PORCAVACCA! QUANDO LA COMUNICAZIONE È UN’ARTE

mercoledì 06th, gennaio 2016 / 11:53
PORCAVACCA! QUANDO LA COMUNICAZIONE È UN’ARTE
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Alla recente presentazione di una mostra d’arte in zona Toscana meridionale, mi raccontano che uno dei docenti dell’Università di Siena abbia fatto un discorso di apertura bello davvero. Nel mezzo della presentazione avrebbe poi lanciato un commento astioso alle istituzioni locali che prediligono il calcio alla cultura e all’arte. E fin qui, nulla di nuovo. Per approfondire il concetto, avrebbe infine aggiunto un riferimento alle giovani fanciulle che amano più i calciatori che il calcio, definendole “zoccole”.

La veemenza e il linguaggio hanno destato certo scalpore, mi dicono, anche perché, parentesi calcistica e zoccoliana a parte, il discorso di apertura è stato di spessore, mi assicurano, così come di spessore era il docente universitario.

Non metto in dubbio, non ero presente, ma prendo spunto da quello “zoccole”. Brutta ma diffusa abitudine quella di personaggi istituzionali o “opinionisti” (comesichiamanooggi) di esprimersi in pubblico con linguaggio volgare e sputasentenze. Passi che al bar o in casa ci si accalori e ci scappi un maremma maiala chè in fondo siamo tra amici e parenti, ma questo sdoganamento di cazzi, troie e vaffanculi pubblici e mediatici comincia a tediare. E se l’intento è trasgredire, l’abuso lo vanifica, trasformando il Neo Volgare in norma.

Insomma, si fa presto a dire troia (o chi per essa). Del resto, basta avere lo stomaco (e la santa pazienza) di guardare un Grande Fratello o un Porta a Porta per rifarsi il vocabolario, ma l’arte della comunicazione è un’altra cosa. È un’arte, appunto, che richiede creatività, immaginazione e, come direbbe Cyrano de Bergerac, un atomo di spirito. Il becero e lo scurrile, diciamolo, peccano alquanto di banalità.

Perché poi magari ci lamentiamo che la società moderna è maleducata e incivile, nessuno che dica buongiorno e buonasera e sicuramente c’ha colpa il governo ladro, che quello ci azzecca sempre. Ci lamentiamo dell’imbarbarimento della specie che “prima” quando mai, della mancanza di rispetto delle nuove generazioni verso le istituzioni e verso tutto, però poi se il parlare pubblico non è condito con minchie e similari, non ci piace.

Certo, viene il dubbio che, Sgarbi docet, una paio di stronzi messi ad hoc alzino l’audience, che la legge del “ bene o male purchè se ne parli” funzioni sempre, tanto più nel male. Però, porcavacca, così è troppo facile, eh?

Ritratto: Aurora Stano
Grafica: Lorenzo Poggioli
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