AL DIAVOLO IL MULTITASKING. VOGLIO ESSERE MONOTASKING

martedì 01st, dicembre 2015 / 09:24
AL DIAVOLO IL MULTITASKING. VOGLIO ESSERE MONOTASKING
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A me questa storia del multitasking dà assai sui nervi. Se spacciata poi per caratteristica “naturale” delle donne, mi viene proprio l’orticaria. Possibile mai che se una non riesce contemporaneamente a parlare al telefono, controllare la posta elettronica, cambiare il pannolino al figlio e non far bruciare le lenticchie sul fuoco, è una specie di impedita? E che se per disgrazia una di queste cose le viene male, o non proprio bene, non ha neanche uno straccio di giustificazione plausibile perché scusamavoidonnenonsietemultitasking?

Eh no, cari. No. Il  multitasking, o multi processualità (sì, c’è una parola italiana per dirlo),  è  una caratteristica delle macchine. Il termine nasce nel campo dell’informatica e si riferisce ad un sistema operativo che permette di eseguire più programmi contemporaneamente. In campo umano tuttalpiù si possono fare diverse cose con maggiore o minore velocità ma sempre una dietro l’altra. La contemporaneità delle azioni è apparente. Un’ illusione và.

A differenza del nostro amato piccì (quello con l’hardware, non quello con la I finale) , il nostro cervello, secondo gli studi del neuro scienziato Daniel J. Levitin, non è cablato per il multitasking. A voler approfondire la ricerca, Nick Chater, professore di scienza del comportamento alla britannica Warwick Business School, afferma che il multitasking non esiste, né per gli uomini né per le donne. Anzi, questa mania di fare dieci cose al minuto danneggia tanto gli uni quanto le altre. Più vicina alla schizofrenia che alla capacità multi processuale.

Attualmente, non esiste alcuna prova scientifica del fatto che il multitasking sia una prerogativa della corteccia femminile e meno ancora che sia una cosa umana. È vero che recentemente, alcuni ricercatori della New York University hanno scoperto che esiste una zona del cervello preposta al multitasking ma è in fase di sperimentazione (sui topi,peraltro), quindi ciccia, per il momento non fa testo.

Insomma, questa della naturalità delle donne a multiprocessualizzare, lasciatemelo dire, è l’ennesima fesseria. Una fesseria infida che può alimentare sensi di colpa e botte all’autostima di cui, credetemi, proprio non c’è bisogno.

Cioè, passi  (con un pelo di stizza ma passi) per la meraviglia di un uomo di fronte al difetto di plurifunzionalità di colleghe/mogli/compagne/figlie etc., il grosso problema qui è che le prime a rammaricarsi, a volte disperarsi, se questa presunta capacità viene a mancare, sono proprio le donne. Ho sentito colleghe che si affliggevano perché con l’avanzare dell’età, si sono accorte che non riescono più a fare cinque,sei,sette cose contemporaneamente.

Capirai, con l’accumulo di informazioni da elaborare, compiti da svolgere,  acciacchi incipienti, crisi globale da tamponare, ansie da terrorismo-appena-scoperto da placare, tempo che mammamiacomepassa, capelli che si imbiancano (e non sembrano fiocchi di neve), rughe che si insinuano, addominali che urlano pietà, occhiaie che si accentuano, pancette che si consolidano testarde, sonni che scarseggiano, sogni sempre più in fondo al cassetto …ma una si può colpevolizzare perché non riusce nella divina impresa del simultaneo?

Ecco, io personalmente mi rifiuto. A me di essere multitasking non me ne frega un fico secco. Se parlo, telefono, scrivo, leggo, ascolto, piango o rido, non voglio fare altro. A me il simultaneo mi fa fatica. Ecco, l’ho detto.

 

Ritratto: Aurora Stano – www.aurorastano.com

 

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