VETRINE IN CHIAVE ROCK IN ATTESA DEL FESTIVAL. E CHIUSI SCALO DIVENTA WOODSTOCK

sabato 25th, giugno 2016 / 10:27
VETRINE IN CHIAVE ROCK IN ATTESA DEL FESTIVAL. E CHIUSI SCALO DIVENTA WOODSTOCK
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CHIUSI –  Ha un aspetto insolito Chiusi Scalo. Le vetrine dei negozi in particolare hanno un aspetto insolito. E qualcosa in comune. Una quindicina almeno e di tutti i tipi (abbigliamento, bar, ottica, erboristeria, alimentari…) sono allestite in chiave… rock: chitarre, bassi, batterie, pure una fisarmonica – c’è chi la usava anche ne rock… i Jetro Tull per esempio – e poi amplificatori, giradischi, foto dei Beatles, dei Rolling Stones o David Bowie, o di Jim Morrison, motociclette e giubbotti di pelle, piuttosto “vissuti”, abitini stile figli dei fiori, riviste, libri, e copertine di vecchi LP in vinile.  Qualcuno farebbe felice qualche collezionista. Roba di 30, 40, 50 anni fa, mai però passata di moda. Come i jeans. O l’Harley Davidson. Così come la Gibson o la Fender Stratocaster… quella che suonava Jimi Hendrix e se dici a un ragazzino di disegnare una chitarra stai tranquillo che disegnerà una chitarra fatta come la Fender Stratocaster…

Sono le vetrine dei negozi che hanno aderito – a giudicare dalla ricerca degli oggetti, con un certo entusiasmo- al concorso indetto dagli organizzatori del Lars Rock Fest in programma, appunto a Chiusi Scalo l’8 e 9 luglio. Vedremo chi vincerà (anche se il premio è simbolico).ringo paola

Negozi che cercano di entrare nel clima dell’evento, di preparare la strada… di far cadere l’occhio dei clienti, ma anche dei passanti, sull’appuntamento che vedrà sul palco una band storica del punk rock come i Wire e i più giovani ed emergenti Suuns. Inglesi i primi, canadesi i secondi. Più altri gruppi, per una due giorni a tutto rock.

Naturalmente con contorno di mercatini, mostre fotografiche, fumetti, stand gastronomici per i gusti più diversi (cucina tipica locale, etnica, vegetariana…) e birra e vino a volontà.

Non solo le vetrine, però: dai negozi di Chiusi Scalo escono anche note rock in continuo… E qua e là, insieme a brani dei Creedence, degli Who o di Joe Cocker o degli stessi Wire, si cominciano a sentire anche brani recentissimi di alcune band locali come i Greengrocers o The Dudes, reperibili su You tube… Buon segno. Anche per le band, che non saranno al Lars Rock Fest, ma stanno piani piano trovando una loro dimensione. E sentire una loro canzone che esce da un negozio alla fine è come sentirla alla radio.

Sono già cominciati, intanto, ai giardini pubblici i lavori di allestimento del “villaggio” del festival. Mancano praticamente 2 settimane. Quest’anno sarà possibile, anche campeggiare (al lago) per chi verrà da lontano con il sacco a pelo e la tenda, magari in moto, come si faceva un tempo… Un festival rock, anche negli anni 2000, resta un festival rock. E, come abbiamo già scritto qualche tempo fa, quel prato dei giardini può tornare ad essere “un grande prato verde dove nascono speranze”, come negli anni ’70, quando vide salire sul palco Tony Esposito o gli Stormy Six,  o, più tardi la Pfm, gruppo icona del “progressive” italiano, davanti a migliaia di persone, un po’ frastornate e scettiche, perché a Chiusi non si era mai visto niente di simile. C’era stato il Cantagiro, con i New Trolls, Rosalino, Morandi e Aretha Franklin, nel ’71, ma quello era un evento di “importazione”, calato dall’alto, non organizzato da gente del posto…

Intorno al Lars Rock Fest, quest’anno c’è’ un clima nuovo e non solo perché ha cambiato location. Fino al 10 agosto il “centro commerciale naturale” di Chiusi Scalo sembrerà una strada di Manchester (di Londra, Liverpool o San Francisco, magari no…). Insomma un po’ meno periferia urbana sonnacchiosa e un po’ più luogo del mondo, dove la musica è lingua universale. E con l’Inghilterra che esce dall’Europa e rimette le frontiere è anche questa, in qualche modo, una risposta…

m.l.

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