ASPETTANDO ORIZZONTI (5): LA FOLLIA ESTATICA DI SANTA TERESA D’AVILA E UNO SPETTACOLO CHE E ‘ IL LASCITO PIU’ IMPORTANTE DEL FESTIVAL CHIUSINO

mercoledì 27th, luglio 2016 / 17:20
ASPETTANDO ORIZZONTI (5): LA FOLLIA ESTATICA DI SANTA TERESA D’AVILA E UNO SPETTACOLO CHE E ‘ IL LASCITO PIU’ IMPORTANTE DEL FESTIVAL CHIUSINO
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CHIUSI – La follia è il tema del festival Orizzonti di quest’anno. E la follia della fede totale e tolizzante sembra essere anche uno dei temi ricorrenti tra i vari spettacoli. Come Maddalene, di Walter Malosti si testo di Giovanni Testori, di cui abbiamo parlato ieri, c’è un’altro appuntamento, di quelli considerati “minori”, ma che minori non sono affatto. Anzi a dire il vero si tratta del “sedimento” più importante del festival, il vero giacimento che la kermesse lascia alla città e al territorio e sul quale costruire nuove fortune… Perché gli spettacoli dei grandi nomi (Ricci-Forte, Latini, Malosti, Abbondanza Bertoni ecc..) alla fine possono avere successo o meno, ma nella migliore delle ipotesi lasciano solo un bel ricordo, lo spettacolo di cui andiamo invece a parlare lascia una traccia che resta, perché è fatto da autore, regista e attori del posto. E’ di fatto la vera compagnia stabile di Orizzonti, che mette insieme – diciamo pure anche questo – il meglio del teatro locale. Le esperienze più consolidate e l’avanguardia: Gianni Poliziani, Francesco Storelli, Francesca Fenati, Valentina Bischi, Mascia Massarelli, Claudia Morganti e Vittoria Tramonti, attori consumati e nuove leve diretti da Gabriele Valentini su testo di Laura Fatini, due che lavorano in coppia da anni e si intendono a vista come Walter Matthau e Jack Lemmon…

Diciavamo della follia della fede estrema… E infatti lo spettacolo “Marrana” parla delle estasi di Santa Teresa d’Avila, prendendo spunto dalla sua storia e dalla famosa statua del Bernini. Il tema è il sottilissimo confine tra estasi mistica e follia, appunto. In effetti la santa potrebbe essere tranquillamente inquadrata in una diagnosi di psicosi e anoressia. Lo spettacolo è ambientato in un manicomio molto surreale e intorno alla paziente marrana Teresa girano personaggi che via via sono le sue stesse follie e letture o medici e infermieri che potrebbero anche essere gli inquisitori del tribunale. Marrano è il termine con cui chiamavo suo nonno, ebreo convertito al cristianesimo che tornò a farsi giudeo. In tempi di Inquisizione, una scelta molto pericolosa, anche quando non è una scelta, ma solo una diceria. L’accusa di essere marrano macchia il nonno, e tutte le generazioni che da lui discendono. Quindi anche Teresa. Donna visionaria, anoressica, che scriveva poesie… Una figura vissuta su un confine molto labile tra ragione e follia, tra santità ed eresia… Fu poi fatta santa, ma avrebbe potuto anche finire sul rogo perché sospettata di essere pazza, peccatrice, bugiarda… Dov’è il peccato, dove la ragione o l’eresia?
Lo spettacolo pone queste domande, situando l’azione nel periodo in cui Teresa parlò con i suoi confessori di ciò che vedeva, e sentiva, e questi si interrogavano sulla verità di quanto la donna diceva. Sullo sfondo quella incredibile e forse irraggiungibile opera del Bernini con la santa in estasi mentre l’angelo le trafigge il cuore provocandole dolore e al tempo stesso il massimo dell’appagamento che, disse lei, era l’amore per Dio… O forse qualcos’altro.

Marrana, va in scena Lunedì 1 agosto e martedì 2 agosto alle ore 21.30 in piazza Duomo.

 

m.l.

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