LO SCANDALO BANCA ETRURIA: AMICI, AMICI DEGLI AMICI, VECCHIE CONOSCENZE… E FREGATURE

lunedì 14th, dicembre 2015 / 17:46
LO SCANDALO BANCA ETRURIA: AMICI, AMICI DEGLI AMICI, VECCHIE CONOSCENZE… E FREGATURE
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Oggi Alberto Statera su La Repubblica analizza lo scandalo Banca Etruria con i soci e clienti “truffati” o indotti in tentazione e in errore con il miraggio di obbligazioni e azioni ad alto rendimento che invece erano ad altissimo rischio… Il giornalista parla dei 13 “ricchi ex amministratori e 5 ex sindaci revisori della banca aretina che probabilmente non restituiranno mai i 185 milioni che si sono auto-concessi con 198 posizioni di fido finite in sofferenza e in incaglio, settore che in banca curava Emanuele Boschi, fratello del superministro Maria Elena. Nè, visti i precedenti, restituiranno i 14 milioni riscossi in gettoni negli ultimi 5 anni“.

Insomma, secondo quanto riporta Statera, mentre i soci e clienti vedevano andare in fumo i propri risparmi, per i “cattivi consigli” dei funzionari della banca, i vertici della stessa si arricchivano…

L’articolo di Repubblica cita anche alcuni dei primi 20 clienti top che hanno ottenuto mutui sostanziosi, poi finiti in sofferenza, per oltre 200 milioni di euro: Francesco Bellavista Caltagirone e la sua Acqua Antica Pia Marcia,  esposta con alcune controllate per circa 80 milioni, o la Sacci, esposta per 40 milioni, o la Finanziaria Italia Spa del gruppo Landi Eutelia (16 milioni), La Realizzazioni e Bonifiche del Gruppo Uno A Erre (per 10 milioni e mezzo) o l’Immobiliare Cardinal Grimaldi titolare di un mutuo di 11, 8 milioni a 40 anni, durata che non esiste sul mercato…

Ma anche la Privilege Yard Spa di Civitavecchia, che doveva costruire il panfilo più lussuoso al mondo (si diceva che fosse già stato opzionato da Bradd Pitt e Angelina Jolie) con un finanziamento da parte di un pool di banche capeggiato proprio dalla BPEL. Operazione poi non andata in porto perché la ditta è fallita per oltre 200 milioni… Nel consiglio di amministrazione figuravano Mario Masi, ex Direttiore Generale Rai, Giorgio Assumma ex Presidente della Siae. L’inaugurazione del cantiere fu “benedetta” dal Cardinal Bertone (quello dell’attico da 70 metri quadri). Guarda caso, proprio lui.

Tra gli sponsor dell’operazione anche una vecchia conoscenza chiusina, il “quasi cittadino onorario” e noto massone Giancarlo Elia Valori, che dove c’è qualcosa di poco chiaro è sempre presente. Compresa la Loggia P2 di Licio Gelli. Per fortuna di Chiusi quella cittadinanza onoraria concessa in tutta fretta nel 2013 si rivelò solo “virtuale”,  tant’è che non figura negli atti ufficiali. Meglio così, di personaggi del genere (come scrivemmo all’epoca) meglio farne a meno. L’avranno capito, adesso Scaramelli, Bettollini, Fatighenti & compagnia?

Del resto – scrive Statera su Repubblica – la Banca Etruria è da lustri teatro dello scontro e anche degli incontri d’interessi tra finanza massonica e finanza cattolica. Quasi tutte storie che vengono dalla notte dei tempi“. E la BPEL sia prima che dopo l’allargamento al Lazio è sempre stata un feudo democristiano. I fanfaniani ad Arezzo, gli andreottiani nel Lazio. Nel 2013 il presidente era Giuseppe Fornasari, ex deputato Dc. Aretino e fanfaniano Doc. Come Pierluigi Boschi, padre della ministra Maria Elena che alla domanda se preferisse ispirarsi a Fanfani o a Berlinguer non ebbe esitazione nel rispondere: Fanfani!

Tutto questo altro non è che l’ennesima cartina di tornasole che porta in evidenza l’intreccio tra politica, finanza, economia, massonerie e ambienti non lontani dalla sacrestie.  E certi nomi ricorrenti, i partiti o le aree politiche coinvolte, dicono anche che l’intreccio è quasi inestricabile ormai ed è radicato, quasi endemico al sistema Italia. Un sistema in cui anche il renzismo c’è dentro fino al collo, come i suoi predecessori, altro che rottamazione!

Ma, al di là degli aspetti politici, non secondari comunque, la vicenda dei soci e clienti indotti in errore (e in rovina) dalla BPEL e altri 3 istituti di credito emersa in questi giorni, con la frenesia del Governo nell’emettere il decreto salvabanche, così come era successo già con lo scandalo Monte dei Paschi. apre un nuovo fronte ed è un’altra mina nel rapporto di fiducia degli italiani verso gli istituti di credito. E una domanda serpeggia tra risparmiatori, correntisti e imprenditori: quante altre banche, grandi e piccole, hanno “mal consigliato” i propri clienti, inducendoli a comprare titoli tossici e carta straccia?

m.l.

 

 

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