NON SOLO TSIPRAS E VAROUFAKIS, ANCHE OBAMA SPOSTA LA BARRA A SINISTRA

venerdì 06th, febbraio 2015 / 18:06
NON SOLO TSIPRAS E VAROUFAKIS, ANCHE OBAMA SPOSTA LA BARRA  A SINISTRA
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La personalità politica più presente in questi giorni sui teleschermi e sulle prime pagine dei giornali è lo scamiciato Ministro delle Finanze greco Varoufakis, che si è presentato a Londra dal suo collega inglese senza cravatta, con la camicia fuori dai pantaloni ed un giubbotto assai poco formale. E’ probabile che abbia voluto far capire di non accettare nessuna convenzione, né gli accordi formali sottoscritti dal precedente Governo greco con la Troika (Commissione UE, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale), né la cravatta.
Ma a mio avviso i mezzi di comunicazione si sarebbero dovuti occupare di più di Barak Obama. E non solo perchè ha fornito un prezioso assist a Tsipras sostenendo che la Grecia deve essere aiutata e non affossata.
Ma anche, e soprattutto, per le misure annunciate durante la presentazione del bilancio fiscale USA per il 2016.
Dopo che gli Stati Uniti hanno provocato, a partire dal 2008, la più grave crisi economica mondiale dal 1929, adesso si presentano come il Paese che ha adottato la ricetta giusta per uscire dalla crisi stessa. Ricordiamo che Obama ha ereditato da Bush una situazione disastrosa. E mentre in Europa ha prevalso la visione tedesca improntata all’austerità ed alla paura dell’inflazione, il Presidente degli Stati Uniti d’America ha dato ascolto agli economisti liberal di formazione keynesiana che hanno suggerito politiche aggressive di espansione della spesa pubblica per rilanciare investimenti e consumi. Naturalmente queste misure presentavano dei rischi non indifferenti e sono state fortemente avversate dai repubblicani.
A seguito di queste politiche il debito pubblico aveva superato il 100% del Prodotto Interno Lordo e il deficit annuale era arrivato al 12% del PIL (ricordo che in Italia siamo al 3%).
La FED (Banca Centrale americana) ha contestualmente immesso una quantità smisurata di liquidità (stampando banconote) e azzerato il costo del denaro.
Dopo sette anni di cure azzeccate l’economia USA cresce al ritmo del 3% annuo , il debito pubblico è previsto rientrare al 75% del PIL nel 2016, il deficit è sceso al 3% e la disoccupazione è al 5% (quella italiana a più del 12%).
Con l’autorevolezza che gli deriva da questo indiscutibile successo in campo economico, adesso il Presidente democratico sfodera una serie di misure forti per ridurre le disuguaglianze che negli USA, e non solo, hanno raggiunto livelli di insopportabilità e di pericolosità sociale mai raggiunte.
Nel disegno di legge per il bilancio 2016 sono previsti, tra l’altro, 1.000 miliardi di nuove tasse sulle multinazionali e sulle banche e innalzamento delle aliquote per i profitti dei manager degli hedge fund (fondi di investimento molto speculativi). Di questi 500 miliardi dovrebbero servire per modernizzare autostrade, ferrovie, metropolitane, porti e aeroporti. Gli altri dovrebbero essere utilizzati per diminuire il peso delle tasse sul ceto medio, particolarmente colpito dalla crisi e perno della stabilità sociale americana.
Un’economia americana in salute può senza dubbio essere di aiuto per quei timidi segnali di risveglio economico che sembrano profilarsi in Europa ed in Italia.
Il costo del petrolio si è dimezzato, la BCE ha votato l’adozione di misure eccezionali (Quantitative Easing), che prevedono l’acquisto di Titoli di Stato attraverso la stampa di banconote e hanno provocato un deprezzamento dell’euro che può rilanciare le esportazioni.
Adesso servirebbe una politica economica europea sottratta ai diktat dei sacerdoti tedeschi dell’austerità. Chissà che i giovani ministri greci senza cravatta non riescano a dare una scossa salutare a tutta l’Europa. Del resto il termine stesso Europa è nato in Grecia.

Raffaello Battilana

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