CHIUSI, 5 LISTE IN CORSA. PRIMI SCIVOLONI: IL PD DIMENTICA LA SINISTRA, I 5 STELLE APPREZZANO GLI ECOMOSTRI…

lunedì 09th, maggio 2016 / 18:36
CHIUSI, 5 LISTE IN CORSA. PRIMI SCIVOLONI: IL PD DIMENTICA LA SINISTRA, I 5 STELLE APPREZZANO GLI ECOMOSTRI…
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CHIUSI – La campagna elettorale per le comunali è ufficialmente cominciata. Le liste in lizza sono 5. Tante. C’è quella del Pd (insieme ai socialisti) con Juri Bettolini, poi ci sono i 5 Stelle con la bionda Bruna Cippitelli;  i descamisados di “Possiamo- Sinistra per Chiusi“, versione locale dei podemos spagnoli con Luca Scaramelli nelle vesti di Pablo Iglesias e infine anche la riedizione della lista civica della consigliera uscente  Rita Fiorini Vagnetti e quella della triade di centro destra (Lega-F.I. e Fratelli d’Italia) con Mirco Salaris. Tutte hanno hanno ottenuto le firme necessarie per la presentazione.

Le uniche di cui poco si sapeva prima della presentazione ufficiale erano quelle di Rita Fiorini e del centro destra. La prima schiera Domenico Bozzi, Gianluca De Santis, Alessandro Duchi, Francesca Fattori, Ruggero Grimaldeschi, Carletto Ricci, Felicia Saulino, Cristina Tommasi e Elena Vrinoc… Non 12, ma 9 candidati. Due soli nomi noti: Ruggero Grimaldeschi, bancario in pensione e scrittore e Carletto Ricci, medico in pensione e già candidato nel 2011. Per il resto incognite assolute.

Idem per la lista di Salaris che, dietro alla capolista Ermelinda “Linda” Pallecchi, di Chianciano,  schiera 4 under 20 (Mauro Alfatti, Carmen Beatriz Bonacci, Giulia Lolli ed Erika Romagnoli), poi Giuseppina D’Indio, Manila Rigutini, Stefano Calogero, Enrico Fabbrizzi, Maurizio Montagnani, William Vittori e Irene Zacchei… Compagine molto giovane come media età, ma fatta da figure totalmente sconosciute sul piano politico a Chiusi. Sembra una formazione totalmente catapultata dall’alto. Anzi non si sa bene da dove…  Obiettivo: riportare il centro destra in consiglio dopo la debacle del 2011. Non sarà facile. La destra storica chiusina era tutta alla convention di Bettollini e del Pd venerdì scorso al Mascagni. E applaudiva.

Per il resto,  i 5 Stelle sono stati sfortunati. La pioggia ha impedito la prima uscita ufficiale a Chiusi Scalo, sabato. Hanno tenuto comunque una conferenza stampa nella quale hanno illustrato il programma. Pigiano molto sul tasto della moralità, della legalità, dell’onestà. E sulla trasparenza. Esaltano il fatto che i loro  candidati hanno tutti “il certificato del casellario giudiziale intonso” (ma nelle altre liste c’è qualche candidato che ha la fedina penale non immacolata?) e fanno sapere che gli eletti del Movimento si ridurranno lo stipendio di sindaco e di assessori del 10% se saranno chiamati a governare e rinunceranno all’indennità-gettone di presenza. I soldi risparmiati verranno messi in un fondo e utilizzati per pubblica utilità (scuole, disagio sociale…). Bene a sapersi. Ma l’indennità-gettone di presenza dei consiglieri è di 17 euro lordi a seduta, 15 netti. Parliamo di 150 euro l’anno a consigliere. Quanti ne avranno i 5 Stelle? Due? ecco, allora parliamo di 300 euro l’anno. In 5 anni sono 1.500 euro… Questa non è neanche demagogia. E’ pochezza… Una boutade, come quella sull’acquisto della Fortezza mediante sottoscrizione popolare, di cui non parlano più nemmeno loro.

Su altre questioni dicono cose condivisibili, temi più volte trattati e portati avanti da questo giornale e da altre forze politiche (come la Primavera). Di nuovo c’è poco o niente. Da registrare, finalmente anche una presa di posizione del movimento sull’intervento edilizio davanti alle Torri, definito da questo giornale un ecomostro. Nella trasmissione tv di NTI sulle elezioni chiusine la candidata dei 5 Stelle Bruna Cippitelli, a precisa sollecitazione sull’argomento ha risposto che l’intervento in questione va giudicato alla fine, a lavoro ultimato, e che la ditta che lo ha realizzato è una eccellenza e quindi saprà certamente come mitigarne l’impatto. Insomma per i 5 Stelle chiusini, quelle 3 palazzine e soprattutto quel capannone non sono un ecomostro né un pugno nell’occhio all’immagine di un territorio e del monumento. Più volte avevamo sollecitato i 5 Stelle a prendere posizione in proposito. Adesso la posizione è chiara. Loro stanno dalla parte dell’azienda che ha costruito l’ecomostro. Magari sperando che verrà mitigato, e non dalla parte delle Torri e del territorio. capannone torri 2

Ora, dicesi ecomostro non un edificio brutto come tipologia edilizia, ma “un edificio o un complesso di edifici considerati gravemente incompatibili con l’ambiente naturale circostante, prevalentemente riguardo all’impatto visivo“. Questo dicono anche i vocabolari della lingua italiana aggiornati con i neologismi… Ci sembra, che nel caso in questione, il termine ecomostro sia tutt’altro che campato in aria. E anche se quel capannone sarà mitigato, sempre un capannone rimane… Se anche fosse stato realizzato a immagine e somiglianza dell’Arena di Verona o del Beaubourg sarebbe stato ugualmente un ecomostro. Quindi non un edificio brutto a vedersi, ma un edificio o complesso di edifici realizzati  nel posto sbagliato… Stop. Prendiamo atto che per i 5 Stelle non è sbagliato. E in questo sono in totale sintonia con Bettollini che, nella medesima trasmissione tv, ha annunciato “il superamento di una sere di vincoli e pastoie burocratiche e quindi la possibilità, per l”azienda Margheriti di allargarsi anche sul versante chiusino…”. Come a dire che presto le tre palazzine e il capannone potrebbero trovare ulteriore compagnia. Con buona pace delle Torri medievali, costrette ad assistere, immobili e in silenzio, all’ennesima calata dei barbari…

E veniamo a Bettollini che ha avuto venerdì scorso il suo bagno di folla, il battesimo del suo popolo. Nonostante il clima e la scenografia da convention american style, molto “leopoldiana”, il candidato del Pd non ha esagerato. E’ stato molto poco scaramelliano, si è tenuto sulle sue, non ha attaccato gli avversari, si è mostrato conciliante, aperto, disponibile al confronto e anche preoccupato del possibile non voto… ma ha arringato la platea dicendo ciò che la platea voleva sentirsi dire. Non ha fatto cenno alle divisioni del Pd, alla questione morale che sta scuotendo il partito da nord a sud, sulle alleanze morlai con Verdini e Alfano, ha glissato sperticandosi nei ringraziamenti, sulla bocciatura della segretaria Pamela Fatighenti e sulla non candidatura di Sonnini… Ha preso a prestito alcuni punti programmatici dai tormentoni di questo giornale o delle opposizioni (l’abbandono del progetto “stazione in linea” se i lavori di ammodernamento della stazione attuale consentiranno la fermata di alcuni treni Av; gli stati generali della cultura e dell’arte, un ragionamento aperto su Fornace ed ex  Centro carni)…  Ma un limite lo ha avuto. Evidente. Ha lasciato campo libero a sinistra. Ha usato infatti un linguaggio che con la storia e la tradizione della sinistra c’entra poco: padri di famiglia, bellezza, gentilezza, efficienza…BETTOLS

Ogni candidato ha portato una propria parola chiave per indicare la ragione per la quale ha deciso di sposare il progetto Bettollini: generazioni, condivisione, serietà, esperienza, dinamicità, entusiasmo, affidabilità, disponibilità, impegno, coerenza, concretezza, sicurezza… Tutte parole che abbiamo sentito pronunciare per anni da Berlusconi e dai suoi pasdaran. Da gente come Brunetta o Alfano, Formigoni o Maroni… Certo anche dalla Serracchiani o da Maria Etruria Boschi,  magari da Padoan, da Mario Draghi o Mario Monti. Forse da Veltroni, alcune…

Nessuno che abbia scelto la parola “sinistra” o “lavoro” o “accoglienza” o solidarietà”, o “equità”, o “antagonismo” o “uguaglianza”… o “Costituzione”, “resistenza”… Lasciamo perdere “Rivoluzione”, che non  fa più tendenza. Ma ormai, anche a Chiusi il Pd è diventato il partito del fare, “né di destra né di sinistra”, il partito degli imprenditori, delle banche, dei circoletti esclusivi, più che degli operai, degli studenti e dei pensionati…

La sinistra è altrove. I 5 Stelle non la cercano e non la invocano. Ne fanno volentieri a meno.

Vediamo se Luca Scaramelli e i suoi descamisados riusciranno a intercettarla, a riportarla in superficie, se riusciranno a ridarle la parola e la speranza…  L’iniziativa della lista “Possiamo” è partita un po’ tardi e deve ancora spiegare molte cose e uscire da qualche iniziale contraddizione o difetto di fabbrica. Lo farà, probabilmente. Come tutti gli altri. Ci sarà tempo per confrontare le varie posizioni. La corsa, ufficialmente, è appena cominciata. C’è un mese di tempo. O quasi. Può essere poco, o un’eternità. Dipende dalle cose che si hanno da dire e da come verranno dette…

m.l.

 

 

 

 

 

 

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