ORIZZONTI, OGGI DUE PIECES TEATRALI SCABROSE E CORAGGIOSE

mercoledì 05th, agosto 2015 / 17:36
ORIZZONTI, OGGI DUE PIECES TEATRALI SCABROSE E CORAGGIOSE
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CHIUSI –  Oggi è una giornata particolare, per il festival Orizzonti di Chiusi. Perché vanno in scena due pieces teatrali molto particolari. Alle 18,00 al lago, “L’omosessuale o la difficoltà di esprimersi”, per la regia di Andrea Adriatico e l’allestimento della compagnia Teatri di vita con Eva Robin’s, Olga Durano e Anna Amadori e, alle 20,00 al Teatro Mascagni “Therese et Isabelle”, di Valter Malosti sul testo, di Violette Leduc.

L’omosessuale o la difficoltà di esprimersi è uno dei testi più travolgenti di Copi, drammaturgo franco-argentino morto di aids dopo aver lasciato una serie di opere, disegni e fumetti di grande spessore.
La commedia è un inesauribile accavallarsi di colpi di scena che ogni volta modifica completamente ogni riferimento, a cominciare da quello sessuale. E’ il trionfo del delirio transgender e psichedelico, che esplode in una graffiante comicità. Si ride di cose atroci, mentre il mondo va alla deriva, rappresentato com’è in quella capanna nella steppa che assomiglia sempre più al nostro universo scardinato.

La strampalata storia di Irina e di una sua improbabile Madre, sempre in procinto di partire per un altrove che non esiste mentre, ricevono la visita di personaggi senza un’identità e un sesso definitivi.
Una cavalcata nella più sfrenata fantasia per descrivere con il sorriso l’umanità lacerata dei nostri tempi, dove “la difficoltà di esprimersi” ha l’immagine atroce delle mutilazioni: fisiche, umane, sociali. Un testo e un tema scabroso. Come è scabroso “Therese et Isabelle”, il testo di Violette Leduc, messo in scena da Valter Malosti, con Roberta Lanave e Elena Serra.

Il romanzo della Leduc è del 1954. È stato pubblicato per prima volta nel 1966, ma fu subito censurato. In Francia, già in clima di pre-sessantotto… E la Francia di quegli anni non era l’Italia bacchettona, perbenista e un po’ provincialotta, abbagliata dal boom economico, scossa da fermenti sociali e culturali come il Concilio Vaticano II, ma ancora troppo pervasa e sottomessa dall’oscurantismo clericale e democristiano. La Francia era già avanti… Eppure… eppure quel romanzo non passò il vaglio della censura, per la storia in sé (la relazione lesbica tra due adolescenti in un collegio femminile, raccontata a posteriori da una delle due protagoniste…), per il linguaggio esplicito, che nulla lascia all’immaginazione. Therese et Isabelle diventò anche un film, nel ’68, diretto dal regista Usa Radley Metzger… Ma la versione integrale e originale del romanzo è stata pubblicata solo nel 2000.

Insomma due testi “scabrosi”, due spettacoli sul tema dell’omosessualità, uno di seguito all’altro. Due compagnie di teatranti coraggiosi, pronti a buttare sul palco l’angoscia e la sfrontatezza di situazioni complicate. Un po’ più che border line. Già oltre “il comune senso del pudore” che un tempo, ai tempi della censura, costituiva il limite invalicabile dettato dalle convenzioni borghesi e curiali.

Due scommesse del festival Orizzonti (non abbiamo esitato a definirlo un festival coraggioso e gay friendly, che in mezzo a tanti rigurgiti fascistoidi e omofobi è un segnale di civiltà), che forse per la qualità degli allestimenti e la sostanza dei testi avrebbero meritato orari più confacenti delle 18 e delle 20.  Ma un festival è tale anche perché propone più cose a varie ore del giorno e della notte… perché occupa più luoghi, anche in orari poco abituali per la musica o il teatro… Finora Orizzonti non ha deluso sul piano dell’offerta artistica, che è di alto livello, stenta se mai un po’ a trovare un pubblico numeroso che non sia solo quello degli addetti ai lavori. Perché, alla fine, poi, questa è la scommessa principale da vincere.

m.l.

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