CHIUSI: LA CORSA DI BETTOLLINI, GRIMPEUR SOLITARIO SENZA AMMIRAGLIA

giovedì 04th, febbraio 2016 / 14:59
CHIUSI: LA CORSA DI BETTOLLINI, GRIMPEUR SOLITARIO SENZA AMMIRAGLIA
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CHIUSI – Il Vicesindaco “reggente” Juri Bettollini si è fatto fotografare con la fascia tricolore sull’orlo della frana che taglia in due la S.R. 146 tra Chiusi e il Casello autostradale. Lo ha fatto per conferire autorevolezza alla battaglia che sta portando avanti per ottenere le risorse necessarie e farsi nominare commissario ad acta onde poter appaltare i lavori di ripristino. Non è ancora sindaco, ma la fascia la può indossare. E la battaglia è sacrosanta, anche se Bettollini dovrebbe prendersela pure con se stesso e con i suoi compagni di partito che hanno voluto la trasformazione delle province in enti di secondo livello, non più eletti, svuotandole delle competenze e lasciandole senza fondi…

Dovrebbe prendersela con la regione dove siede il suo amico e predecessore Scaramelli e con il Governo, che se le strade franano, non è senza peccato. Ma quella foto, voluta e postata sui social, per dare forza all’appello per metter mano alla ferita della 146, è anche la fotografia perfetta dello stato in cui si trova al momento Bettollini. Solo e sull’orlo di un precipizio. Con la terra che può franargli sotto i piedi. Anche l’espressione è più perplessa che cattiva.bettolla frana

Bettollini è un corridore in fuga, da solo. Ma non sa ancora se l’ammiraglia gli dirà di proseguire o di fermarsi e aspettare il gruppo, perché la corsa la deve vincere qualcun altro… Non sa se la cavalcata gli sarà sufficiente  a guadagnarsi il via libera per provare a tagliare il traguardo. Non lo sa perché l’ammiraglia è in panne. Il gruppo è sfilacciato. I compagni di squadra corrono ognuno per sé e nessuno, al momento, sembra in grado né di fare uno scatto decisivo, né di aiutarlo a tirare fino alla volata…

Lui, intanto, va avanti. Ma la solitudine è una brutta bestia. Ai cronisti che si avvicinano ripete che la squadra è forte, motivata, coesa,  che quindi si sente in una botte di ferro, ma se si gira indietro, la squadra non la vede. C’è quel gruppetto che lo ha protetto e sostenuto al momento dello scatto, ma anche quello è un po’ sfiancato e aspetta direttive che non arrivano.  Quelli del gruppetto (Micheletti, Lanari, Sonnini) ce la metteranno tutta per accompagnare Bettollini al traguardo, per tirargli la volata. Sì, anche Sonnini a cui sono stati strappati i galloni di capitano in maniera piuttosto brusca (poteva esserci lui in fuga adesso…), perché Sonnini è un corridore leale. E una ragazzo tranquillo. Non ama il patron e non è allineato con lo sponsor principale, ma ha deciso di rimanere nella squadra e di pedalare fino alla fine. Poi si vedrà.

Si vedrà, se l’Ammiraglia deciderà di confermarlo anche per la prossima stagione. Così come gli altri due, Micheletti e Lanari, provenienti peraltro da squadre diverse ormai in disarmo.

Bisognerà vedere anche chi prenderà il volante dell’Ammiraglia. Cioè se sarà un pilota capace di decidere percorsi e tabelle di marcia o solo un autista con l’auricolare. Chi salirà accanto al posto di guida e nei sedili posteriori.

L’auto della ditta ha le ruote sgonfie, i vetri appannati, il motore affaticato. E ha il navigatore guasto. Tant’è che ogni tanto cambia strada e non si capisce bene dove voglia andare.  Di strade sbagliate ne ha imboccate parecchie l’ammiraglia di Bettollini. E lui lo sa. Sa bene che è una macchina che, così com’è ridotta, non può portare tanto lontano. Che non è affidabile e sicura come 5 anni fa… Ha perso per strada un sacco di pezzi. Anche pezzi importanti, di quelli che costituivano il telaio e la catena di distribuzione (Marco Nasorri, Simona Cardaioli, Marco Socciarelli, Enzo Fiorini, Katia Petraccelli, Michele Trabalzini, Massimo G. Benicchi… per non parlare di quelli persi in precedenza come Talozzi…). Poi ci sono ingranaggi che  tengono, ma cigolano (come Bittoni o Ciarini…).

Bettolini è nato gregario e ora si ritrova a fare il grimpeur… e la punta di diamante. E lui pedala, macina chilometri e traguardi volanti. E se li segna. Sprinta anche quando non ce n’è bisogno, a beneficio dei fotografi, saluta la folla… E’ un corridore concreto, da corse a tappe, non uno di quelli da una corsetta e via. Punta sulla fatica, sulla regolarità, sulla lunghezza della tappa…

Il popolo applaude ai bordi della strada. Lo aspetta al traguardo. Ma Bettolini, nella sua solitudine, sa che gli applausi aiutano, ma non bastano, possono spingerti e farti volare per vincere una tappa, ma non ti faranno mai vincere il Tour de France. Per  vincere il Tour serve una squadra all’altezza, un team organizzato nei minimi dettagli…  Altrimenti le cadute rovinose, gli scivoloni, le cotte memorabili saranno lì ad aspettarti. Puntuali e inesorabili.

Intanto il grimpeur per caso Bettolini è lì che pedala… dietro si intravede un primo inseguitore. E’ Niccolò Martinozzi, alfiere quasi per caso della squadra avversaria per eccellenza. Anche lui con l’ammiraglia che si è persa nelle nebbia. Dietro ancora una pattuglia indistinta di una squadretta nuova, con corridori volenterosi, ma ancora tutti da verificare in una corsa vera… La maglia ha 5 stelle gialle disegnate…

L’ammiraglia dell’uomo solo al comando non manda segnali (accidenti al navigatore!)… Alla guida litigano, non si sa se sulla scelta della strada da seguire o sul colore delle scarpe da indossare all’arrivo.

Bettollini pedala. Al traguardo ormai ci arriverà. Difficile un ribaltone negli ultimi chilometri, la strada peraltro sale e dietro non si aiutano.  Ma ha la faccia stravolta dalla fatica e perplessa, il fuggitivo… Non si capacita del perché gli inseguitori non facciano comunella per batterlo sul traguardo.  E si chiede dove sia la fregatura…

Sa bene, infatti, che se pure taglierà il traguardo per primo, sarà solo una vittoria di tappa. Bella certo. Ma il Tour presenterà altre tappe impegnative. E con l’ammiraglia persa nella nebbia saranno guai. Già vede il bivio decisivo: cercare alleanze, contatti nel gruppo, anche nelle squadre avverse o non del tutto amiche, come fanno i grandi, oppure fare quadrato con i fedelissimi, asserragliarsi nel fortino degli amici fidati e ossequienti come hanno fatto prima Ceccobao, poi Scaramelli, e come ha fatto il capataz Renzi, che il suo ‘cerchio magico’ lo ha cercato non  a Firenze che sarebbe già una città del mondo, ma a Rignano, Bucine e Figline Valdarno… Che come ambito è un tantino più ristretto.

Che farà Bettolini? Per ora pedala. Aspetta. Guarda avanti. E anche indietro…

Marco Lorenzoni

 

 

 

 

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