani e derivati… C’è naturalmente chi ha resistito alla mutazione genetica ed è rimasto fedele alla linea nonostante i cambiamenti di nome, di simbolo, di bandiera…  Ma se si osserva il Pd di adesso, come si muove, come parla, cosa racconta nelle feste e nei comizi, si ha l’impressione, acida e quasi lancinante, che sia un partito totalmente diverso, che di quella gente, dei Camilloni per intenderci, non ha più neanche la memoria… Un partito che ha smarrito le proprie radici e ha pure cambiato strada. Certo i tempi cambiano e cambia anche la politica, e cambiano i partiti.  Ma non in meglio. E sentire che le feste de l’Unità intimano all’ANPI, cioè all’associazione partigiani, a gente che ha fatto la Resistenza e quindi l’Italia, di starne alla larga per non disturbane il capataz al governo sul referendum, è una cosa che fa male, che stride come il gesso rotto sulla lavagna, una cosa che addolora, come leggere il necrologio di uno degli ultimi di quei compagni che ci insegnarono a stare al mondo…

marco lorenzoni

 

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