LIBIA E CALIFFATO, CHE FARE?

martedì 17th, febbraio 2015 / 15:44
LIBIA E CALIFFATO, CHE FARE?
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Libia e Medio Oriente. Bisogna partire da una consapevolezza: quella che l’attuale stato di cose in nord Africa, è il risultato di secoli di sfruttamento bestiale che ha ridotto milioni di persone alla miseria più nera sia sotto il profilo culturale che materiale. Quindi oggi quelle popolazioni, ridotte allo stremo, sono facile preda della demagogia di quei criminali, banditi, del Califfato. Se c’è una data storica spartiacque, si potrebbe indicare la scoperta dell’America come punto d’avvio di una nuova strategia da parte del vecchio continente. Da quel momento l’Europa riversò su quella nuova frontiera tutto il suo interesse. Poi venne il colonialismo, la grande guerra e infine il secondo conflitto mondiale a cui fece seguito il sabotaggio perpetrato dall’Europa e dai USA, nei confronti dei movimenti di liberazione africani, con i tanti colpi di Stato finanziati e sostenuti come quelli contro l’Iraq e l’Iran negli anni cinquanta, all’indomani del libero risultato elettorale, che aveva portato al governo forze progressiste. Dire come sarebbe andata è difficile, la storia non si fa con i ma. Certamente, con ogni probabilità, gli eventi avrebbero preso altre strade. Infine le primavere arabe. Erano tutti giovani i protagonisti delle rivolte contro quei regimi e la miseria di quelle terre martoriate, che guardavano all’Europa come modello. I governi, l’opinione pubblica europea sono rimasti a guardare, lo ricordava anche Prodi domenica in un intervista sulla Stampa. Il risultato è che ora gli integralismi sembrano essere rimasti i soli protagonisti, in uno scenario che vede nel suo complesso i Paesi occidentali paralizzati sul che fare. Bloccati dai vari interessi strategici che ognuno ha da accampare, senza capire che ora  è il momento di agire prima che sia troppo tardi. Con quei criminali non si tratta, si devono solo eliminare. Fa una certa rabbia vedere Vendola gridare pace. Nelle settimane passate dinanzi agli sgozzamenti, non ha espresso nessun disagio, non ha condannato. Ora vedrete che i pacifisti ideologici, scenderanno in piazza e grideranno ai diritti calpestati. Sono convinto che ora, dentro un quadro di legalità internazionale, è il momento di agire, di distruggere questi sanguinari fanatici, che hanno un solo scopo: il loro arricchimento e il potere. Poi dovrà venire il tempo della ricostruzione; rinascita di quelle popolazioni guidata da un progetto politico diverso da quello fin qui messo in atto dall’Occidente, nei confronti del sud del mondo. Un idea di sviluppo tanto cara ad Olof Palme, Berlinguer, Mattei, Willy Brant, che metta al centro dell’agire una rinnovata idea di cooperazione, che possa sostituire quella tragica della globalizzazione o neo colonialismo che dir si voglia. Ecco un compito per una sinistra europea rinnovata, che voglia misurarsi con i grandi temi del momento.

Renato Casaioli

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