RIPA D’ORCIA, UNA “PERLA” SOTTO CHIAVE. MA E’ REGOLARE?

giovedì 02nd, luglio 2015 / 17:22
RIPA D’ORCIA, UNA “PERLA” SOTTO CHIAVE. MA E’ REGOLARE?
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L’Italia è piena di perle architettoniche e storiche. Non c’è paese al mondo che ne abbia una quantità simile. Ma in Italia molte di queste perle sono “off limits”. Chiuse a chiave. Interdette alla visita. E quindi non fruibili da parte della cittadinanza e dei turisti. Spesso si tratta di beni e proprietà private, che però data la valenza storico culturale dovrebbero e potrebbero costituire un richiamo importante, oltre che testimonianza di un passato da valorizzare e non dimenticare.

E’ di queste settimane la sollevazione sui social network per il borgo fortificato di Ripa d’Orcia. Una fortezza con borgo medievale annesso, a picco sulle gole dell’omonimo fiume che in quel punto sembra il Colorado… Una Perla, appunto, nel cuore della Valdorcia, zona tra e più fotografate d’Italia, certificata dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità. Sicuramente uno dei luoghi più importanti e suggestivi dell’area, non solo dal punto di vista panoramico.ripa 4

Ma, come dicevamo, trattasi di proprietà privata. E del tutto inaccessibile, impraticabile, non fruibile. Se non solo “per gruppi e su prenotazione”, come recita un cartello.

36 anni fa il primo cancello… poi via via se ne sono aggiunti altri, addirittura a precludere una pubblica via dove il Comune di Castiglion d’Orcia ha sempre pagato la pubblica illuminazione… “Ritenendo di poter agire nella distrazione generale, e infischiandosene di ben 3 delibere comunali (1979 – 2010 – 2012) che obbligavano all’apertura del cancello, la proprietà ha pensato bene di andare oltre, ovvero di chiudere con reti e sbarramenti e infiniti cartelli di divieto tutte le strada laterali al castello che permettessero l’accesso e la visibilità di quel paesaggio mozzafiato che sono le gole dell’Orcia”, dicono quelli del comitato nato su Facebook e che già conta parecchie centinaia di adesioni. In effetti ogni strada di accesso risulta sbarrata da cancelli reticolati, recinzioni… Arrivandoci, sembra di arrivare nei pressi di una polveriera della Nato. Forse intorno alle polveriere della Nato i cartelli di divieto sono di meno.ripa 6

La proprietà che fa capo ad una famiglia discendente dei Piccolomini (famiglia storica senese che annovera anche un paio di papi), evidentemente non gradisce visite, se non organizzate e prenotate e ha messo sotto chiave l’intero borgo. E di fronte al battage mediatico ha tuonato “Non ci faremo processare dal tribunale del popolo”, forse temendo di ritrovarsi accerchiata da orde di comunisti, che un tempo erano numerosi in Valdorcia, ma adesso francamente fanno parte solo della memoria, come i cipressi.

Sempre secondo il comitato, il problema non è solo di opportunità o meno di chiudere l’area ai visitatori, c’è anche il dubbio, per ora smentito sia pure solo ufficiosamente dal Comune, che alcune opere realizzate in area sottoposta a vincolo architettonico e paesaggistico siano abusive o irregolari e che l’illuminazione pubblica, pagata dal Comune, sia stata usata a fini privati o che sia stato impedito l’accesso ad una pubblica via. Tutte cose in via di verifica, insomma. Qualche cancello pare sia stato addirittura rimosso, dopo le polemiche sui social network. Ma altri resistono, come si vede nelle foto.

La vicenda di Ripa d’Orcia non è la prima in questo senso. Nel lontano 1992, la rivista Belverde, supplemento culturale di Primapagina pubblicò un ampio servizio intitolato “Belli e impossibili” che si riferiva proprio ad alcuni castelli, di grande interesse storico e architettonico, presenti in questo territorio e chiusi al pubblico. Erano citati nell’articolo il Castello di Fighine, nel Comune di San Casciano Bagni,  la Fortezza Paolozzi di Chiusi, la Rocca di Sarteano e il castello di Montalera, nel comune di Panicale. “Quattro manieri che per la loro collocazione in area di confine tra Umbria e Toscana hanno vissuto e patito le contese medievali, le guerre di Siena e Firenze, i tentativi dei Signori di Orvieto di estendere i loro possedimenti all’area  a cavallo tra l’Amiata e il Trasimeno e tutti sono arrivati fino a noi, pressoché intatti. Belli e impossibili”. Così si leggeva nel’articolo del ’92.

Ebbene dei 4 castelli citati quello di Sarteano è oggi almeno parzialmente visitabile e fruibile e viene utilizzato anche per iniziative culturali, come spettacoli teatrali e concerti. A Fighine che all’epoca presentava una situazione molto simile a quella di Ripa d’Orcia oggi (cancelli, recinzioni, catene…)  c’è un resort turistico… Gli altri 2 sono tutt’ora sotto chiave. Montalera è rimasto ad uso esclusivo della proprietà; la Fortezza di Chiusi risulta messa in vendita, ma nessun chiusino l’ha mai vista dall’interno del cancello che spuntò dal nulla, su strada pubblica, nel 1939.

Insomma la storia si ripete. Ed è sempre la stessa storia. La storia dei vincitori, di chi ha i soldi e il potere e pensa di poter fare e disfare a proprio piacimento anche della memoria e del patrimonio (almeno dal punto di vista visivo) di tutti.

Eccola una prima bella “grana” per il neoconsigliere regionale Scaramelli, mister 15 mila preferenze. Ripa d’Orcia, Fighine e la Fortezza di Chiusi sono nel suo collegio elettorale. Si faccia sentire e vedere, verifichi la situazione, se ci sono stati abusivi o interventi arbitrari e chieda o si faccia promotore di provvedimenti.

m.l.

 

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