11 MAGGIO 1860, I MILLE SBARCANO A MARSALA: QUEI CHIUSINI TRA LE CAMICIE ROSSE GARIBALDINE

mercoledì 11th, maggio 2016 / 18:28
11 MAGGIO 1860, I MILLE SBARCANO A MARSALA: QUEI CHIUSINI TRA LE CAMICIE ROSSE GARIBALDINE
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Oggi è l’11 maggio. Esattamente 156 anni fa, l’11 maggio 1860, con lo sbarco a Marsala, i Mille di Garibaldi cominciavano l’occupazione della Sicilia che si concluse dopo una serie di battaglie contro l’esercito Borbonico con l’annessione del Regno delle due Sicilie allo Stato Italiano. Una serie di battaglie e molte stragi ed episodi tragici e oscuri (come quelli di Bronte, Casalduni, Pontelandolfo…) che hanno anche ridimensionato l’impresa dei Mille (sostenuta, foraggiata dagli inglesi che corruppero molti ufficiali borbonici e coprirono con la loro flotta l’avanzata delle camicie rosse e dei piemontesi) e la stessa figura dell’eroe dei due mondi, descritto da alcuni storici, soprattutto meridionali, come un avventuriero sanguinario e al soldo della monarchia sabauda. Naturalmente sia all’agiografia che circonda la figura di Garibaldi, sia alla “demolizione” storica che ne fanno alcuni studiosi e commentatori va fatta la tara. Resta il fatto che il regno delle Due Sicilie non era affatto uno stato arretrato e feudale, ma uno dei più industrializzati d’Europa, certo più del Regno di Sardegna di Savoia. E l’operazione “liberazione del sud” fu in qualche misura una guerra di occupazione militare, con i Piemontesi e in qualche caso i garibaldini che fecero ciò che i nazisti fecero a Marzabotto, a San’Anna di Stazzema o a Civitella in Valdichiana, uccidendo e deportando la popolazione civile in nome della lotta al brigantaggio. Detto questo, però i Mille furono anche il seguito romantico e in qualche modo rivoluzionario di quel’esperienza democratica straordinaria e avanzatissima che fu la Repubblica Romana del 1849. Furono l’espressione diretta delle idee repubblicane e rivoluzionarie di Pisacane e di Mazzini che teorizzavano addirittura il terrorismo contro gli stati autocratici e liberticidi dell’epoca.

Ecco tra quelle camicie rosse che 156 anni fa sbarcarono a Marsala c’erano anche diversi chiusini. Forse 4, forse più. In tutto i chiusini che nell’arco di circa 20 anni parteciparono all’avventura garibaldina per “fare l’Italia”, furono una trentina. Un numero alto, considerando le dimensioni della città e le condizioni in cui all’epoca ci si spostava e le scarse informazioni che circolavano.

Di alcuni c’è la lapide al cimitero. Quattro sono senza’altro chiusini doc come è facile intuire dai cognomi, certamente ancora oggi tra i più diffusi in città: Felice Toppi, Leopoldo Guazzini, Giuseppe Fei e Leopoldo Fanciulli.
Degli ultimi due, sulla lapide nel cimitero di Chiusi, c’è anche la fotografia. Degli altri (Guazzini e Toppi) no.

Sono morti tutti a Chiusi e in età piuttosto avanzata per l’epoca. Segno che dalle spedizioni Garibaldine tornarono sani e salvi.
Felice Toppi era nato nel 1838 ed è morto nel 1922 a 84 anni; Leopoldo Guazzini era nato nel 1842 ed è morto nel 1919 a 77 anni; Giuseppe Fei era nato nel 1844 ed è morto nel 1916.
Nella foto della lapide è ritratto già in età matura con 3 medaglie sul petto: “Visse e morì nella fede democratica
per la giustizia e il diritto, volontario nelle schiere di Garibaldi per l’unità della patria”.
Così recita l’epitaffio che ne delinea la figura di cittadino impegnato e certamente schierato dalla parte dei più deboli… Sappiamo che fu tra i fondatori locali del Partito Socialista nel 1982.

Ma sappiano che furono garibaldini anche altri giovani chiusini. I nomi li fornisce un elenco in possesso dell’archivio di Carlo Sacco (pubblicato da primapagina nel 2011) ch ne specifica in alcuni casi il mestiere e anche il soprannome o qualche parentela. Si tratta di Agostino Goracci (Guardia Municipale), Giulio Del Buono, Veriano di Cocco, Romeo Boldi (padre di Gino e del prete Romeo), Gaetano Pianigiani, Giovacchino Fanciulli, Annibale(Barbiere), il ”poro” Gostinicchio (fabbro).

Esiste poi una lista di garibaldini di Chiusi partecipanti alla Campagna del 1865 (Terza Guerra d’Indipendenza contro l’Austria), alcuni figurano anche nell’elenco sopra citato. I loro nomi, con appunti a lato, sono i seguenti: Masieri (telegrafista), Francesco di Cocco (barbiere), Gaetano Frullani (veterinario-carbonaro), Meacci (fattore di Dolciano), Avvocato Ascanio Dei (carbonaro), Daniele Seccaticci (detto ”Bachetto”- maniscalco), Domenico Galeotti (Carbonaro, nonno di Piero Galeotti il Podestà di Chiusi), Olinto Pasquini (Campagna del 1866 nel 1° bersaglieri classe 1847 e presa di Roma- 1870), Leopoldo Mariotti (detto ”Manlio”, nonno di Angelo Quadri il farmacista), Pasquale Romanini (padre di Luigi, primo sindaco di Chiusi dopo la Liberazione), Torretti (detto ”Bacchino”), Ciuffetti (maestro elementare), Luigi Tanganelli (calzolaio), Pietro Lucioli (nonno di Salomone Lucioli detto ”Castrino”), Mariotti (detto ”Ventundita” fratello di Leopoldo).

L’Annibale, barbiere, è probabilmente un certo Annibale Zeppoloni nato nel 1837 da Giobatta Zeppoloni e Annunziata Morandi, che ha combattuto come “cacciatore” nella 17a divisione Medici, Reggimento Cadolini e fu congedato il 9 dicembre 1860. Lui è quasi certo che abbia partecipato alla spedizione dei Mille.

Come vediamo c’è di tutto: buona borghesia urbana,  ma anche artigiani, operai, impiegati…  di alcuni è indicata l’appartenenza alla Carboneria. Che più tardi diventerà la “Società Operaia” di stampo massonico liberale,  incubatrice del nascente Partito Socialista.

Una testimonianza che non ha trovato riscontri, già citata in un articolo del 2011, racconta di un altro chiusino di nome Rizieri che si arruolò con i garibaldini e, per evitare la fucilazione dopo un omicidio, si imbarcò clandestinamente per l’America e lì partecipò alla costruzione della ferrovia nel west e poi, con l’esercito unionista, alla “caccia” contro le bande di desperados sudisti che assaltavano treni, banche e compagnie minerarie dopo la guerra di secessione. Pare che il garibaldino chiusino fuggito in America partecipò pure alla uccisione nel 1882, di Jesse James, che lui stesso raccontò essere una “messa in scena”: Jesse il bandito sarebbe morto infatti nel suo letto alla veneranda età di 104 anni nel 1951,  con il nome di Frank Dalton, un pensionato che aveva 32 fori di proiettile addosso e cicatrici di corda intorno al collo.

Al di là di questo episodio romanzesco, forse vero o forse no, non sappiamo quale fu la molla che li spinse ad arruolarsi nei volontari del Generale, né quando di preciso lo fecero. Se prima o dopo l’Impresa dei Mille. Né sappiamo se hanno combattuto insieme, se hanno combattuto solo in Italia o anche all’estero… Ci piace però immaginarli davvero come eroi giovani e belli, assetati di giustizia, di uguaglianza, animati da un’idea di “rivoluzione” per ribaltare regimi autoritari e stranieri… Più o meno la stessa cosa che fecero altri ragazzi chiusini e italiani nel 1943- 44 prendendo la via delle armi e della montagna per combattere il nazifascismo…
Non deve essere stato facile per quei giovanotti lasciare la famiglia, magari la fidanzata, un lavoro, se ce l’avevano, per andare a combattere con una camicia rossa addosso… All’epoca chi cercava di sfuggire alla giustizia o a qualche persecuzione andava in America o in Francia. Chi seguì Garibaldi lo fece per lo più per ideale… Ideali propri di giovani irrequieti che mal sopportavano l’assolutismo (anche quando era illuminato, come in Toscana), il clericalismo,
la disuguaglianza eletta a sistema… e trenta ragazzi che in quel tempo prendono un fucile e partono, sono anche il segno di una certa tradizione civile del luogo. Che spesso ci dimentichiamo o sottovalutiamo.

Ci piacerebbe che ai garibaldini chiusini fosse dedicato un piccolo sacrario nel cimitero locale, dove possano riposare in pace, tutti insieme e dove sia più facile celebrarne la memoria. Magari insieme a quegli altri ragazzi che dal 1943 al ’45 presero anche loro un fucile e andarono in montagna per combattere un’altra guerra di liberazione.

Ed è una piccola proposta (già avanzata tempo addietro anche da altri, vedi Stefano Bistarini) che giriamo ai candidati alle imminenti elezioni comunali. Quanto può costare un piccolo sacrario?
(m.l.)

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