SORPRESA! LA SPESA IN “ROSA” È PIÙ CARA

venerdì 29th, gennaio 2016 / 13:02
SORPRESA! LA SPESA IN “ROSA” È PIÙ CARA
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Cocche, se pensavamo che il divario salariale fosse il top della discriminazione sessuale dell’era contemporanea, ci sbagliavamo. C’è dell’altro.

Pare che siccome siamo spendaccione, un po’ distratte, nonché consumatrici impulsive e lacompulsive, non ci siamo mai accorte che diversi prodotti per femminuccie, per il fatto di essere rosa, costano più di quelli destinati ai maschietti.

Lo ha svelato il quotidiano britannico Times. I prezzi di prodotti di bellezza, abbigliamento e giocattoli per donne e bambine sono più alti di quelli per uomini e bambini. La disparità dei prezzi, scrive il Times, è riscontrabile in molte grandi catene britanniche, dai supermercati ad Amazon.

Un esempio clamoroso sono i rasoi. I supermercati Tesco  vendono quelli per donna al doppio del prezzo. Eppure la la lama è proprio uguale uguale.

Accade solo a Londra? Mannò, tranquille, il Times ha fatto un’indagine recente ma la questione della tassa rosa circola già da un po’.

Nel 2014, il collettivo francese Georgette Sand denuncia la discriminazione dei prezzi per vari prodotti, tra cui cosmetici e assicurazioni. Non si tratta proprio del doppio ma la differenza c’è. I rasoi sono di nuovo rei confessi. Nei supermercati una confezione di 10 rasoi da uomo costa 1,72 euro mentre 5, in confezione rosa, ne costano 1,80 (foto copertina).

Scoperta la truffa, Geraldine Franck, attivista femminista del collettivo, non ci sta. Qua già una si deve imbellettare più degli uomini per restare sul mercato, manca solo che debba pagare di più, guadagnando meno. Il collettivo raccoglie 40.000 firme e le spedisce a Pascale Boistard, Segretario di Stato per i diritti della donna, che sposa subito l’iniziativa. Il collettivo chiede l’abolizione del sovrapprezzo rosa.

Nel 2012, stessa denuncia. Questa volta viene dalla rivista statunitense Forbes. Alla discriminazione dei costi sui prodotti, Forbes rileva che anche le lavanderie a secco seguono la stessa, linea diciamo truffaldina. A New York, il lavaggio di una camicia da donna costa quattro dollari in più di quella di un uomo. Perché? Che domande! Perché le macchine non sono disegnate per contenere piccoli capi…

Anche sui prodotti importati, si scopre che le tasse sugli articoli maschili sono circa 8% contro il 10% di quelle sui prodotti femminili.

È un problema vecchiotto quindi, tanto è vero che la California bandisce il sessismo del prezzo già nel 1996, quando si accorge che le donne spendono in media circa 1,351 dollari (1.130 euro)  in più degli uomini. Però vabbè, quella è la California.

Nel 2010 il Consumer Report (USA) titola Gli uomini vincono la battaglia dei sessi. Stessa storia. La differenza di prezzo è del 50 per cento. Si nota che anche la presentazione del prodotto è diversa.

“Rivitalizza occhi stanchi” (povero cocco) si legge sulla confezione del rivitalizzante occhi per uomo Neutrogena’s Hydrating Eye Reviver. “Rigenera la delicate area intorno agli occhi per occhi più giovani, belli e  luminosi” (l’età avanza,eh?) sul rivitalizzante femminile Ageless Essentials Continuous Hydration Eye.

Alla domanda degli “investigatori” del Consumer Report sul perchè gli occhi belli e ringiovaniti vedono anche 5 dollari in più, la direttrice delle Pubbliche Relazioni spiega che l’articolo maschile contiene un’emulsione a base di acqua su olio mentre quello femminile olio su acqua. Ah certo. Cambiando l’ordine delle parole, il prodotto cambia.

E in Italia? Tutto a posto. Una volta tanto possiamo dirci in carreggiata chè anche noi abbiamo la nostra bella tassa rosa. E lo sappiamo dal 2014.

Anna Uslenghi, docente di Marketing della Bocconi di Milano, dichiara su Kataweb che: “Il differenziale di prezzo di un prodotto legato al genere esiste. In molti casi non si apprezza una differenza produttiva tale da giustificare un prezzo maggiore. Ci sono invece alcuni servizi, penso all’acconciatura ad esempio, dove è invece legittimo attendersi dei listini ‘separati’. Detto ciò le consumatrici hanno sempre una via d’uscita per non pagare la tassa rosa: scegliere un prodotto diverso, magari di un’azienda che non differenzia in base al sesso”.

Così, mentre le distratte spendaccione francesi ne fanno una battaglia politica al fine di bandire la discriminazione tout court, noi compulsive del Belpaese, per aggirare il problema, dobbiamo semplicemente aguzzare vista e ingegno per scialacquare con più attenzione.

Già. Il differenziale di prezzo di un prodotto legato al genere mica è un furto alla luce del sole. Esiste, semplicemente.

Elda Cannarsa

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