ALLARME ITALIA: SI MUORE DI PIU’ E CI SI CURA DI MENO. E’ UNA STRATEGIA?

giovedì 28th, aprile 2016 / 16:10
ALLARME ITALIA: SI MUORE DI PIU’ E CI SI CURA DI MENO. E’ UNA STRATEGIA?
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Ci sono notizie che passano quasi inosservate, notizie che la gente fa finta di non vedere, perché certe cose meglio non sentirsele dire… Una di queste notizie, apparsa sui giornali di questi giorni,  è che in Italia si muore di più. Perché ci si cura di meno. I motivi? Scarsa prevenzione, calo delle vaccinazioni, pochi screening oncologici e soprattutto diminuzione della spesa sanitaria. Nel 2015 si sono registrati 54 mila decessi i più rispetto all’anno precedente. Un’ecatombe che non ha precedenti, in queste proporzioni dall’Unità d’Italia ad oggi. Non solo, il 2015 registra anche un calo dell’aspettativa di vita degli italiani ed è la prima volta che accade. Finora era sempre aumentata. Oggi la speranza di vita è di 80,1 anni per gli uomini e 84,7 anni per le donne. Tre mesi in meno rispetto al 2014. Non è normale. Soprattutto se si guardano i dati disaggregati: in Sicilia e in Campania per esempio, i cittadini hanno una aspettativa di vita di 4 anni inferiore a chi vive in Trentino o in Umbria… Negli ultimi 15 anni sono stati azzerati tutti i vantaggi acquisiti nei precedenti 40…  L’Italia insomma  arretra. E non solo perché la popolazione invecchia, ma anche perché dal 2010 la spesa sanitaria diminuisce.

Un recente rapporto dell’Ocse dice che il 7,1% degli italiani (più di 4,2 milioni di persone) rinuncia a farsi curare perché il costo della prestazione è troppo alto, le liste d’attesa troppo lunghe oppure l’ospedale troppo lontano. Il dato raddoppia nel caso in cui gli intervistati appartengano al 20% della popolazione più povera. Inoltre, segnala l’Ocse, ticket cari e liste d’attesa, spingono molti italiani a farsi curare nel privato. Anche laddove il sistema sanitario pubblico è di qualità elevata come in Toscana o in Lombardia.

La spesa sanitaria pubblica è passata dai 112,5 miliardi di euro del 2010 ai 110,5 del 2014, una contrazione che è servita a contenere i deficit regionali ma ha coinciso con il blocco o la riduzione del personale sanitario (e dei consumi). Il dato di 1.817 euro di spesa sanitaria pro capite dice che l’Italia è tra i paesi che spendono meno. Nell’ultimo anno, per esempio, il Canada ha speso il doppio, la Germania il 68% in più.  Nel 2014 la dotazione di posti letto negli ospedali era di 3,04 per 1.000 abitanti per la componente “acuti” e di 0,58 per 1.000 per lungodegenze e riabilitazioni: sono valori già inferiori agli standard normativi. Anche la spesa per il personale, in rapporto alla popolazione, è diminuita del 4,4% nel triennio 2010-2013… I tagli di personale operati nel corso degli ultimi anni possono produrre effetti negativi sull’erogazione e sulla qualità dell’assistenza, e in maniera differenziata nelle diverse aree del paese. In Italia si sta facendo sempre meno prevenzione e anche questo è un fattore di rischio e causa di aumento della mortalità.

l’Italia destina solo il 4,1% della spesa sanitaria totale all’attività di prevenzione, una quota che ci colloca tra gli ultimi trenta dell’area Ocse. Risultato: è in aumento l’incidenza di alcune patologie tumorali prevenibili. Poi c’è il calo drastico delle vaccinazioni,  in particolare quello antinfluenzale per gli over 65: dal 2003 al 2015 la copertura è passata dal 63,4 al 49%, un calo preoccupante che allontana l’Italia dal livello minimo del piano nazionale fissato al 75%.

C’entra poco probabilmente con l’accatastarsi di morti e nuovi malati, lo “stile di vita” evocato dalla ministra Lorenzin perché altri  indicatori dicono che calano i fumatori, aumentano le persone che fanno attività fisica, diminuisce il consumo di carne, c’è maggiore attenzione al biologico… Il trend dovrebbe andare in altra direzione. Quindi il problema sembra essere essenzialmente di tipo sanitario. Cioè legato alla prevenzione e alla cura.

Senza fare facile demagogia sembra che tutto questo risponda ad una logica precisa: quella di “sfoltire la rosa” come si fa nelle squadre di calcio. Prima si muore e meno pensioni si pagano, prima si muore e meno prestazioni sanitarie si devono fornire… Meno risorse vengono destinate alla sanità pubblica (che è ancora la migliore), più spazi si aprono per il settore privato…  Ed è una logica che mette i brividi solo a pensarci. A pensarci bene però sembra proprio la logica che ha ispirato e sta ispirando la politica sanitaria del governo dell’ex rottamatore di Rignano sull’Arno.

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