LA TEMIBILE RAZZA DEI BUONISTI. CHI SONO E COME RICONOSCERLI

mercoledì 16th, dicembre 2015 / 10:36
LA TEMIBILE RAZZA DEI BUONISTI. CHI SONO E COME RICONOSCERLI
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I Buonisti sono una razza numerosa e, pare, in rapida espansione nel nostro paese. Federico Faloppa, docente di Storia della Lingua Italiana e Sociolinguistica, ne fa risalire i primi insediamenti in Italia al 1993 circa, quando il duo lessicale Buonista/Buonismo apparve per la prima volta con riferimento alla politica di tolleranza (verso gli avversari) adottata dal loro leader Walter Veltroni.

Invero, da quel dì, hanno fatto passi da gigante. Oggi, infatti, sono largamente rappresentati nella sfera politica, ben inseriti in quella sociale e ampiamente collocati nel mondo del giornalismo. Non esistono dati ufficiali (vedi Censis) che attestino l’esatto numero di Buonisti presenti nel paese, ma a giudicare dalla frequenza e regolarità con cui vengono nominati, sembra che la percentuale sia piuttosto alta.

Ma chi sono veramente? Una razza perniciosa, sembra. A dispetto della stessa radice dell’aggettivo buono/a, i Buonisti non hanno, ahimè, niente a che vedere con la bontà intesa come nobiltà d’animo. Al contrario, sono responsabili di molti dei mali della società moderna tra cui le devastanti conseguenze dell’immigrazione nel paese, la diffusione della piccola criminalità, il terrorismo internazionale. Una pericolosità, peraltro, ben nota. Come ricorda Faloppa, ad aprile di quest’anno, un titolo del Giornale, testata di comprovata autorevolezza, attribuiva al Buonismo ben settecento morti.

Attenti al lupo, quindi: teniamo cioè presente che, oggi come oggi, sono buoni solo il papa, Madre Teresa di Calcutta e alcuni bambini a natale. Tutti gli altri sono Buonisti, ovvero soggetti che “ostentato benevolenza e buoni sentimenti”, per usare la definizione del vocabolario Treccani. A titolo informativo va detto che gli scopi di detta ostentazione sono oscuri. Il Treccani non lo spiega. E nemmeno le intelligence si sono mai pronunciate. Ma siamo fiduciosi.

In attesa di un Buonistileak però, non abbassiamo la guardia. Occhio anche all’operato di Amnesty International, Save the Children ed Emergency . Si sospetta che siano organizzazioni buoniste pure quelle, ma, tranquilli, è ancora tutto da verificare.

Insomma, siamo pratici: come si riconosce un temibile Buonista? È presto detto. Basta fare riferimento al movimento degli Anti-Buonisti, nato proprio per contrastare l’avanzata degli Unni del duemila.

In termini di accezione, la grande differenza tra i due gruppi, è che buonista è un insulto (ovviamente), anti-buonista no.

L’altra grande differenza è che mentre i Buonisti sono un po’ confusi, non hanno capito bene in cosa peccano e si sentono in dovere di giustificarsi ogni volta che vengono chiamati in causa, gli Anti-buonisti non si giustificano mai per niente, hanno le idee molto chiare, sanno sempre cosa è giusto e, soprattutto, pagano le tasse, quindi hanno il diritto di inveire contro tutti, incluso il nemico Buonista, che invece forse non le paga, ma neanche questo è chiarissimo.

Se il Buonista si interroga, dubita, analizza, legge con attenzione e si ingegna, meschino, a capire contesti e situazioni prima di esprimere un’opinione, l’Anti-buonista non sente la necessità di approfondire alcun argomento. Spesso, gli basta una fugace occhiata al titolo di un giornale (uno qualunque) per sapere esattamente di cosa si parli ed è in grado di verbalizzare un giudizio netto con la rapidità di un fulmine.

Così, mentre l’infido e melenso Buonista si trastulla nell’appellarsi alla legge, ai diritti umani, alla storia c’insegna, all’andiamoci cauti prima di, l’assennato Anti-buonista in men che non si dica ha liquidato l’avversario con un deciso “basta con questo buonismo!” e sparato due o tre soluzioni infallibili. Il problema degli immigrati? Facile, frontiere chiuse e tutti rispediti a casa nei barconi (gli Anti-buonisti sono convinti che la più alta percentuale di immigrati arrivi in Italia via mare)

C’è stato un furto nella pubblica piazza? E che problema c’è. Si dà addosso al ladro e lo si pesta allegramente tutti insieme. La polizia? Macchè, buonista pure quella.

Terrorismo Internazionale? Colpa dei Buonisti, ça va sans dire (ma si dice. Gli Anti-buonisti amano reiterare). Bombardiamo a tutto spiano e la cosa è risolta.

Va da sé che la tecnica oratoria di Buonisti e Anti-buonisti si fonda su basi diverse. In occasione di dibattiti, il reo Buonista spiega il perché e il percome della sua posizione (e dei suoi presunti reati); l’integerrimo Anti-buonista no, non perde tempo, tanto ogni argomento del Buonista è, appunto, buonista. A che pro discutere?

Di fatto, nell’arte dell’oratoria il Buonista è un emerito sprovveduto, mentre l’Anti-buonista è un navigato arringatore. Si avvale, infatti, della fallacia ad hominem, una strategia della retorica che Faloppa spiega così: “prendersela con qualcuno invece di contrastarne, discutendole, le idee. Lo facevamo da piccoli: «Sei cattivo perché hai il naso storto!», «sei piccolo e brutto, non puoi parlare».

Eh, sì. Brutti e cattivi questi Buonisti (sporchi non saprei). Strano però che non abbiano meritato la definizione di Cattivisti. Sembra più appropriata per un flagello di Dio no?

 

Ritratto copertina: Aurora Stano 
Grafica: Lorenzo Poggioli
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