COME SI FA A RICONOSCERE UN UOMO VIOLENTO? RISPOSTA AD UNA FIGLIA

venerdì 05th, febbraio 2016 / 16:23
COME SI FA A RICONOSCERE UN UOMO VIOLENTO? RISPOSTA AD UNA FIGLIA
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Lei ha 19 anni, un piccolo progetto di donna che trabocca di ideali giusti come solo quelli di una mente giovane e pura possono essere. Come quelli di tante figlie del 2000, sfiorate quasi ogni giorno dalle cronache di atroci delitti e agghiaccianti violenze contro le donne. L’oscura efferatezza del Femminicidio. Lucida follia che infligge torture psicofisiche senza uno straccio di freno inibitorio. Niente più confini. Abbattuta la frontiera che separa l’uomo dalla bestia.

“Mamma…come si fa a riconoscere un uomo violento. Come si fa a capire se uno ti picchierà o ti ucciderà?”

Quante madri si sono sentite porre questa domanda?

“ Tesoro, purtroppo non c’è un codice comportamentale, e nemmeno un identikit del potenziale femminicida. Non è l’uomo nero, non per forza appare cupo e cattivo. Potrebbe essere l’uomo più insospettabile.

Ma tu fidati della tua pancia. È lì che dimora il tuo istinto di conservazione. Al minimo segnale, chiuditi la porta alle spalle e non voltarti mai indietro. L’amore non è possesso. Sono due cose completamente diverse. L’amore è energia, gioia, carica, vita. È voglia di condividere, di rialzarsi insieme, di avere i propri spazi, di ridere insieme dei propri difetti, di appoggiarsi a vicenda anche quando non c’è accordo. È litigare nel rispetto dell’altro, sempre, senza mai sfociare nel giudizio, nell’insulto, o in una mano alzata, anche se non colpisce. Tutto il resto è possesso.

Non pensarci due volte:

se ti accorgi che invece di sostenere le tue scelte, te le fa pesare. Una ad una

se tende a minimizzare gran parte di quello che fai o dici

se ti smorza sul nascere l’entusiasmo per un progetto invece di parlarne con te, da pari a pari

se per qualunque suo fallimento fa ricadere la colpa su altri, te compresa, ma mai su sé stesso

se ti dovesse dire, anche solo (apparentemente) per scherzo, “cosa pensi di fare da sola. Non ce la farai mai”, invece di “forza, certo che ce la puoi fare. Devi solo crederci”

se minimizza i tuoi pensieri e le tue emozioni con un “cosa ne vuoi sapere tu”

se la sua gelosia non ti lusinga ma ti umilia perché insistente, assoluta, incomprensibile, malata

se di un suo scatto o insulto attribuisce la responsabilità a te: “sei tu che mi fai reagire così “

se senti un disagio, per quanto impercettibile; se hai un minimo dubbio sulla “normalità” di un suo atteggiamento, non lo normalizzare. Mai. Esprimi quel dubbio, parlane, esternalo, confrontati. Subito, anche se ti fa un po’ paura o non sei sicura. È solo esternandolo che diventa reale.

Ascolta la pancia. Non ti tradirà come, a volte, fa il cuore. La testa potrebbe razionalizzare, trovare una logica, una spiegazione, un modo per accettare, normalizzare, proseguire. Se c’è un campanello d’allarme, lascia che a prevalere sia l’istinto. La testa usala dopo. Ti servirà per capire che una logica e una spiegazione non esistono. Soprattutto, ti servirà a capire che tu non c’entri, che quella sbagliata non sei tu.

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