PODEMOS TERZA FORZA IN SPAGNA. NON E’ VERO CHE LA SINISTRA NON C’E’ PIU’

lunedì 21st, dicembre 2015 / 13:00
PODEMOS TERZA FORZA IN SPAGNA. NON E’ VERO CHE LA SINISTRA NON C’E’ PIU’
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Dopo 40 anni di stabilità politica granitica garantita e segnata dall’alternanza Socialisti-Popolari, la Spagna cambia verso. Quantomeno, in Spagna cambia il vento. Le elezioni politiche d ieri hanno dato u segnale chiaro a entrambi. Nessuna delle due forze principali ha superato il 30% dei voti. I socialisti hanno addirittura rischiato il sorpasso da parte di Podemos, l’alternativa viola (dal colore delle bandiere) del giovane Iglesias, icona di una sinistra moderna, nuova, non più ideologica ma non democristianizzata come  il renzismo italiano. E nemmeno del tutto protestataria e deideologizzata come i 5 Stelle. Podemos ha ottenuto il 20,6% e 69 seggi, i socialisti il 22% e 90 seggi… L’altra forza “anticasta” di taglio però più moderato e centrista “Ciudadanos” si è fermata al 14% e 40 seggi, ma è comunque u buon risultato anche questo. Toccherà al popolare Rajoy tentare di formare un governo, ma non sarà facile e spunta anche l’ipotesi di una “grosse koalition” con Popolari e socialisti insieme, un po’ come in Italia tra Renzi e Alfano… Ma al di là di ciò che succederà per la formazione del governo spagnolo è chiaro che la novità rilevante è l’irruzione sulla scena delle due aggregazioni di nuova generazione, Podemos e Ciudadanos. La Spagna dice insomma che la vecchia politica e anche la vecchia Europa scricchiola e parecchio.iiii

La Spagna dice che… “podemos”.  Si può. E in Italia? Certo Renzi  che 3  anni fa sembrava il vento nuovo, ormai è una brezza stantìa che mostra tutti i limiti e i vizi della politica e dei politici che voleva rottamare: inciuci e accordarelli con vecchie volpi berlusconiane come Verdini, conflitti di interesse, sudditanza ai poteri forti… Non solo, ma Renzie il renzismo hanno anche prima minato, poi destrutturato e distrutto il Pd che sulla carta è il primo partito, ma nella realtà è un contenitore vuoto, al centro come in periferia. Lo hanno reso da partito comunque robusto e radicato, una cerchia di amici e amici degli amici. Un esercito di caporali, senza generali e senza truppa che sostiene il capo come si tifa per una squadra di calcio, ma in realtà lo lascia solo. Questo succede al Governo, ma anche nelle realtà locali, nelle giunte comunali.

In Italia però l’alternativa al renzismo non è Podemos. E il Movimento 5 Stelle che dà battaglia dura sui “conti”, sulla gestione ordinaria, sulle leggi, i decreti, gli scontrini, ma poi dice “non siamo né di destra né di sinistra”, in certe occasioni  e su certi temi, come l’immigrazione, strizza l’occhio alla Lega o non prende posizione per non inimicarsi il possibile e potenziale elettorato di destra… E i Stelle contano molto sui media, sulla rete, più che sul confronto “in piazza”. In piazza ci vanno, di iniziative ne fanno, ma sempre orgogliosamente da soli, ergendosi ad unico baluardo di moralità e legalità contro una politica degenerata. Anche a livello locale, non fanno alleanze. Non le cercano, nemmeno laddove potrebbero vincere, se solo trovassero qualche altra sponda… Podemos no, Podemos non fa mistero di “venire da sinistra”, non rinnega le radici di sinistra, vuole però rinnovarne l’immagine e la capacità di parlare alla gente. Podemos nasce più nelle lotte dei centri sociali, tra i lavoratori, nelle piazze degli indignados che sui blog… A differenza dei 5 Stelle, che hanno un leader riconosciuto (Grillo) ma non lo dicono, Podemos punta molto sull’immagine giovane, agguerrita, ma al tempo stesso rassicurate del suo leader Pablo Iglesias, che si chiama come il fondatore del Partito Socialista Spagnolo e punta molto sul “buon senso” delle proposte e delle parole d’ordine. Che comunque richiamano la filosofia, l’analisi e l’impostazione marxiana nella critica al capitalismo, con riferimenti a Gramsci su egemonia e carattere nazional-popolare del movimento…  Podemos insomma, più di Syriza in Grecia, è oggi la sinistra che non c’è. Una sinistra nuova, più pragmatica, antagonista rispetto alla casta e alle incrostazioni della sinistra vecchio stile. Ma riconoscibile, non equidistante…

E’ quello che manca in Italia dove la sinistra appare sempre divisa, avvizzita in dispute nominalistiche, incapace ormai di parlare alla gente comune e agli stessi lavoratori. Se ci fosse un qualcosa di simile a Podemos, probabilmente, in Italia la percentuale dei non votanti sarebbe minore, almeno tra quelli che un tempo votavano a sinistra e adesso disertano le urne.

Le prossime elezioni amministrative (si vota a Roma, a Milano, ma anche a Chiusi e Trequanda, per esempio) potrebbero essere l’occasione giusta per provarci a mettere in piedi quel qualcosa che somigli a Podemos. Certo i vari Vendola, Fassina, Civati somigliano poco a Pablo Iglesias e portare l’orecchino, come lui, non basta certo a colmare il gap.

Però la Spagna ha dimostrato che, volendo… podemos.  E se anche il Labour Party inglese, con la leadership di Corbyn sta virando decisamente a sinistra, forse è il caso di pensarci anche in Italia. A partire dai territori. Da ogni singola realtà. Che è anche l’unico modo per togliere di mezzo le cariatidi e i satrapi incollati ai loro scranni.

Perché come Podemos insegna, le cose belle nascono dal basso, dalla mobilitazione, dalla partecipazione, da un’idea… L’incazzatura, l’indignazione da sole non bastano. Serve anche un pensiero, un progetto di società. E, come dice Pablo Iglesias, “parole e proposte di buon senso”, perché ormai anche il buon senso sembra quasi un’utopia. In Spagna, Le bandiere rosse sono state sostituite dal viola? Fa niente, anche la Fiorentina quest’anno non va per niente male. Che sia un segno che il momento è propizio?

Marco Lorenzoni

 

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