UNO SPETTACOLO, UN “PROFETA” E… UNA MONTAGNA CHE SI E’ TROVATA SPESSO LO STATO CONTRO

mercoledì 26th, agosto 2015 / 18:23
UNO SPETTACOLO, UN “PROFETA” E… UNA MONTAGNA CHE SI E’ TROVATA SPESSO LO STATO CONTRO
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LA VICENDA DI DAVIDE LAZZARETTI IN UNA PIECE TEATRALE DI CRISTICCHI E RUTELLI. E LE ANALOGIE CON ALTRI FATTI VISSUTI IN SEGUITO SULL’AMIATA

C’erano più di 1.000 persone il 12 agosto sul Monte Labro, propaggine del Monte Amiata, nel comune di Arcidosso, ad ascoltare Simone Cristicchi nei panni de “Il secondo figlio di Dio”, ovvero il “profeta” Davide Lazzaretti. Un Lazzaretti riproposto dall’attore romano e dal regista Manfredi Rutelli, proprio lì nella sua terra, dove predicò la sua utopia cristiana e socialista e dove fu ucciso insieme ad altri seguaci dai carabinieri, nel corso di una processione.CRISTICCHI DAVIDE

Era il 18 agosto 1878. Diciotto anni dopo l’Unità d’Italia cui lo stesso Davide Lazzaretti contribuì, combattendo a Castelfidardo, con i piemontesi contro le truppe pontificie. Davide, il profeta dell’Amiata. Il visionario fondatore di una Chiesa, quella dei Giurisdavidici, propugnatore di idee millenaristiche ma anche di uguaglianza, di stampo protosocialista e repubblicano…

La Chiesa di Roma dapprima vide con favore e appoggiò la sua azione vedendo in essa uno strumento per una resistenza culturale, popolare, al nuovo Stato italiano unitario. Come fece con certi “briganti” del meridione italiano. Poi però, quando la sua comunità Giurisdavidica, assunse i caratteri di sana sorta di movimento ispirato ad un socialismo mistico e utopistico, fino ad appoggiare apertamente la Comune di Parigi,  mise in allarme sia la Chiesa che lo Stato Italiano…

Il sostegno che ricevette da figure come don Giovanni Bosco, anch’egli vicino ai più deboli e ai diseredati non cambiò l’atteggiamento del potere nei suoi confronti.  Nel 1878, la Chiesa lo scomunicò come eretico e mise all’indice i suoi scritti e nello stesso anno, il 18 agosto lo Stato unitario mandò una pattuglia di carabinieri e un militare a fronteggiare una processione che egli aveva indetto sul Monte Labro.  Partirono degli spari verso la processione pacifica e inerme. Fu proprio il militare, certo Pellegrini, a colpire a morte Davide. Ma ci furono altri 3 morti. E 40 feriti.

Il cadaveredi Lazzaretti  fu sepolto a Santa Fiora in terra sconsacrata, ma venne poco dopo prelevato dall’antropologo Cesare Lombroso, il fondatore dell’antropologia criminale, che aveva ottenuto le sue spoglie per i propri studi, volti a ricercare nel Lazzaretti l’origine organica di una follia criminale e di accreditare questa tesi, per sminuire la portata messianica e “rivoluzionaria”, antagonista, della sua predicazione.  Gli stessi seguaci di Davide Lazzaretti che erano alla processione quel 18 agosto, scampati ai colpi dei carabinieri, furono arrestati e poi processati, a Siena per  «attentato contro la sicurezza interna dello Stato, per aver commessi atti esecutivi diretti a rovesciare il Governo ed a mutarne la forma, nonché a muovere la guerra civile ed a portare la devastazione ed il saccheggio in un Comune dello Stato». Furono insomma considerati e accusati di essere dei “sovversivi”. Ma furono tutti assolti.

La visionaria utopia religiosa e socialisteggiante del “secondo figlio di Dio” finì lì, sulle pendici dell’Amiata, sotto i colpi di moschetto di quella pattuglia di servitori dello Stato, impauriti e mandati a fermare nientepopodimenoche una processione con croci e labari e una sola, strana, bandiera rossa con un simbolo che non era ancora la falce e martello.

E’ successo tante volte in seguito: dalle cannonate di Bava Beccaris sulla folla a Milano nel 1898, ai morti di Reggio Emilia del 1960, a Giannino Zibecchi nel ’75…  Ma la vicenda umana, culturale, religiosa e politica di Davide Lazzaretti è una di quelle in cui la Chiesa cattolica apostolica romana da una parte e lo Stato Italiano dall’altra non hanno mostrato la loro faccia migliore. E resta ancora nella memoria del popolo amiatino che è sempre stato un po’ più antagonista, più fuori schema di altri, così come un altro episodio accaduto esattamente 70 anni dopo l’eccidio del Monte Labro: la rivolta dei comunisti di Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio dopo l’attentato a Togliatti e la repressione che ne seguì.

Fu lo stesso segretario del Pci, parlando in un comizio agli amiatini a paragonarsi al barrocciaio eretico Lazzaretti e a lanciare una similitudine tra i due fatti. Perché identica fu la risposta dello Stato.

Il 14 luglio del ’48, appena si diffonde la notizia dell’attentato a Togliatti avvenuto a Roma, gli amiatini insorgono, disarmano i carabinieri presenti nella caserme, malmenano qualche ricco possidente colluso col fascismo, devastano qualche casa,e assaltano sedi della Dc, a guidare gli assalti sono spesso le donne…  C’è tensione, forte, si innalzano barricate, gli insorti tagliano i fili del telefono e del telegrafo… ma la violenza è ancora contenuta… La situazione precipita quando all’arrivo di centinaia di poliziotti e militari esplode una bomba, parte uno scambio di colpi d’arma da fuoco. Un agente rimane a terra. Un altro viene colpito a morte con una coltellata. I rivoltosi prendono le distanze dal gesto sconsiderato, accusano il pugnalatore di essere un esaltato, pazzoide… ma ormai è guerra. I comunisti amiatini di danno alla macchia come nel ’43, e si rifugiano nelle miniere. Sull’amiata convergono centinaia di camionette e di agenti e militari in armi, dal 17 al 21 luglio la zona è passata al setaccio, rastrellamenti indifferenziati ovunque, anche contro la popolazione civile inerme, estranea ai fatti. I militari ci vanno pesanti, non solo rastrellano, ma picchiano, umiliano donne, anziani, perfino bambini… Alla fine saranno 411 i fermati, 9 gli arrestati, 331 denunciati a piede libero, 10 dichiarati “latitanti”…

Finito lo stato d’assedio, arriveranno nel 1950 alcune condanne a lunghi anni di carcere e tante assoluzioni. Ma rimarrà nella popolazione amiatina il senso di aver subito, come nel 1878, come ai tempi di David Lazzaretti, la violenta repressione di uno Stato lontano e minaccioso. E sull’Amiata, un certo senso di distanza dallo Stato si respira ancora…

m.l.

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