IL CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA. MA SI PUO’ CELEBRARE UNA CARNEFICINA?

lunedì 25th, maggio 2015 / 12:55
IL CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA. MA SI PUO’ CELEBRARE UNA CARNEFICINA?
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CHIUSI – Ieri, 24 maggio, molti paesi e città d’Italia hanno celebrato il “passaggio del Piave”. Ovvero l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915. A Chiusi il centenario dell’inizio della Grande Guerra è stato celebrato con la presentazione di un libro di Enrico Barni, “Al grido di Savoia!” e con una mostra fotografica e cerimonia in piazza Duomo, con la partecipazione della Fanfara dei Bersaglieri in congedo di Siena. Fanfara che ha anche voluto omaggiare un vecchio commilitone che si onorava di portare il cappello con le piume tanto da dedicargli il proprio bar. Il Bar del Bersagliere, appunto. bersaglieri al bersagliere

Un fuori programma piacevole e toccante non solo per i familiari e gli amici. Ma al di là di questo e della presenza sempre suggestiva della fanfara dei Bersaglieri, il seguito della giornata, con le celebrazioni a Chiusi città, pone qualche interrogativo. Viene infatti da chiedersi  come si possa celebrare l’entrata in guerra di un paese. Come si possa e cosa ci sia da celebrare nell’avvio di un conflitto che fu “una strage inutile” (parole di papa Francesco), una immane carneficina. Il sindaco Scaramelli in un post su Facebook cita “i nostri soldati che lottarono al fronte”. Sarebbe più giusto dire i nostri soldati che furono mandati al massacro e morirono nelle trincee senza nemmeno sapere perché. Giovani, alcuni non ancora 20enni, sradicati dalle loro famiglie, dalle loro case, dai loro campi, del nord, del centro e del sud, spesso analfabeti, ignari della ragioni ragioni della guerra e spediti al fronte per fare da carne da macello per la gloria dei Savoia. Non c’è paese, anche il più piccolo e sperduto che non abbia una stele, una lapide, un cippo alla memoria dei caduti nella Grande Guerra. Basta questo, oltre al numero dei morti, a far capire, a dare l’idea dell’immane carneficina. Basta fare una camminata nei luoghi del conflitto, nelle trincee ancora visibili del Carso, del Monte Grappa, basta una visita rapida ad uno dei tanti musei dedicati alla guerra 1915-18,o agli “ossari” che si trovano in tanti paesi, per respirare ancora oggi, dopo 100 anni, il senso di angoscia, la paura di quei ragazzi che si trovarono a combattere un nemico che non conoscevano, in luoghi di cui non avevano nemmeno sentito parlare…

Ecco, noi non avremmo celebrato l’entrata in guerra. Se mai avremmo onorato i morti con le bandiere a lutto e il Silenzio, non con le fanfare festose. Ma la storia ormai ognuno la legge come gli pare e la memoria è un optional ad uso della propaganda.

 

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