CHIUSI, SCAVO DI POGGIO RENZO: “NON SONO I REPERTI CHE CONTANO, MA LA SCOMMESSA CULTURALE”. PARLA LA DIRETTRICE DEL MUSEO

martedì 03rd, maggio 2016 / 18:09
CHIUSI, SCAVO DI POGGIO RENZO: “NON SONO I REPERTI CHE CONTANO, MA LA SCOMMESSA CULTURALE”. PARLA LA DIRETTRICE DEL MUSEO
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CHIUSI –  Continuano gli scavi archeologici nella necropoli di Poggio Renzo che recentemente ha restituito una tomba “inedita”. E continuano anche i ritrovamenti. Si parla di oggetti rilevanti(urne, bronzi ecc.)  e di un bel vaso dipinto. Se tali reperti fossero stati trovati a Città della Pieve o a Sarteano si potrebbe anche parlare di rinvenimenti straordinari. A Chiusi no. A Chiusi si tratta solo di un bel vaso in più. Di qualche oggetto in più. Anche se, magari, di pregevole fattura e notevole valore.

Avevamo ragione dunque tre mesi fa a dire che l’enfasi con cui fu presentato il rinvenimento della nuova tomba fu quantomeno un po’ esagerato. Perché il rinvenimento in sé poco aggiunge al vasto patrimonio chiusino. Però la direttrice del Museo Nazionale Mariangela Turchetti, che sta dirigendo le operazioni, è ugualmente raggiante. Come se fosse stato rinvenuto qualcosa di veramente eccezionale…

Non è questo il punto – dice la direttrice Turchetti– perché il vaso è bello, ma non è il vaso Francois… E se anche fosse un altro vaso Francois non sarebbe lo stesso quello l’aspetto principale. Non siamo Indiana Jones, non stiamo cercando tesori inediti…

Dopo una partenza così, la domanda è d’obbligo. E quale sarebbe il punto, allora? La dottoressa Turchetti non si fa pregare e spiega: “il punto è il grande lavoro di squadra che stiamo facendo, è il fatto che con questo scavo si sta operando una rilettura di quel sito, con nuove tecniche e nuovi sistemi di indagine, stiamo cercando di capire, anche dai piccoli frammenti, da minimi dettagli, cose non ancora conosciute della vita, dei riti, degli etruschi. Più precisamente cerchiamo di capire come si muovevano, come utilizzavano o riutilizzavano certi oggetti, magari risalenti a un secolo o qualche decennio prima… Stiamo facendo una indagine a 360 gradi, mai fatta in precedenza. Questo grazie anche alle nuove tecnologie di cui oggi possiamo disporre e che in passato, quando fu scavata la necropoli non c’erano…scavo

E’ un fiume in piena la direttrice del Museo, si sente che è una appassionata e non solo una funzionaria ministeriale, e che questo scavo a sta appassionando particolarmente: “Pensi che ogni reperto viene osservato, studiato… sottoposto ad analisi chimiche,  radiografie, passaggi allo scanner 3D… Al vaso suddetto abbiamo fatto fare una TAC all’ospedale di Nottola, come fosse un malato, per vedere come è fatto dentro e sotto ciò che si vede ad occhio nudo…  E per tutto questo devo sottolineare (e ringraziare) tutti coloro che si stanno adoperando, con uno sforzo sinergico e unitario che, mi dicono, da tempo non si verificava: parlo dei volontari del gruppo archeologico, dei proprietari del terreni, del Comune, delle ditte, dei professionisti che hanno messo a disposizione mezzi e competenze, degli ingegneri, dei radiologi, dei tecnici di laboratorio…

Insomma, dalle parole della direttrice Turchetti si capisce che al di là della rilevanza dei reperti rinvenuti, del loro valore, il vero obiettivo dello scavo a Poggio Renzo è arrivare ad avere e quindi a fornire nuove notizie, nuove informazioni sugli Etruschi di Chiusi, e quindi sugli Etruschi dell’interno che avevano probabilmente usi, costumi e riti diversi dagli Etruschi della costa…  Una bella sfida, che sarà di lunga lena e che poco ha a che fare con la propaganda spicciola, con l’enfasi riservata ai ritrovamenti sensazionali (anche quando sensazionali non sono: e a Chiusi quando si parla di Etruschi di sensazionale c’è molto di già noto e poco da scoprire… ).

Certo, se poi dallo scavo in atto venisse fuori qualche tomba ancora intatta o depredata solo in parte in epoche remote come spesso è avvenuto, nessuno ci sputerebbe sopra. Anzi, la “novità” andrebbe ad arricchire la già cospicua collezione locale.

E un altro obiettivo collegato allo scavo di Poggio Renzo è anche quello di ricreare attenzione e passione nella cittadinanza di Chiusi e dei dintorni. Qualche segnale in questo senso c’è già stato: il 1° maggio scorso è stata riaperta al pubblico la Tomba del Granduca (a valle di Poggio Renzo) e quindi non lontana da quelle della Scimmia, del Leone, della Pellegrina e dell’Iscrizione, tutte collegate da una storica “passeggiata archeologica”. Circa 400 persone hanno visitato il sito nonostante il tempo non proprio primaverile. Buon segno.

Anche questa tomba, come la Tomba del Colle, riaperta nel 2015, è rimasta chiusa per qualche decennio e pochi tra i residenti hanno avuto modo di vederla fino ad ora. Ecco, se e quando i chiusini diventeranno i primi turisti della città, i primi visitatori curiosi dei propri tesori, allora sì, sarà un enorme passo avanti in termini culturali, ma non solo.

m.l.

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