CHIUSI: L’INIZIATIVA DI PRIMAPAGINA SULLE ELEZIONI E LA MORTE DELLA POLITICA

lunedì 29th, febbraio 2016 / 11:43
CHIUSI: L’INIZIATIVA DI PRIMAPAGINA SULLE ELEZIONI E LA MORTE DELLA POLITICA
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CHIUSI – Cosa ha raccontato la serata sulle elezioni comunali di Chiusi, promossa da Primapagina venerdì scorso? La buona partecipazione di pubblico nonostante la serata poco invitante dal punto di vista metereologico, dice che la gente ha voglia di parlare, di ascoltare, di discutere. Le risposte e l’atteggiamento dei partiti e movimenti politici dicono invece che loro quella stessa voglia non ce l’hanno. Anzi diciamo pure che la serata di venerdì, partita proprio da una diagnosi di difficoltà respiratorie della politica chiusina, ha registrato e poi certificato che la politica chiusina non ha solo difficoltà respiratorie, ma è ormai in stato di coma profondo. Quella gloriosa di un tempo non esiste più da un pezzo, quella nuova basata sulle rottamazioni i cambi di verso, i venti in faccia, i vaffaday, i selfie a palla e i “noinonsiamocomeloro”  non ha nulla di nuovo ed è già evaporata pure quella.

Siccome si parlava – e si parla – di elezioni comunali e non di gite al mare o di sfilate di moda, la diagnosi di fine della politica non è un segnale incoraggiante. La fine dei partiti tradizionali o meno potrebbe essere anche un bene. E senza partiti si può anche governare un comune. Senza politica no. Non si può fare. E quando diciamo politica infatti non intendiamo il teatrino dei partiti, ma la discussione, il confronto, la capacità di fare delle scelte e il pensiero che sta dietro a quelle scelte, l’idea di città e del mondo, la capacità o meno di trovare alleanze culturali e sociali su cose specifiche o sulla strategia di fondo… Questa è la politica e questo è ciò che a Chiusi sembra essere inesorabilmente scomparso. Forse non solo a Chiusi. Ma la serata organizzata da Primapagina si riferiva a Chiusi e quindi la valutazione si ferma lì.

Se i partiti non fossero venuti avremmo scritto, oggi, che hanno voluto prendere le distanze, che non hanno voluto dare legittimità ad una iniziativa e cose del genere. Invece erano quasi tutti presenti, ma sono rimasti in silenzio. Non hanno risposto nemmeno a precise domande o alle critiche, né a sollecitazioni venute dalla loro stessa parte…

Per esempio, nel suo intervento il vicesindaco reggente Bettollini ha esordito dicendo “io da amministratore mi limiterò ad affrontare e replicare sulle questioni amministrative, sulle questioni politiche interverranno i dirigenti del mio partito”. La segretaria Fatighenti era in sala ma è rimasta in silenzio incollata al suo smartphone… Bettolini è stato lasciato solo. Isolato. Se una cosa del genere fosse successa a Ballarò o a Porta a Porta oggi i media parlerebbero di “gelo tra il candidato e il suo partito”.

Avrebbe potuto contrattaccare la segretaria del Pd, difendersi dalle critiche e difendere alcune posizioni messe nel mirino dall’introduzione e da alcuni interventi successivi. Avrebbe potuto cavarsela con la classica battuta di democristiana memoria: “Noi non ci facciamo processare in questa sala!”

Niente, silenzio tombale.  Un silenzio che è un certificato di morte del partito di maggioranza.

In maniera del tutto speculare gli esponenti del Movimento 5 Stelle, presenti in buon numero, non hanno risposto alla domanda sul perché non abbiano tentato un approccio, un accordo con la Primavera e altri soggetti o figure dell’opposizione. Silenzio anche da parte della coalizione di centro destra che sostiene Niccolò Martinozzi. Maurizio Patrizi, a nome di SEL ha parlato delle necessità di una lista di sinistra, che recuperi lo spazio lasciato vacante dal Pd e dalla rigidità dei 5 Stelle… ma è stata una voce isolata. Praticamente nel deserto.

Naturalmente intervenire non era obbligatorio. Ma la politica, come il calcio, gli scacchi, il volley o il teatro ha le sue regole. E una regola fondamentale è quella del confronto. O quantomeno quella di sostenere le proprie posizioni. Se vengono meno il confronto e la dialettica viene meno la politica. Quello che è emerso dalla risposte e soprattutto dalle non risposte è che la politica attuale, anche quella nuova, considera le elezioni per il sindaco un impiccio da sbrigare alla svelta, senza tante chiacchiere… come fosse un concorso per assumere un geometra.

Ebbene, dopo l’anomalia di un Comune che arriva al voto dopo 10 mesi in cui il Consiglio Comunale è stato senza opposizioni (fatto mai successo nella storia di Chiusi da quando si vota a suffragio universale) se ne profila un’altra: quella che a governare la città, per la prima volta, non sia più un partito o una coalizione politica, ma un gruppetto di amici, sostenuto da altri gruppi di amici e sodalizi vari, che il proprio sostegno lo danno solo in funzione o nell’attesa di possibili prebende e contentini. Senza mai discutere niente, senza elaborare niente, senza mai interrogarsi su niente che non sia il proprio ambito particolare.

E si è capito anche che chi si pone oggi come “unica alternativa possibile” a questo stato di cose e ad un partito (il Pd) che ha fatto disastri, in realtà fornirà solo un “nemico” al Pd, facendogli un regalo inaspettato e  gradito, senza nemmeno provare a sbalzarlo da cavallo…

In questo quadro (e questo è il quadro), Juri Bettolini, se sarà lui il candidato, può stare abbastanza tranquillo sulla possibilità di vittoria alle elezioni, ma noi, nei suoi panni, cominceremmo a preoccuparci.

Perché l’avrà capito anche lui che è solo. Che al di là di Micheletti e Sonnini (peraltro entrambi non renziani) ha poco altro alle spalle su cui contare. Il “blocco sociale” fatto dalle contrade e dalle associazioni volontaristiche molto incline all’applauso, ma poco, come dicevamo, all’elaborazione e al confronto dialettico, non può sostituire la politica. E un sindaco in queste condizioni, praticamente un onemanshow, rischia, anche non volendo e fosse pure il più bravo del mondo, di trovarsi in balia delle pressioni di chi gli tirerà la giacchetta da una parte e dall’altra. Sarà dura.

Cinque anni sono lunghi da passare, tra 5 anni il Pd che adesso è in coma, non è detto che ci sarà ancora… Lo scenario in 5 anni potrebbe cambiare a che a livello nazionale.  E sarà difficile, senza un background robusto alle spalle, riuscire a evitare il galleggiamento nell’ordinario, il piccolo cabotaggio e volare alto, sarà difficile progettare qualunque cosa vada oltre il giardinetto o il marciapiede…

Con un Pd così debole e ormai assente o meglio latitante su tutta la linea, senza più alleati, le opposizioni stanno gettando alle ortiche un’occasione storica. Questa volta non c’è nemmeno il “vento di primavera” che c’era 5 anni fa… Né si vede all’orizzonte un Geremy Corbyn, un Bernie Sanders, o un Pablo Iglesias che possa magari rimotivare la sinistra dispersa non compromessa con il Pd e riportare al voto il popolo dell’astensione… Non c’è niente all’orizzonte. Se non un deserto.

Però con un Pd così, il primo a doversi guardare intorno è proprio Bettollini. Anche lui, se si chiuderà a riccio, confidando nella vittoria facile e nella prosopopea renziana, potrebbe perdere un’occasione storica. E se non aprirà porte, finestre e cancelli, se non butterà giù qualche steccato rischia davvero di ritrovarsi vincente, ma nudo e solo come quell’anziano triste che passeggia per via Porsenna nel recente servizio su Chiusi mandato in onda da Rai 2…

Si tenga pure stretti Micheletti e Sonnini, ma non cerchi solo yesmen e yeswomen, cerchi qualche testa pensante anche fuori dal Pd e metta al bando prima possibile la propaganda stucchevole stile Corea del Nord veramente imbarazzante, lasci perdere le inaugurazioni e i nastri da tagliare, apra invece la discussione sulle cose che intende fare e non snobbi le proposte altrui…

Sarà in grado di farlo, lo vorrà fare? Vedremo.

Quanto agli altri, sembrano tutti interessati ad una presenza di bandiera. A ritagliarsi uno spaziettino. A non contaminarsi nel confronto preelettorale non tanto con Il Pd, ma nemmeno tra loro. Scelta legittima. Ma oggettivamente poco utile alla causa. E anche alla città. Sembra quasi che nessuno voglia prendere in mano la patata bollente del governo locale, neanche come ipotesi…

E quella prateria fatta di incerti, delusi, disillusi, incazzati, desaparecidos, indignados e non votanti che alle regionali 2015 (con Scaramelli candidato) ha sfiorato il 40% del corpo elettorale potrebbe addirittura allargarsi… Del resto si sa, quando il clima si inaridisce, il deserto avanza velocemente e inesorabilmente.

Marco Lorenzoni

 

 

 

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