DIECI COMUNI E LA REGIONE TOSCANA: “SALVIAMO LE LEOPOLDINE DELLA VALDICHIANA”. MA IL TORRIONE DELLA FILA SARA’ SALVATO?

venerdì 15th, luglio 2016 / 18:21
DIECI COMUNI E LA REGIONE TOSCANA: “SALVIAMO LE LEOPOLDINE DELLA VALDICHIANA”. MA IL TORRIONE DELLA FILA SARA’ SALVATO?
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MONTEPULCIANO – Parola d’0rdine: “Salviamo le Leopoldine!”. Attori protagonisti: 10  Comuni della Valdichiana senese e aretina e la Regione Toscana. E’ stato firmato oggi un protocollo di intesa per recuperare e valorizzare “un elemento fondamentale del paesaggio e del patrimonio storico-culturale-sociale” di questa parte del sud della Toscana: le case coloniche e le fattorie leopoldine. Cioè realizzate dopo la grande Bonifica di fine ‘700, su precisi canoni architettonici dettati dal Granduca Pietro Leopoldo. Per chi non avesse capito si tratta delle coloniche a pianta per lo più quadrata, con la “colombaia” sul tetto che si possono notare lungo tutto l’asse della Valdichiana bonificata da Arezzo fino ad Acquaviva e Montepulciano stazione, ma qualcuna, più rara esiste anche nel territorio di Chiusi e Città della Pieve e nella Valdichiana romana tra Chiusi ed Orvieto, anch’essa bonificata nello stesso periodo sulla base del Concordato Idraulico tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio.
I comuni firmatari sono Arezzo, Castiglion Fiorentino, Civitella Val di Chiana, Cortona, Foiano, Marciano della Chiana, Monte San Savino, Montepulciano, Sinalunga e Torrita di Siena, i quali, insieme all’assessore regionale Ceccarelli si sono impegnati con il protocollo a contrastare i fenomeni di abbandono e degrado di questi immobili storici ed a considerare le ‘Leopoldine’ come parte di un ‘sistema’ da tutelare e valorizzare, anche tramite la realizzazione di percorsi ciclopedonali.
Verrà inoltre definito uno specifico ‘Progetto di paesaggio’, finanziato dalla Regione Toscana, per coniugare aspetti paesaggistici, storico-culturali, turistici, rurali ed ambientali della Val di Chiana. Con questo strumento, infatti, per gli enti sottoscrittori si aprono opportunità, anche di tipo economico. La regione sta già lavorando all’inserimento nella prossima legge di stabilità di u finanziamento per lo studio di fattibilità del progetto.

Il sistema insediativo della bonifica granducale della Val di Chiana, fatto di ville, fattorie e case coloniche ‘Leopoldine’ – realizzate secondo precisi criteri architettonici definiti dallo stesso granduca Pietro Leopoldo per garantire alle famiglie dei coloni abitazioni adeguate e salubri – rappresenta una caratteristica insediativa della Val di Chiana da tutelare come bene paesaggistico oltre che storico-culturale.
La Regione ha promosso e definito un protocollo che ne favorirà il recupero, anche tramite la destinazione ad usi non agricoli. Sarà però garantita la salvaguardia della configurazione originaria, l’integrità dell’impianto architettonico. Sarà una riqualificazione, che potrà favorire anche la promozione turistica dl territorio”.
Regione e Comuni con la firma di oggi si sono impegnati ad ampliare gli usi ammissibili. Accanto alla funzione agricola (multifunzionalità, agriturismo, residenze agricole per i giovani imprenditori,ecc), infatti, saranno ammesse quella residenziale, le attività e i servizi legati alla promozione del territorio, le attività legate al settore terziario (come servizi ed uffici), oltre a funzioni turistico-ricettive ed edilizia sociale.
Gli eventuali cambi di destinazione verso usi residenziali potranno essere effettuati al massimo per il 60% del totale delle ‘Leopoldine’ disponibile in ciascun Comune. Gli eventuali frazionamenti dovranno prevedere unità immobiliari con superficie minima pari a 100 mq per gli edifici principali (Leopoldina) e 80 mq per gli annessi e gli edifici di minor rilevanza storico architettonica. Dovrà essere mantenuta l’unità percettiva evitando la frammentazione visiva con strutture e delimitazioni estranee alla tipologia storica o tali da creare cesure tra l’area di pertinenza della leopoldina e il territorio agricolo o la vegetazione circostante.
Per salvaguardare la configurazione originaria delle strutture e delle aree di pertinenza e i rapporti di gerarchia tra l’edificio principale e gli annessi, saranno valutati e definiti gli interventi ammissibili, che varieranno in base al grado di valore storico dell’edificio.

Una ricerca fatta all’inizio degli anni Duemila ha evidenziato che molte delle “Leopoldine”, negli anni hanno subito pesanti trasformazioni e che circa la metà di essi risulta abbandonata, in via di crollo o di difficile accessibilità.
Recuperare e valorizzare le ‘Leopoldine’ e le loro strutture di pertinenza significherebbe anche recuperare molti altri manufatti di valore storico-architettonico legati alla regimazione idraulica dell’area della Chiana: ponti, canali, approdi, argini rialzati, bacini artificiali, mulini, pescaie, gore, caselli, chiuse; in particolare i resti del settecentesco Argine di separazione fra i bacini di Tevere e Arno nei pressi di Chiusi Scalo, il Callone di Valiano, la botte allo Strozzo, la Fattoria con la Colmata di Brolio, L’Allacciante dei Rii castiglionesi, la Chiusa dei Monaci, i numerosi ponti di ferro ottocenteschi tipo zorès, i caselli idraulici, i manufatti di immissione. Alcuni di questi siti già “toccati” dal “Sentiero della Bonifica”, una percorso ciclo-pedonale di circa 70 km, che collega Chiusi Scalo ad Arezzo che corre per larga parte, lungo l’argine del Canale Maestro della Chiana o canali minori…

Nella nota diffusa dai comuni e dalla Regione a margine della firma del Protocollo, non si fa cenno al “Torrione” della Fila, uno dei manufatti più imponenti e importanti dell’edilizia leopoldina. Si trova in fondo alla Fila, la lunga strada nei pressi di Valiano che attraversa i poderi leopoldini dell’antica fattoria, attorno a cui hanno vissuto generazioni di mezzadri.Torrione-2

Si tratta di un edificio di origine settecentesca, che veniva utilizzato come punto di osservazione sulle colmate della Bonifica della Valdichiana. Originariamente faceva parte della fattoria di Bettolle, ma in epoca ottocentesca venne utilizzato come base per la costruzione delle fattorie granducali di Abbadia di Montepulciano e Acquaviva, man mano che la bonifica procedeva e più campagne si liberavano dalla palude… Nel corso della sua lunga storia il Torrione è stato utilizzato come granaio, come magazzino, come sede di scuole primarie per tanti figli di contadini, come punto di avvistamento privilegiato sulla bonifica e sulla mezzadria. Nel secondo dopoguerra, divenne anche l’abitazione della guardia campestre e la sede della stalla con i tori della fattoria passata alla famiglia Bastogi… E’ un edificio importante e un simbolo che oggi sta andando in malora, tanto che più di un appello si è levato, negli ultimi tempi, affinché venga in qualche modo  salvato… La mancata citazione forse è solo una svista. Se non lo fosse sarà bene che i firmatari aggiornino il protocollo.

 

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