I WIRE INFIAMMANO I GIARDINI DI CHIUSI SCALO. SUCCESSO DEL LARS ROCK FEST. E ORA RIFLETTORI SU PONTICELLI

domenica 10th, luglio 2016 / 15:51
I WIRE INFIAMMANO I GIARDINI DI CHIUSI SCALO. SUCCESSO DEL LARS ROCK FEST. E ORA RIFLETTORI SU PONTICELLI
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CHIUSI – Buona la prima, scrivevamo ieri, dopo la prima serata del Lars Rock Fest… e buona anche la seconda. Il punk fu considerato, nella seconda metà degli anni ’70, musica contro, musica antisistema, musica incendiaria, fatta di pochi accordi e molta, moltissima rabbia. Ecco, i Wire, che del Punk furono all’epoca una bandiera, hanno “incendiato” il prato dei giardini pubblici di Chiusi scalo, con note lancinanti, ossessive, percussioni martellanti, rumore elettrico portato all’eccesso. Ma della rabbia antica dei punk inglesi anti-Tatcher è rimasto poco. Anche loro, i mitici e storici Wire, si sono aggiornati, approdando ad una musica meno punk e più new age, sempre rumorosa, dissonante e graffiante, ma sicuramente meno rabbiosa, meno antagonista.

In ogni caso a Chiusi una cosa del genere non si era mai sentita. E va dato atto ad Alessandro Sambucari e alla compagnia del Lars Rock fest di aver fatto, comunque, un bel colpo.

Chi preferisce e ama il rock classico, meno metal, o anche le sonorità prog tipo Pink Floyd sarà rimasto, anche ieri sera un po’ perplesso. Come dopo l’esibizione dei canadesi Suuns, venerdì…  Certo, rispetto al grado di innovazione dei Pink Floyd al tempo del loro concerto a Pompei, quello dei Suuns appare francamente poca cosa. E anche i Wire di oggi scompaiono, nel confronto…

Però un evento non si giudica solo da questi particolari…. E l’evento Lars Rock Fest, indubbiamente c’è stato. Dopo questa edizione 2016 il festival chiusino non è più molto distante da altri festival simili del comprensorio: Ponticelli, Acquaviva, Chianciano… Nelle edizioni precedenti non vi era ancora riuscito. Stavolta sì. Ora la distanza, se c’è, è minima. Almeno sotto l’aspetto delle presenze e del “movimento”…

Certo, nelle due sere del Lars si è vista ai giardini anche tanta gente che del rock o del punk o della nuova frontiera rappresentata dai Suuns  non gliene poteva fregare di meno. Gente venuta solo a passare due ore al fresco, come ad una qualsiasi festa de l’Unità o di contrada, gente venuta a mangiare un buon piatto di pici o il cous cous e a bere birra… Gente curiosa più dell’ambiente che della musica proposta. Ma è così dappertutto. Non è, questo, un  problema del Lars e di Chiusi soltanto.

Poi, sulla scelta delle band, sul tipo di musica proposta, sulla distanza quasi siderale tra le due band front-line e le altre, si può discutere (e sarebbe anche bene farlo, tenendo naturalmente presente il budget a disposizione ecc…).

Sarà bene chiedersi cosa resta, come sedimento, sul posto, di due serate come quelle appena passate.. Ma in un panorama culturale semidesertico, come è quello di Chiusi da anni, la due giorni del Lars Rock Fest non è da disprezzare. Tutt’altro. E anche l’ampio coinvolgimento nell’organizzazione e nella gestione dell’evento di tante persone, giovani  e meno giovani, di cultura, estrazione e ambiente anche politico diverso, non è dettaglio da poco. E’ un segnale che la città ha ancora la forza e la vitalità, la voglia di fare cose insieme, indipendentemente dalla collocazioni, dalle idee, dalle appartenenze. Qualcuno dirà- ed è assolutamente legittimo che lo dica – che il Lars Rock Fest non è altro che un festival come ce ne sono tanti, niente di diverso, un “giocattolo per pochi”… E, pur se indirizzato verso un certo tipo di musica in particolare (elettronica uber alles), non è  – o non lo è abbastanza – un festival di nicchia specialistico, particolare, originale.  Che quindi non lascia niente sul terreno, se non qualche selfie con gli artisti di maggior richiamo…

Può essere. Però sentire i Suuns o i Wire o Unknown Mortal Orchestra e Soft Moon del 2015 non è cosa tanto scontata. Nè facile. E il successo di pubblico di questa edizione, anche se pubblico eterogeneo e diversamente interessato alla specificità delle band sul palco, è un fatto che dà ragione agli organizzatori.

Certo, sarebbe bello che ora la cittadinanza si mettesse a disquisire e a ragionare sulle scelte musicali del Lars Rock fest… che se ne parlasse in Consiglio Comunale e nelle iniziative politiche. E non solo in relazione al bilancio, m anche alle scelte artistiche… Sarebbe bello che il festival diventasse patrimonio di tutti (e non solo degli organizzatori), per farlo sempre meglio. Tanto per cominciare sarebbe bello trovare una collocazione a quel “murale” realizzato nelle due serate del festival dagli artisti della Biblioteca delle nuvole… murale

In ogni caso, il rock non dà tregua. Finite le fatiche e spenti i riflettori del Lars, c’è subito a ruota Rock For Life a Ponticelli, da giovedì 14  a domenica 17… Nove chilometri di distanza, una inezia. E anche lì  si mangia, si beve e si può ascoltare musica di qualità: dal progressive doc del mitico “Banco del Mutuo Soccorso” (sabato) ai pievesi Green Grocers (venerdì),  alle 6 band locali umbre e toscane che saliranno sul palco domenica 17. A proposito di.. sedimenti: i Green Grocers, i Dudes, la Galleria dei Cervi ecc… sono un sedimento. Da coltivare.

m.l.

 

 

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