I FESTIVAL MUSICALI STENTANO? IL MINISTERO TAGLIA I CONTRIBUTI ALLE ORCHESTRE. A RISCHIO IL 75% DELLA MUSICA ITALIANA

sabato 08th, agosto 2015 / 17:55
I FESTIVAL MUSICALI STENTANO? IL MINISTERO TAGLIA I CONTRIBUTI ALLE ORCHESTRE. A RISCHIO IL 75% DELLA MUSICA ITALIANA
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A Chiusi, ai tavoli del bar davanti al teatro e pure sui social network si è accesa in questi giorni una certa discussione sulla qualità degli spettacoli del festival Orizzonti e soprattutto sull’impatto che il festival stesso ha sulla città, sulle presenze e sulle assenze di spettatori ai vari eventi… Anche questo fa parte del clima da festival. E affiora una punta di amarezza nel vedere spettacoli di qualità assoluta come quelli di Pippo Delbono, Andrea Adriatico o Valter Malosti andare in scena davanti a 20, 30, massimo 50 spettatori. Vero che si tratta di “teatro sperimentale”, non proprio alla portata di tutti, diciamo pure teatro di nicchia… Ma per quei registi, quegli attori, quelle attrici, quei musicisti, nella maggior parte dei casi di livello eccezionale, crediamo che sarebbe stato più gratificante trovarsi di fronte un pubblico più numeroso e fatto non solo da “quelli del festival” e pochissimi altri, più  o meno “precettati”. Nella discussione però c’è chi ricorda, che anche altri festival, con una storia più lunga alle spalle e con altri budget, alla fine scontano da sempre il medesimo problema: anche il Cantiere Internazionale di Montepulciano ha dovuto e deve fare i conti con l’indifferenza, l’apatia, l’assenza dei poliziani, presenti in massa solo ai concertoni di chiusura in piazza grande… E così altrove. Anche quando sul palco salgono artisti famosi addirittura famosissimi. Quindi tutto il mondo è paese. I “Concerti in Terra di Siena“, appuntamento prestigioso, di questo territorio non  trovano mai folle oceaniche, ma solo pubblico di nicchia. E sono di grande livello.

Ed è chiaro, normale, prevedibile che facciano numeri più sostanziosi i festival rock o le rassegne jazz e blues, di festival che puntano sulla lirica, sulla musica da camera o sulla musica contemporanea… Ed è vero che anche nel caso di rassegne più facilmente fruibili, come ad esempio Trasimeno Blues, quest’anno che i nomi erano meno altisonanti o prestigiosi, le presenze sono state di meno rispetto alle edizioni in cui si esibivano Jack Bruce, Robin Trower, i Canned Heat, Johnny Winter, Eric Sardinas, Kenny Neal, Ana Popovic .

E così. Il pubblico segue la traccia mediatica. Segue ciò che conosce di più. Quello che è più facile comprendere. Ciò non vuol dire che tutto il resto, tutto ciò che non fa numeri alti al botteghino, sia da cancellare. Da mettere in un angolo.

Ma se a mettere all’angolo un certo tipo di musica, un certo tipo di cultura è per primo lo Stato, allora il problema non è solo quello dell’apatia del pubblico. Proprio ieri il MIBACT, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha pubblicato sul proprio sito l’elenco delle orchestre e istituzioni musicali ammesse a contributo. Più di 60 si son viste rifiutare o decurtare  il contributo. Il che significa, di fatto, una condanna a morte. “Mi aspettavo u aumento del contributo per festeggiare degnamente il centenario dell’istituzione, invece alla prossima assemblea proporrò la chiusura…” dice Stefano Passigli, presidente degli Amici della Musica di Firenze.  E così altre orchestre, istituzioni, festival… di Roma, di Venezia, dell’EmiliaRomagna e più o meno in tutta Italia. “Vengono cancellate due terzi delle realtà musicali italiane, scatenando un effetto domino che contribuirà a far diminuire drasticamente le opportunità di lavoro anziché offrirne. Pochi sono i beneficiati, alcuni noti, altri perfetti sconosciuti. Sono leciti quesiti inquietanti: perché la sparizione di realtà diffuse sul territorio, a vantaggio di iniziative che privilegiano i cartelloni di agenzia?», denuncia Massimo Mercelli, concertista, vicepresidente della European Festival Association e direttore artistico del Festival dell’Emilia-Romagna, azzerato anche quello.  Molte delle associazioni penalizzate dal taglio dei contributi ministeriali faranno ricorso. Si aprirà una stagione di rivendicazioni, ma per le orchestre e quindi per la musica italiana tira una brutta aria. E se questa è l’aria che tira come stupirsi se un festival interessante e di qualità, ma di nicchia come quello di Chiusi fa il pieno solo con Paolo Fresu?

M.L.

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