GIULIO REGENI, UN ALTRO GIORNALISTA MORTO PER RACCONTARE LA VERITA’

venerdì 05th, febbraio 2016 / 18:00
GIULIO REGENI, UN ALTRO GIORNALISTA MORTO PER RACCONTARE LA VERITA’
0 Flares 0 Flares ×

Ancora uno. L’ennesimo giornalista che muore ammazzato. In una zona pericolosa, ma non si sa da chi. Giulio Regeni, il ragazzo trovato senza vita, in un fosso, con il corpo straziato (forse da torture) non era solo uno studioso. Era un collaboratore de Il Manifesto. E la sua fine ricorda da vicino altre storie, come quelle di Enzo Baldoni, di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, di Maria Grazia Cutuli, o Antonio Russo. Più recentemente Fabio Polenghi e Vittorio Arrigoni.

Una morte senza un perché apparente. Ma in certi posti il solo parlare o scrivere di come stanno le cose è ritenuto “sconveniente”. Spesso intollerabile. E ad uccidere possono essere squadroni della morte, sicari prezzolati, bande criminali al soldo dei signori della guerra o anche il potere costituito, la polizia, i servizi segreti.

Scriveva per il Manifesto, Giulio Regeni e oggi il Manifesto adombra qualche sospetto, mettendo in evidenza le contraddizioni e le cose che non tornano nelle dichiarazioni ufficiali delle autorità egiziane. E il fatto che il ragazzo sia scomparso il 25 gennaio, anniversario della rivolta di Piazza Tahir del 2011, può essere un caso. O forse no. Perché quel giorno c’era una grande mobilitazione giovanile al Cairo.

E poi, scrive il Manifesto, Giulio temeva per la sua incolumità, tanto che aveva chiesto di firmare i suoi articoli solo con un pseudonimo… E il Manifesto è finito spesso nel mirino di attentatori, sequestratori e bande armate. E’ una voce scomoda. Da sempre.

E certo la morte di Giulio Regeni, giovane reporter italiano, stride con la visita ufficiale di una delegazione confindustriale con la Ministra Guidi al Cairo, per stringere rapporti commerciali con il regime egiziano. Regime che il premio Nobel Orhan Pamuk ha definito “come quello di Pinochet”.

Vedremo quale “verità” emergerà dalle indagini. E ci auguriamo che l’Italia (il governo italiano) chieda tutta la verità al governo egiziano, senza depistaggi o versioni di comodo.

Come Primapagina, al Forum Nazionale Cronache Italiane di Città della Pieve, abbiamo affrontato spesso questo tema: i giornalisti morti ammazzati. Nel 2007  parlammo di Enzo Baldoni, con il fratello. Nel 2008 di Peppino Impastato, anche in questo caso con il fratello.

Nel 2010 presentammo la mostra-dossier “Penne spezzate”, sui giornalisti caduti sul lavoro e sui pericoli della “professione reporter”.  Solo l’anno prima, 2009, i giornalisti uccisi furono 76, 33 quelli rapiti, 573 gli arrestati, 1.476 quelli aggrediti o minacciati. Questi i giornalisti. Più un blogger morto in prigione e 151 cyber dissidenti arrestati.

Anche la lista dei giornalisti italiani caduti è lunga: il primo fu Cosimo Cristina, ucciso a Termini Imerese nel 1960, l’ultimo è Giulio Regeni. Nel mezzo tanti altri: i citati Enzo Baldoni, Ilaria Alpi, Milan Hrovatin, Maria Grazia Cutuli, Antonio Russo uccisi in zone di guerra (dall’Iraq alla Somalia, all’Afghanistan, alla Cecenia…) come Almerigo Grilz, Marco Lucchetta, con gli operatori Ota e D’Angelo… poi Fabio Polenghi, caduto in Thailandia durante scontri di piazza, e Vittorio Arrigoni ucciso nella striscia di Gaza nel 2011.

Prima di loro Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno, Peppino Impastato, Pippo Fava e Giuseppe Alfano trucidati dalle mafie. Walter Tobagi e Carlo Casalegno fatti fuori dalle Br; Mino Pecorelli ucciso da sicari sconosciuti forse della Banda della Magliana o dei Servizi segreti…

Tra loro reporter della Rai e di grandi giornali come il Corriere della Sera, redattori di giornali come l’Ora, l’Unità o Radio Radicale, ma anche collaboratori di testate e  radio locali e freelance…

Quasi tutti voci fuori dal coro, penne coraggiose, in alcuni casi pagate poco o per nulla che avevano deciso di raccontare comunque la verità. Verità scomode e ingombranti.

Certo capita più difficilmente (anzi non capita mai) che a cadere siano giornalisti “embedded”… quelli in servizio permanente effettivo nelle truppe del potere o aggregati alle truppe di occupazione. E ce ne sono tanti che la sera dagli schermi della Tv ci spiegano le cose da comodissime e super protette camere d’albergo. Noi, modestamente, da questa postazione di periferia, preferiamo senza dubbio alcuno chi rischia come Giulio Regeni. E come Vittorio Arrigoni, Ilaria Alpi o Giancarlo Siani e Peppino Impastato…

m.l.

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 Email -- LinkedIn 0 Pin It Share 0 0 Flares ×
Mail YouTube

Seguici su Facebook

La nostra newsletter

Loading...Loading...