I LOVE ENGLISH! PRONTUARIO DI LINGUA DELLA GENERAZIONE #HASHTAG

lunedì 15th, febbraio 2016 / 11:33
I LOVE ENGLISH! PRONTUARIO DI LINGUA DELLA GENERAZIONE #HASHTAG
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Al bar con gli amici state animatamente discutendo del problema lavoro-disoccupazione. Come molti tuttologi del 2000, sapete esattamente quali sono le strategie da attuare per risolvere il problema disoccupazione, lavoro sommerso e altre amenità del caso.

Siate fighi, se potete, anzi, pardon, trendy. Esponete la vostra teoria annunciandola come l’infallibile Jobs Act. Se accennate ad una “riforma del lavoro”, rischiate di apparire scialbi e un po’demodé con conseguente calo di audience, che  significa ascolto, ma vuoi mettere lo stile? Andiamo. La classe non è water.

Si avvicina la giornata della donna ( o del papà, della mamma, della famiglia, del gattino, insomma è chiaro). Proponete di organizzare un bel mother’s day o gattino day. L’importante è evitare l’uso delle parole giorno/giornata. Dopo il Family day, l’arcobaleno day e qualche altro day, i suddetti termini si sono  estinti. Fosse vivo Rodari, avrebbe già scritto “il giorno in fuga”, raccontando di un paese precipitato nell’oscurità della notte perpetua. Addio al giorno, dunque, e abituatevi anche al buon day. Presto sarà un must.

A proposito di family e arcobaleno day, un consiglio nasce spontaneo. Se avete intenzione di dichiarare la vostra omosessualità ai vostri genitori, non giocatevi l’opportunità con un banalissimo “sono omosessuale”. Iniziate, invece, con: mamma, papà vorrei fare caminàut (scritto coming out). La probabilità che non afferrino subito il concetto è alta, va detto, ma l’omonimo programma di Mediaset spiega che: Coming out vuol dire dichiarare la verità, a se stessi e agli altri, per ricominciare una nuova vita. Evidentemente, sono omosessuale, significa altro.

E visto che siamo in tema, che non vi venga mai in mente di avviare le pratiche di “adozione” di un bambino. Termine obsoleto tanto quanto le pratiche. Quando e se presenterete la vostra richiesta, scrivete adoption, che sempre adozione è ma suona piùbbello e piùttrendy. Se poi si tratta dell’adoption di uno stepchild, evitate di chiamarla semplicemente lo stepchild, come fanno i ministri, che già fanno a pugni con l’italiano, figuriamoci con l’English. Stepchild letteralmente significa figliastro e fa brutto dire figliastro, ma dire figliastro da solo senza manco l’adoption, oltre che linguisticamente incomprensibile, fa un po’ scemo. La verità.

Se vi siete stufati di ricevere telefonate da call centre (altro baluardo di modernità) che tentano di appiopparvi un contratto di luce e gas o altri servizi non richiesti, basterà iscriversi al Registro delle Opposizioni, avvalendosi del principio dell’opt-out. “Rinuncia” no, non ci piace, da’l’idea del remissivo. Se i call centre persistono, dite pure che avete fatto opt-out. L’operatore, che sicuramente sta in Albania e a stento capisce l’italiano, non avrà idea di cosa stiate parlando, ma non importa. Non sarà certo l’unico.

Insomma, vivete in uno stato welfare (“assistenziale” suona tanto a poverello) che tra le novità della riforma del bilancio ha inserito un processo di  spending review strutturale, che molti nostri ministri pronunciano spendinreviù perché di inglese, passatemi la ripetizione, ne sanno meno di voi. Se conservate remota memoria di una “revisione della spesa pubblica“, rimuovetela. È stata rottamata per vecchiume, insieme a qualche portaborse. Se poi non capite perché si debba fare una spendinreviù invece di una revisione della spesa,  pazienza.

È la modernità che avanza. L’inglese non si studia. Si applica e punto. Se a casaccio, ancora meglio. Tanto, quando proverete ad usare i trendissimi anglicismi all’estero, farsi capire sarà dura. No perché, in English, per essere chiari, la riforma del lavoro, per esempio, si chiama labour reform, Act, scritto con la maiuscola, significa “atto legislativo approvato dal parlamento”. Cioè, per dire, con riforma o piano di lavoro non ci azzecca niente.

Ora però, attenzione, l’English a casaccio va usato con cautela. Non fatevi prendere la mano. Vi dovesse scappare un: scendi giù allo store e buy uan chil e’pummarole (vai dal fruttivendolo e compra un chilo di pomodori). My God, no! Non è trendy. Semmai fa molto antenato emigrato di Broccolino (Brooklyn) anni ’60, che con la modernità ci cozza.

La generazione #hashtag è molto più modaiola, ma voi dite fashion o siete fuori. L’#hashtag generation lavora (se ne ha la fortuna) overtime per rispettare la deadline, chè “data di scadenza” sa di formaggio andato a male; a cena fuori va in una location e mai in posto; il venerdì augura buon week-end anche se il sabato lavora; al cinema non guarda le anteprime ma i trailer; se ha un “tetto di spesa” per comprare la lavatrice in saldi, dice budget. È più elegante, anche se è basso uguale. Non scade nel volgare pettegolezzo ma fa un più glorificato gossip. In ospedale paga il ticket che sembra tanto da diverso da “tassa”, ma invece è proprio la stessa cosa.

C’è molto altro da (non) imparare ma gli spazi son quelli che sono. Così, sperando che il prontuario vi sia di qualche utilità, auguro a tutti buon work, buon Monday e buon day

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