CHIUSI, IN ATTESA DI “ORIZZONTI” (1): L’URLO VIETATO AI MINORI DELLA COMPAGNIA RICCI-FORTE. IL TEATRO DEL CORAGGIO

venerdì 17th, giugno 2016 / 19:12
CHIUSI, IN ATTESA DI “ORIZZONTI” (1): L’URLO VIETATO AI MINORI DELLA COMPAGNIA RICCI-FORTE. IL TEATRO DEL CORAGGIO
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CHIUSI – Il festival Orizzonti, rassegna estiva ormai di un certo richiamo si avvicina. Si terrà dal 29 luglio al 7 agosto. Come Primapagina vogliamo cominciare a parlarne. Perché è bene che se ne parli. E proviamo  a farlo, parlando di un appuntamento alla volta. Cominciamo da quello che potrebbe essere il più “complicato”. Il più difficile da digerire. Quello che potrebbe creare più perplessità in una città che finora ha vissuto il suo festival estivo con un certo distacco.

Il tema e filo conduttore quest’anno sarà la follia. E forse non è per caso che Andrea Cigni, direttore artistico del Festival Orizzonti, ha voluto mettere in cartellone un spettacolo difficile. Un gesto di follia, appunto. O piuttosto di provocazione. E’ un tipo eclettico Andrea Cigni e forse ha capito che per svegliare il pubblico locale, per scuoterlo dal torpore che lo attanaglia serviva uno shock. Un pugno nello stomaco. Un urlo. La critica, quella colta e specializzata ha sempre seguito il suo festival, il pubblico di casa meno. Ne è rimasto abbastanza indifferente e se ne è tenuto alla larga, salvo qualche spettacolo di grande richiamo, come il concerto di Paolo Fresu o l’opera lirica in piazza. Quest’anno, alla sua terza fatica, forse l’ultima, Cigni, propone “Macadamia Nut Brittle“, della compagnia Ricci-Forte. Una di quelle di primissimo livello nel panorama teatrale italiano. Soprattutto di avanguardia (come si diceva un tempo). E lo spettacolo è di quelli che rimangono impressi, che lasciano il segno, come i pugni nello stomaco, appunto. Un grido, un urlo sulla natura umana, sulla società contemporanea basata sui consumi. Uno spettacolo “fisico” dove il sesso, esplicito e esplicitato fin dall’inizio è una sorta di componente essenziale, biologica, dalla quale non si può prescindere, della quale non si può fare a meno. In alcuni teatri, anche in grandi città, Macadamia Nut Brittle è stato vietato ai minori…

E’ certamente uno spettacolo coraggioso.  Che investe anche il teatro stesso e il confronto tra teatro e tv. Il modo in cui si creano miti e divi… Ma soprattutto uno spettacolo sull’uomo. Uno spettacolo carnale, dove i corpi che si muovono, il respiro, il ritmo dei movimenti, dei gesti, il sudore, diventano essi stessi narrazione e musica. Dove l’ironia tragica e triste si fonde con versi di disperata poesia, dove l’amore e il sesso sono visti e narrati senza tabù, senza indulgenze, con la stessa durezza e cupezza con cui questo Paese guarda per esempio all’omosessualità. Altro tema ben evidente…

Non è la prima volta che il festival Orizzonti propone lavori “complicati”, anche su temi ostici come quello dell’omosessualità , lo ha già fatto, Andrea Cigni, nel 2014 e nel 2015, con Eva Robbins e altri artisti…

Certo non è usuale né banale, poter vedere a Chiusi, paesotto di provincia, una performance della compagnia Ricci-Forte. Ma la domanda è sempre la stessa: riusciranno Chiusi, il pubblico chiusino e dei dintorni, i benpensanti locali abituati più che altro ai concerti in Duomo o al teatro classico e d’evasione, a “digerire” un piatto fuori tradizione come Macadamia Nut Brittle? E la Chiesa, che a Chiusi ha sempre avuto un certo peso, soprattutto nelle vicinanze del teatro e di Piazza Duomo, chissà se avrà qualcosa da ridire…

Che la qualità del lavoro sia alta non vi è alcun dubbio. Che non si tratti di un’opera di facile lettura è altrettanto indubbio.

Quest’anno non sarà ripetuto l’errore della scorsa edizione di proporre spettacoli alle 20,00, cioè all’ora di cena quando fuori è ancora giorno. E per i chiusini il biglietto sarà ulteriormente ridotto (questo dovrebbe facilitare le presenze). Magari la critica apprezzerà o stroncherà la performance della compagnia Ricci-Forte, ma a noi, che facciamo informazione locale interessa di più vedere l’effetto che farà sul posto, tra la gente del posto. Perché, poi, alla fine, è quello l’indicatore principale per capire se un festival cresce oppure no, se è vissuto dalla città come cosa propria oppure no…

M.L.

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