CHIUSI: IL FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA, LA POLITICA CULTURALE E UNA CITTA’ TROPPO INDIFFERENTE

lunedì 04th, maggio 2015 / 12:50
CHIUSI: IL FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA, LA POLITICA CULTURALE E UNA CITTA’ TROPPO INDIFFERENTE
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CHIUSI – Si è conclusa ieri le seconda edizione di Diaframmi Chiusi, il Photography Festival organizzato dal club I flashati nella cittadina di Porsenna. Per due week end, nei “ponti” del 25 aprile e Primo Maggio Chiusi si è trasformata in set diffuso. E in una mostra policentrica.  Però a Chiusi, come spesso accade, pochi se ne sono accorti. Il 25 aprile c’erano più chiusini a Cetona in Fiore, che al festival di fotografia, per dirne una. Eppure la rassegna allestita dai Flashati proponeva scatti di indubbio interesse, sia per la qualità delle opere che, in alcuni casi, almeno, per il valore “documentale” del materiale esposto. Materiale che, a festival chiuso, meriterebbe una collocazione fissa e fruibile. Per esempio, la mostra di Loriano Masini “Quando c’erano i contadini” è una testimonianza documentale importante sul mondo agricolo di questo territorio,  in un periodo preciso: dal 1980 al 1995. Ecco quelle foto non sfigurerebbero certo nel museo della Mezzadria di Buonconvento o anche nel Museo civico detto della Città e del Territorio di Chiusi.  La Mostra sulla storia della Pallavolo chiusina potrebbe essere riproposta in occasione della Festa per la promozione della Emma Villas in serie A2 il 10 maggio al Palasport e magari rimanere, proprio al palasport, a futura memoria (magari inserendo foto anche degli anni di mezzo: tra i primordi degli anni ’50-70 e il trionfo Emma Villas, non è che non ci sia stato niente). E così la mostra sul “Cielo sopra Siena” potrebbe trovare spazio in biblioteca…

Detto questa resta la soddisfazione di vedere che a Chiusi e nella zona ci sono giovani (e non solo giovani) che con la macchina fotografica ci sanno fare e che coltivano questa passione con dedizione e professionalità elevata e dall’altro l’amarezza nel vedere una città indifferente, distratta anche verso i suoi talenti migliori. Succede (è successo) con il teatro, con la musica, con pittori e scultori. Succede (è successo) con lo sport, dalla Pallavolo scoperta da molti solo adesso che è arrivata in serie A e ignorata per 50 anni, al canottaggio, al calcio stesso…

Chiusi è stata per decenni una cittadina viva e vitale, per molti versi la più vivace del comprensorio, ora non lo è più. Ora sembra una periferia metropolitana. Una ghost town, una città fantasma dove la sera sembra ci sia il coprifuoco. Dove anche le iniziative magari richiamano pubblico da fuori, ma vengono snobbate, ignorate dalla cittadinanza. Vedi l’ultimo festival Orizzonti: grande successo mediatico e di critica, buon pubblico dai dintorni e da tutta Italia, ma pochi, pochissimi chiusini. Vedi il festival rock. Vedi la stagione teatrale invernale…

Chiusi, come in passato continua a sfornare artisti, attori, registi, musicisti, fotografi, archeologi e buoni atleti… ma la città non li coccola, non li incoraggia, non li sostiene…  Ognuno al massimo coltiva il proprio orticello, evitando accuratamente e scientificamente di andare anche solo a vedere cosa produce quello del vicino…

E’ vero che sono cambiati i tempi, sono cambiate le abitudini, il modo di vivere (un tempo la gente usciva e andava al bar, adesso non ci va più, andava allo stadio e ora ci va meno, andava in sezione e ora le sezioni sono chiuse…); può anche darsi che le varie iniziative pecchino nella comunicazione;  è sicuramente vero che almeno in alcune zone (vedi Chiusi Scalo o Montallese) mancano non solo le occasioni, ma anche luoghi idonei per manifestazioni ed eventi culturali e invece sarebbe opportuno che ci fossero. Può essere che la politica culturale del Comune sia deficitaria o inadeguata. O quantomeno discutibile. Ma tutto questo non spiega l’apatia, la distanza, la diffidenza della popolazione verso ciò che si muove: si tratti della stagione teatrale, del festival della fotografia o del Lars Rock Fest….

Tre anni fa, da queste colonne, proponemmo di tenere una sorta di “Stati generali della cultura” per fare il punto della situazione, per fare l’inventario delle risorse e individuare, tutti insieme la strategia per renderle produttive. Già allora avvertivamo la necessità di invertire la tendenza, la necessità di riportare la gente fuori di casa e farla diventare più partecipe delle varie iniziative. In questi tre anni, sono nate esperienze nuove, alcune si sono consolidate o hanno cambiato manico, è cresciuto a dismisura l’uso del social network per la promozione e la recensione degli eventi, ma la situazione complessiva non è cambiata. Anzi è ulteriormente peggiorata. La città è più buia, più deserta, più apatica, meno partecipe, più rinchiusa in se stessa di quanto non lo fosse tre anni fa.  Chiusi se prima faticava ad entrare nei circuiti culturali del territorio, quelli che muovono la gente, adesso sembra esserne uscita definitivamente.

Non è certo tutta colpa dell’Amministrazione Comunale, ma è innegabile che su questo versante la giunta Scaramelli non ha cambiato verso ed ha fallito. Comunque non ha inciso in positivo. E ora che il sindaco se ne va, con un anno di anticipo, la città che lascia non è migliore di quella che prese in mano nel 2011. Tutt’altro. Ed è un peccato. Perché almeno su questo terreno, cioè sul piano culturale, Chiusi qualcosa riesce ancora  a produrre e a proporre. Il problema è come farlo sapere ai chiusini. Come farli appassionare, come fare, in sostanza, per tirarli fuori di casa… Questa a nostro avviso è la prima esigenza e la prima emergenza cittadina: se la gente non torna ad apprezzare ciò che fa e ciò che ha, il futuro sarà un futuro grigio e triste. Perché la vivacità culturale è sinonimo di idee in circolo ed è propedeutica a qualsiasi ipotesi di ripresa economica.

MARCO LORENZONI

 

 

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