FERRERO COME OLIVETTI?

venerdì 20th, febbraio 2015 / 10:41
FERRERO COME OLIVETTI?
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Tutti i telegiornali di oggi hanno trasmesso le immagini dei funerali di Michele Ferrero, l’inventore della Nutella. Una città intera si è raccolta intorno alla salma del fondatore della multinazionale del dolce ed alla sua famiglia. Per quanto tutti i funerali siano caratterizzati da espressioni e frasi di circostanza, ad Alba si percepiva il dispiacere sincero di tanti, se non addirittura il dolore. Al rito funebre era presente anche Matteo Renzi, nella sua veste di Presidente del Consiglio. Da quando è al Governo spesso ha fatto visita ad aziende rappresentative dell’eccellenza italiana, rompendo con la tradizione dei Segretari del PDS, DS e poi PD, suscitando quasi sempre furibonde polemiche da parte sindacale.

Nel vedere Renzi al funerale di Ferrero mi è venuto in mente come Togliatti non amasse affatto Adriano Olivetti (capostipite degli imprenditori illuminati) ed il suo tentativo di dare vita nella sua fabbrica ad un capitalismo dal volto umano. Veniva accusato dal PCI di paternalismo e di ritardare così il crollo di un sistema produttivo che si sarebbe dissolto a causa delle sue contraddizioni. Il 27 febbraio prossimo saranno trascorsi 55 anni dalla scomparsa di Olivetti. E potrebbe essere un’occasione importante per riflettere sulla natura dell’ impresa, sul rapporto imprenditore/dipendenti, sul welfare aziendale e sulla maniera di coinvolgere di più i lavoratori nella vita e nella gestione dell’impresa. Giovanni Ferrero, Amministratore Delegato della Ferrero Spa e figlio dello scomparso Michele, ha detto che la famiglia rimarrà fedele ad una concezione profonda del padre: “la fabbrica deve rispondere alle esigenze dell’uomo, e non l’uomo a quelle della fabbrica”. Ha detto anche che “ il profitto viene dopo la funzione sociale dell’impresa”, che non intende assolutamente delocalizzare o ricorrere alla Cassa Integrazione. Si potrà dire che sono anche queste parole di circostanza. Però dette dal rappresentante di un’azienda dove vengono rinnovati i contratti con i Sindacati senza un’ora di sciopero, dove l’ultimo contratto integrativo ha previsto aumenti medi salariali di 6.000 euro in tre anni, dove vige un sistema di welfare aziendale che prevede molti benefit non previsti dal Contratto Nazionale, come contributi per l’istruzione dei figli dei dipendenti o permessi retribuiti aggiuntivi per la cura dei parenti, acquistano un indubbio valore.
Ad alcuni potrà ancora sempre sembrare poca cosa, ma se facciamo il paragone con tantissime altre aziende che operano in Italia, prima fra tutte la ex – FIAT (ora FCA), caratterizzate da programmi di investimenti non rispettati, atteggiamenti lesivi della libertà sindacale e fuga dall’Italia, allora possiamo comprenderne l’importanza. Personalmente credo che modelli di impresa responsabile socialmente andrebbero incoraggiati e presi ad esempio. Se poi Ferrero avesse pagato anche le tasse in Italia, sarebbe stato, ovviamente, molto meglio.
Raffaello Battilana

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