MASCAGNI GREMITO PER I “4 AMICI AL BAR”, L’ITALIA IN UN’ORA E MEZZA DI MUSICA E PAROLE

martedì 09th, giugno 2015 / 11:04
MASCAGNI GREMITO PER I “4 AMICI AL BAR”, L’ITALIA IN UN’ORA E MEZZA DI MUSICA E PAROLE
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CHIUSI – E’ stata un successo la “prima” dello spettacolo “4 Amici al Bar”, andata in scena domenica sera a Chiusi. Un ritorno alla grande sul palscoscenico del Mascagni per Francesco Storelli e Gianni Poliziani. Un bel segnale per la Fondazione Orizzonti che ha voluto aprire con questo spettacolo la stagione estiva e il nuovo corso targato Silva Pompili.

La storia è quella dell’Italia e della musica, o meglio di un’Italia che cambia o vuol far credere di cambiare raccontata attraverso le parole e le note di quattro grandi cantautori italiani: Luigi Tenco, Sergio Endrigo, Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci. Quattro autori che ci hanno raccontato con il passare degli anni attraverso le canzonette più o meno scanzonate che nascondevano però sempre temi importanti. gianni 1
E con lo stesso tono scanzonato è partito lo spettacolo. Francesco Storelli e Gianni Poliziani salgono sul palco e cominciano a parlare della musica della loro generazione, che sarebbe il rock britannico e americano, quello di Jimi Hendrix e dei Pink Floyd… ma in questo caso è un’altra musica. Un rivangare vecchi ricordi che all’inizio sembra un po’ confusionario…chissà dove andranno a parare…ma poi lentamente si capisce che stanno parlando di noi, della nostra musica, della nostra storia, dell’Italia.
Lo capisci quando le luci sui due attori si affievoliscono per accendersi sulla band: 5 elementi giovanissimi e una voce femminile, quella di Ornella Tiberi, che intona “Io che amo solo te”. Una scelta coraggiosa quella di mettere un gruppo con chitarra, batteria, tromba, basso e tastiere dell’età media di 25 anni, e una voce femminile per interpretare dei brani così classici e che sono ormai nell’immaginario collettivo quasi solo loro, dei 4 autori (riuscite ad immaginare “Un’idea” non cantata dal Signor G?). Ma una scelta ben riuscita, perché già alla prima nota si capisce che non è un giradischi che suona: è un reinterpretare quelle canzoni con arrangiamenti originali.
E la storia dell’Italia va, tra le parole di Storelli e Poliziani e la musica della band: il boom economico, l’emigrazione dal sud al nord con “Il treno che viene dal sud”,e “Ciao Amore Ciao“,  il lavoro in fabbrica di “Vincenzina”, le speranze di un’Italia uscita distrutta dalla guerra. Le stesse speranze che si ritrovano nelle parole di Luigi Tenco  “Vedrai vedrai”, in chiave leggermente blues. STOREL
Non è solo la musica che racconta questi cambiamenti. Non poteva mancare naturalmente un classico di Gaber “Com’è bella la città” recitato con pathos crescente da Storelli e Poliziani accompagnati da un leggero sottofondo musicale, come faranno poi magistralmente per “Quelli che” e per “Qualcuno era comunista”. Ma a questo punto ormai si capisce che siamo arrivati ai giorni nostri e le speranze sono ormai passate, lasciando lo spazio alla delusione, al rimpianto anche di un grande come Gaber che con “La presa del potere”, canzone che ha 40 anni, ci fa capire che non era poi così imprevedibile capire a che punto saremmo arrivati.
Uno spettacolo musicale ma anche una profonda autocritica della nostra storia, della nostra cecità, la stessa che ci impedisce di conoscere e capire la verità su tanti fatti della nostra Italia, da Feltrinelli, a Pasolini , a Pantani, da Piazza Fontana alla stazione di Bologna, al caso dello stesso Tenco.
Marco Lorenzoni è riuscito a riassumere in uno spettacolo di un ora e mezza tutta la nostra Italia, un susseguirsi di eventi e cambiamenti storici dettati dalle canzoni di quattro grandi, 4 amici al bar, che speriamo si siano divertiti da lassù come noi tutti in un Mascagni praticamente gremito.

Romina Faralli (Radio Trasimeno web)

Nelle foto di Giulia Fuccelli e Carlo Sacco alcuni momenti dello spettacolo

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