GRECIA E SPAGNA: RISPUNTA LA SINISTRA… MA IN ITALIA NON “PODEMOS”?

martedì 03rd, febbraio 2015 / 16:42
GRECIA E  SPAGNA: RISPUNTA LA SINISTRA… MA IN ITALIA NON “PODEMOS”?
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Con l’elezione di Mattarella alla presidenza della Repubblica, Matteo Renzi ha compiuto un mezzo capolavoro. Ha praticamente azzerato Berlusconi e le sue pretese, ha zittito e messo all’angolo la minoranza Pd ricompattando il partito, ma sul suo terreno. Ha definitivamente suggellato la progressiva e inesorabile democristianizzazione del Pd, sempre più partito moderato e di centro e sempre meno, anche solo nominalmente, di sinistra.

Però l’operazione ha anche ridato spazio e voce a quanti a sinistra non vogliono rassegnarsi a morire democristiani. Ha riaperto, in qualche modo, i giochi alla sinistra del Pd. In quell’area oggi nebulosa, dispersa, orfana di padri nobili, che non si riconosce nella spregiudicatezza renziana e non intende avallare la politica del governo in carica.  Insomma, spostando la barra del Pd sempre più al centro, in una posizione sempre meno conflittuale con Berlusconi con il quale nonostante tutto continua a trattare sulle riforme istituzionali e non solo, Renzi si è lasciato scoperto su un fianco. E quel fianco lo ha lasciato lì, sul tavolo, a disposizione di un qualcuno che al momento non c’è, ma potrebbe anche spuntare.

Come Tsipras e Syriza in Grecia, come Pablo Iglesias Turròn e Podemos in Spagna (FOTO).

E’ stato Stefano Rodotà, qualche giorno a fa a lanciare l’appello: “Diamoci una mossa a sinistra .Intanto costruiamo, poi ci contiamo”. E l’ha detto presentando il “cantiere” della nuova “cosa rossa” che dovrebbe, vedere insieme pezzi della vecchia sinistra più o meno radicale come SEL, la Fiom, la Cgil e associazioni come Libera di Don Ciotti…

Maurizio Landini, leader della Fiom, la figura più carismatica presente sulla piazza, l’unica che ha alle spalle non solo un’esperienza vissuta in trincea ma anche un’organizzazione vera, uno zoccolo duro di società civile quali sono i metalmeccanici, però ha preso subito le distanze: non tanto dall’idea e dal progetto che probabilmente condivide, quanto dai possibili compagni di viaggio. Ed ha ragione. Con la minoranza interna al Pd (i vari Cuperlo, Civati, Fassina che parlano, parlano, annunciano mosse clamorose, ma poi alla fine restano sempre lì…) c’è poco da sperare, dice Landini, e anche Vendola e Ferrero, per come si son mossi in questi anni, diciamo che “hanno già dato”. E anche loro non sembrano più molto credibili. Vendola in particolare, che adesso cerca di recuperare un ruolo autonomo, ma per anni ha fatto da stampella al Pd e alle peggiori operazioni del Pd.

Dove Landini e Rodotà concordano è la necessità di lasciarsi alle spalle le sigle e gli spezzoni di una sinistra che non è stata capace nemmeno di tenere le posizioni, accontentandosi spesso di qualche strapuntino,  e di ripartire dalla società, dai movimenti e dalle lotte sociali, quelle dei lavoratori nelle fabbriche, quelle dei comitati territoriali per la legalità, per l’a difesa dell’ambiente, contro opere inutili, costose e dannose…

In effetti, l’ennesimo partitino o rassemblement minoritario, di testimonianza, un soggetto politico del 4%, servirebbe a poco. Anzi a niente.

Serve qualcosa di diverso. Qualcosa che somigli, appunto a Syriza che in Grecia le elezioni le ha vinte e a Podemos, il nuovo partito, evoluzione degli “Indignados” che secondo i sondaggi sta per diventare primo partito in Spagna, con un programma che parla di lotta ai poteri forti, alla grande finanza, alla casta dei politici; di sostegno alla piccola impresa, alla produzione locale, al trasporto pubblico;  di democrazia diretta; di massicce politiche di redistribuzione, di innovazione, di orario di lavoro massimo a 35 ore, di pensione a 60 anni, di eliminazione dei contratti a termine, di reddito minimo garantito…  E poi di sanità pubblica, istruzione universale e laica, tasse sulla finanza e sui capitali, carcere per gli evasori fiscali sopra i 50 mila euro, imposta patrimoniale, recupero della sovranità rispetto a diversi trattati internazionali, controllo della politica attraverso il massimo della trasparenza, riduzione degli stipendi degli eletti non più di tre volte il salario minimo).  Infine, ambientalismo, territorio, pacifismo, beni comuni… Insomma “cose di sinistra”.

In Italia, per la verità c’è già il Movimento 5 Stelle, che per molti versi e per certi spunti programmatici, presenta diversi tratti in comune sia con Syriza che con Podemos. Ma è più “ibrido”, meno connotato. E gestito in modo più leaderistico e più “mediatico” rispetto alle esperienze di Tsipras e di Pablo Iglesias Turròn, il 36 enne col codino che sta scaldando le piazze spagnole. E poi quel quasi 50% di astensione dal voto registrato alle ultime Europee dice che in Italia, nonostante Grillo e i 5 Stelle c’è una grande fetta di elettorato in libera uscita. Milioni di voti in frigorifero. Certo, non tutto il “non voto” è di sinistra. C’è senza dubbio anche il non voto di centro destra, quello dei delusi da Berlusconi e dalla Lega, ma buona parte è probabilmente ascrivibile alla delusione, alla disaffezione, all’incazzatura di quello che era il popolo di sinistra che ora è rimasto senza punti di riferimento,  senza rappresentanza, senza una guida… Un popolo mazzolato dalla crisi, irriso da una politica “che è solo far carriera”, che è solo affari e malaffare, anche nelle zone un tempo considerate le roccaforti rosse (si vedano gli scandali e le inchieste sulle infiltrazioni mafiose a Roma, in Umbria, in Emilia Romagna, in Toscana, ma anche la gestione quotidiana della cosa pubblica, sempre a vantaggio di caste ristrette). Questo per dire che di spazio a sinistra del Pd ce n’è. Ce ne sarebbe.

Al momento non c’è però uno Tsipras, né un Varoufakis (il ministro comunista di Tsipras per l’economia), nè un Pablo Iglesias Turròn, con o senza codino. Non si vede nemmeno una Camila Vallejos, la giovane leader comunista cilena recentemente entrata in parlamento dopo aver guidato le rivolte studentesche… Landini sembra titubante ad assumere questo ruolo, Rodotà si schernisce e dice “io non ho più l’età” (ha 81 anni).  Se è vero che l’unica possibilità è quella di ricostruire qualcosa partendo dai movimenti, dalle lotte sociali, crediamo che ciò non possa avvenire con operazioni verticistiche e giocate tutte nelle stanze della capitale, come è successo negli ultimi anni con L’Arcobaleno, con la lista Ingroia, con L’Altra Europa,  ma dovrà avvenire nei territori, città per città, comprensorio per comprensorio, cominciando a mettere insieme quello che già c’è, che si muove, dando credito alle esperienze consolidate, alle figure che nei movimenti, nelle varie realtà, hanno conquistato credibilità, visibilità, prestigio…

Insomma si costruisca partendo dalle storie delle persone. E da qualche idea-guida che possa trasformare l’indignazione latente in una forza di cambiamento politico, come dicono quelli di Podemos. Anche a livello locale.

Per esempio: è pensabile una cosa del genere a Chiusi  e a Montepulciano, a Città della Pieve e a Castiglione del Lago,a Perugia e a Siena?

Naturalmente non basta avere un codino, non basta avere meno di 40 anni, non basta avere la tessera di Sel o un passato di militanza nel Pci… E non basta mettere insieme qualcosa solo per presentarsi alle elezioni, siano regionali, comunali o le politiche…  In tal caso si sgonfierebbe il giorno dopo, come è sempre successo…

C’è in una operazione del genere il rischio di fare un piacere a Renzi e al Pd, andando a fare concorrenza ai 5 Stelle? Può darsi, ma se il 50% non vota, vuol dire che non solo Renzi, ma anche i 5 Stelle qualche buco la lasciano… E poi, non si dice sempre che la concorrenza stimola a far meglio?

m.l.

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