CHIUSI, IL LARS ROCK FEST CAMBIA LOCATION. E QUEL PRATO EVOCA RICORDI…

CHIUSI, IL LARS ROCK FEST CAMBIA LOCATION. E QUEL PRATO EVOCA RICORDI…
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CHIUSI –  Quest’anno il Lars Rock Fest si terrà ai giardini pubblici di Chiusi Scalo, non più in piazza XXVI Giugno. Uno spostamento di poche decine di metri. In pratica c’è solo da attraversare la strada. Ma la nuova location annunciata ieri dal direttore artistico della manifestazione Alessandro Sambucari, su facebook, dopo un sopralluogo, è più suggestiva. Più adatta ad una kermesse rock. Se non altro per quel “pratone” lungo quanto un campo sportivo che sembra fatto apposta.

Ma il “pratone” dei giardini pubblici è più suggestivo anche per un’altra ragione. Perché evoca ricordi di altre stagioni. Stagioni senza dubbio più… rock di quella attuale. Anche più cupe e violente, certamente. Ma dal punto di vista musicale di sicuro più vivaci e stimolanti, senza nulla togliere alle band che Sambucari & C . hanno portato finora o riusciranno a portare al Lars Rock Fest.

Nel 1976, per esempio, sul palco posto in fondo al “prato” (lato via Giacosa), suonarono per due sere d seguito Tony Esposito e gli Stormy Six. Il primo, capostipite insieme a James Senese, Pino Daniele e Tullio De Piscopo di quel “blues metropolitano” e soprattutto napoletano che dalla metà degli anni ’70 si affermò come vero e proprio genere musicale. Gli altri un gruppo milanese passato dal beat al folk rock per approdare al progressive folk… Un genere musicalmente robusto, ma anche politicamente molto impegnato.

L’occasione di vedere e ascoltare Tony Esposito e gli Stormy Six a Chiusi Scalo fu offerta nel ’76 dal festival dei giovani comunisti. La prima grande convention politico-musicale a livello locale, una “anteprima” delle gradi feste de l’Unità degli anni successivi. E perfino di Umbria Jazz prima versione, che proprio in quel periodo faceva esplodere le tranquille cittadine della provincia di Perugia, come Todi, Castiglione del La Lago o Città della Pieve…

Per i concerti del percussionista napoletano che si presentò con una batteria di pentole e coperchi oltre alla batteria vera, ai bongos e altro armamentario, e degli Stormy Six fu allestito non solo lo stand gastronomico, ma, sempre ai giardini, anche un campeggio improvvisato per i giovani in arrivo da tutta Italia.  La cosa funzionò. Anche la vecchia guardia del Pci, scettica su quel tipo di proposte musicali, dovette ricredersi e molti esponenti del partito che avrebbero evitato volentieri quella “invasione”, furono visti uscire con le lacrime agli occhi dopo aver ascoltato Stalingrado, La Fabbrica e Dante Di Nanni degli Stormy Six… Poco prima del concerto di Tony Esposito piovve. Lui non voleva suonare. Fu praticamente obbligato a farlo, altrimenti non sarebbe stato pagato. Costò 600 mila lire.

Negli anni successivi il “pratone” dei giardini di Chiusi Scalo ha visto anche altri concerti importanti: dalla Pfm a cantautori come Max Gazzè, sempre in occasione della festa de l’Unità. Adesso che le feste di partito sono tornate ad essere poca cosa e hanno perso tutta la propria spinta propulsiva proponendo poco anche dal punto di vista musicale, ben venga il Lars Rock Fest. Che non avrà la carica “antagonista” che aleggiava negli ani ’70, ma è senza dubbio un’occasione, forse unica, per ascoltare musica che non è facile ascoltare, che è comunque un po’ fuori circuito. Insomma un festival che non è un festival come tutti gli altri. Vedere quel “pratone” pieno di gente e soprattutto pieno di giovani sarebbe un bello spot (e una bella iniezione di adrenalina) per una città sonnacchiosa e anestetizzata, spesso abulica e deserta come le più squallide periferie urbane. Un po’ di sano, robusto e rumoroso rock & roll non può che far bene.

m.l.

 

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