CHIUSI, LETTERA APERTA AI MIEI AMICI A 5 STELLE

martedì 02nd, febbraio 2016 / 19:18
CHIUSI, LETTERA APERTA AI MIEI AMICI A 5 STELLE
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Nel 1879 Andrea Costa con una lettera agli amici di Romagna (i suoi compagni anarchici) spiegava le ragioni di un passo avanti e proponeva di accantonare le prospettive rivoluzionarie e insurrezionali immediate, per puntare al radicamento del movimento socialista tra le masse popolari. Una svolta che non era solo quella di un passaggio dall’azione elitaria e romantica, al partito organizzato, ma significava anche una scelta di contaminazione, di rapporto con il resto del mondo, con altri settori della politica. Dalla parte rivoluzionaria, naturalmente, “dei partiti governativi e del clericale non parlo perché sono fuori di discussione”, scrive Costa.

Ecco oggi, 2 febbraio 2016, centrotrentasette anni dopo, in vista delle imminenti elezioni amministrative comunali, mi verrebbe voglia di scrivere una letterina simile ai miei amici a… 5 Stelle. Alcuni dei quali, amici fraterni e compagni di tante battaglie comuni, portate avanti negli ultimi 40 anni… E 40 anni sono una vita, non una parentesi.

Vorrei sapere da loro come intendono affrontare la campagna elettorale, con quale programma e quali candidati. Ma questi sono argomenti che alla lunga usciranno fuori. Basta solo aspettare. Non è questo il punto. Quello che vorrei chiedere per prima cosa, agli amici a 5 stelle è perché, in una occasione così ghiotta come le elezioni, stanno rinunciando alla politica. Perché ancora preferiscano muoversi come i carbonari o i compagni anarco-individualisti a cui si rivolse Andrea Costa.

Per quale motivo reale non hanno finora tentato un minimo di approccio, non hanno cercato un minimo di intesa e di azione comune non tanto con partiti che di fatto non esistono, ma almeno con quella parte di opinione pubblica che negli ultimi 5 anni è stata all’opposizione della giunta Scaramelli-Bettollini e della maggioranza imperniata sul Pd. Con gli esponenti della Primavera per esempio. Con quell’area di sinistra a sinistra del Pd che nel 2011 si schierò contro la maggioranza uscente di Ceccobao e poi contro Scaramelli. O con la destra. Oppure ancora con l’area, vasta peraltro, del non voto. A Chiusi c’è un 35-40% in libera uscita, tanto per  dire…

Vorrei chiedere agli amici a 5 Stelle, come mai non abbiano sentito e non sentano la necessità, non dico di allearsi, ma nemmeno di aprire loro, per primi, un confronto sui temi cittadini, con l’area diciamo così “antagonista” rispetto all’ordine costituito.

Un atteggiamento questo che mi sembra la negazione della politica (che è anche fatta di confronti, mediazioni, alleanze, sinergie, contaminazioni…) e la riproposizione pari pari della linea (e dell’errore) di Veltroni, quando puntando sul voto utile e sulla “vocazione maggioritaria” del nascente Pd, fagocitò la sinistra a sinistra del Pd, ma perse le elezioni e diede la stura alla fine della sinistra da un lato e alla mutazione genetica del Pd dall’altro. Due risultati devastanti, dal mio punto di vista.

Vorrei inoltre domandare ai miei amici a 5 Stelle, se non avvertano anche loro il rischio di fare una battaglia di bandiera, quindi di retroguardia. Una battaglia non per vincere le elezioni e scalzare il potere costituito, ma per piazzare, al massimo qualche cane da guardia in consiglio comunale.

Se non avvertano anche loro, in un atteggiamento del genere, il rischio di fare la fine di altre esperienze precedenti (ultima quella della Primavera). Se non avvertano infine il rischio di passare per pedanti ragionieri e revisori dei conti della politica e dell’amministrazione, senza avere alle spalle un disegno strategico, un progetto di città, un pensiero forte e di lungo respiro capace di attrarre voti, ma anche sensibilità, esperienze, capacità, in grado di cambiare il corso delle cose. O di provarci.

Mi piacerebbe sapere, dai miei amici a 5 Stelle, cos’è che li rende convinti di essere gli unici portatori sani di democrazia, trasparenza, legalità, novità, tanto da non volersi confondere con nessun altro. Rispondere che lo statuto del Movimento non lo prevede e non lo consente è una risposta… “ad minchiam”. Come soleva dire il Professor Scoglio, che non era Andrea Costa, ma un allenatore di calcio.

Andrea Costa, nella citata lettera scrive che “La rivoluzione è una cosa seria”. Vero, troppo seria per farla da soli… E poi bisogna intendersi se si vuol fare la rivoluzione o metter su un circolo privato…

Marco Lorenzoni

 

 

 

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