CHIUSI, IAIA FORTE AL MASCAGNI. FORTE? MICA TANTO…

mercoledì 06th, gennaio 2016 / 13:03
CHIUSI, IAIA FORTE AL MASCAGNI. FORTE? MICA TANTO…
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CHIUSI – Può capitare che uno spettacolo teatrale (come una gara sportiva, un concerto…) non  susciti e non lasci emozioni. Può capitare che non piaccia e che uno non riesca a comprenderlo. A me è capitato, anche abbastanza spesso. Ma nonostante questo no ho mai rimpianto i soldi del biglietto. Soprattutto nel caso del teatro. Perché i soldi spesi a teatro, secondo me sono comunque soldi spesi bene. A prescindere. Dopo aver assistito allo spettacolo di ieri sera al Mascagni di Chiusi (“Hanno tutti ragione” con Iaia Forte), quei 18 euro mi son sembrati quantomeno un tantino eccessivi. E ho pensato che avrei potuto spenderli in altro modo. Non  perché lo spettacolo è durato un’oretta appena appena interruzione compresa… Ma perché non mi è proprio piaciuto. Molti, i più, hanno applaudito. Quindi probabilmente il problema è mio.

Però la performance di Iaia Forte non mi ha convinto. Mi ha ricordato il recente “Tacabanda” di Manfredi Rutelli con Gianni Poliziani. Ma quello mi era piaciuto molto di più. In entrambi i casi è un “one-man-show” (Iaia Forte è una donna ma nell’occasione fa la parte di un uomo). In entrambi i casi c’è un musicista, già abbastanza avanti con gli anni alle prese con una prova decisiva per la propria carriera. Il maestro Cosimo Valdambrini (Poliziani) con un provino che può rimetterlo in carreggiata dopo alcuni momenti difficili, nel quale si troverà di fronte però un vecchio amico che a suo tempo lui aveva in qualche modo tradito e quindi potrebbe vendicarsi. Toni Pagoda (Iaia Forte) è invece un cantante da nightclub che deve esibirsi al Radio City Music Hall di New York al cospetto di… nientepopodimenoché “The Voice” Frank Sinatra.

A tutti e due l’attesa fa salire l’ansia, secca la gola… E in tutti e due i casi nell’attesa riaffiorano i fasti, le debolezze e le miserie di una vita.

I due testi insomma sono piuttosto simili. La scena pure.

Con la differenza che Gianni Poliziani, attore bravissimo, ma dilettante, ha le physique du role del maestro Valdambrini e ne esce come un gigante. Iaia Forte non ha le physique du role di Tony Pagoda. Nè il fisico, né la voce, né le movenze. E ne esce in maniera quasi imbarazzante. E non le basta appellarsi a un paio di canzoni, cantate maluccio anche quelle, o alla parolaccia frequente, al quasi turpiloquio maschilista, per rendere il personaggio maschile più credibile. All’inizio Iaia Forte ha avuto pure un improvviso abbassamento di voce, tanto che ha dovuto chiudere il sipario per riprendere qualche minuto dopo… Può darsi quindi che non fosse al meglio delle condizioni. Questo dispiace. Però il suo Tony Pagoda, al di là di problemi contingenti e nonostante il testo di Sorrentino sia solido, non convince. Potrò apparire banale, ma ci vedrei meglio un Tony Servillo (il Jep Gambardella de La Grande bellezza somiglia abbastanza al cantante di night club di “Hanno tutti ragione”), un Vincenzo Salemme, un Buccirosso, al limite pure Christian De Sica o Peppino di Capri che ora fa l’attore pure lui… Ma –  e lo dico senza alcuna ironia-  anche Gianni Poliziani, perché no?

Iaia Forte è una attrice brava, dalla carriera robusta. Qui però ne esce maluccio. E non solo perché è donna e la parte maschile non le rende merito, o non le si addice (può essere e forse è una provocazione), ma perché è la sua lettura del personaggio che a mio avviso non regge. Succede. Non è un dramma. Ma è meglio se cambia spettacolo. Per dirla con una delle canzoni che ha cantato: Nun è peccato.

m.l.

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