DIVAGANDO SUL PUGNO ALZATO DI SOCRATES E SU UN CALCIO CHE NON C’E’ PIU’…

lunedì 02nd, febbraio 2015 / 17:31
DIVAGANDO SUL PUGNO ALZATO DI SOCRATES E SU UN CALCIO CHE NON C’E’ PIU’…
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CHIUSI – “Però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia...“. Così cantava il grande Francesco Guccini nella sua “Avvelenata”, smontando certi miti dell’epoca, sulla fantasia al potere, sulle risate che avrebbero seppellito l’ipocrisia del potere, sul fatto che bastasse “una chitarra e un par de scarpe nove…” per rovesciare gli stereotipi della società. Eppure a quell’epoca lì c’era anche chi pensava di far rivoluzione non solo con una chitarra, ma anche su un campo di pallone. La grande Olanda di Crujiff e Neeskens del ’74, per esempio. Quella fu una rivoluzione. La prima rivoluzione arancione della storia. E quei giocatori sembravano anche loro, nel look, icone rivoluzionarie: capelli lunghi, basette, calzettoni abbassati… gente fuori dagli schemi, schegge impazzite. Nelle figurine sembravano quelli delle foto segnaletiche della Banda Baader Meinhoff .  E poco dopo, un’altra squadra di pallone, dall’altra arte del mondo, in un paese in quel momento oppresso da una dittatura militare (anche se ormai in fase discendente) tentò un esperimento che fu, quello sì, una piccola rivoluzione vera. Perché non solo consentì a quella squadra di vincere dei titoli calcistici, ma contribuì in maniere determinante e decisiva, al crollo della dittatura. Parlo del Corinthians , squadra di San Paolo del Brasile, che nei primissimi anni ’80 diede vita all’esperimento noto come “democrazia corintiana”… Una sorta di autogestione dei calciatori, una “comune” impiantata non in una facenda rurale, ma dentro lo spogliatoio di una delle squadre più forti del Brasile, paese in cui il “futbòl” è molto di più di uno sport. Leader della squadra e di quell’esperimento un giocatore straordinario,m ma anche molto “sui generis”: Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, meglio noto come Sócrates detto “il dottore”… Socrates che fu capitano del Brasile ai mondiali dell’82 vinti dall’Italia, e  che nell’84-85 giocò nella Fiorentina, senza gradi acuti per la verità (a Chiusi, però in molti lo attesero a Querce al Pino e poi al Palasport quando sbarcò in Italia per vestire la maglia viola).

Ecco, della Democrazia Corintiana, di Socrates, si è parlato sabato scorso a Chiusi alla presentazione del libro di Riccardo Lorenzetti “La libertà è un colpo di tacco” che racconta in modo romanzato quella vicenda calcistica, ma non solo. Perché l’autore è di quelli che parlano di calcio spesso e volentieri, ma lo fanno come se parlassero di letteratura o di filosofia… Raccontando episodi e personaggi come fossero battaglie epiche o eroi omerici…  A dire il vero, sabato scorso a Chiusi si è parlato sì della democrazia corintiana, ma non solo di quella, anzi. Il discorso è spaziato sullo sport in generale. A partire dalla copertina del libo, che ritrae Socrates, con la maglia del Corinthians, e il pugno alzato… Un pugno e un’immagine che ricorda, a prima vista, a pelle, quella di Tommy Smith e John Carlos alle Olimpiadi di Città del Messico 1968… Si è parlato di altri giocatori che come Socrates hanno scritto pagine importanti del libro del calcio, ma hanno anche fornito esempi positivi o negativi: da George Best a Cantonà, da David Platt a Trevor Francis (l’autore Lorenzetti tifa per la Sampdoria e  i doriani se li ricorda tutti a memoria…), passando poi per Coppi e Bartali e finendo con le pagine letterarie di Camus, Soriano o Gianni Brera e qualche disquisizione sul calcio che non è più calcio, non ha più poesia… e non solo perché ormai si gioca spesso, come a Chiusi, su campo sintetico…

E’ stata, almeno per me,  una conversazione piacevolissima con un amico, come una serata al pub in cui si cazzeggia sulla Juve, la Fiorentina o la Samp (nel caso) e anche sui colpi di teatro di Matteo Renzi o sui destini del mondo…  Il libro di Riccardo Lorenzetti, che merita di essere comprato e letto tutto d’un fiato, è  stato di fatto solo  un pretesto per divagare… E di questi tempi divagare aiuta… Aiuta a non morire dai pizzichi, come si suol dire. O a non morire democristiani, che l’andazzo è quello. E ritrovarsi  a parlare di pugni alzati, autogestioni, dittature che cadono, di libertà  e di  colpi di tacco, che nel calcio sono quanto di più anarchico, incontrollabile, poco amato da chi comanda, ci possa essere, beh, lasciatemelo dire, fa bene al cuore. E quella redazione de “Il cardellino”, giornale un po’ sgarrupato, artigianale, fuori dal coro, che nel libro di Lorenzetti accompagna e sostiene la battaglia di Socrates & C. mi è molto familiare e in qualche misura ricorda l’esperienza di Primapagina. In ogni caso è un bello spot a favore di un certo tipo di giornalismo e di informazione. Uno spot di cui ringrazio l’amico Riccardo.

Peccato solo che la partecipazione all’evento non sia stata granché. Colpa del freddo forse, o della puntata di Sereno Variabile in cui si parlava di Chiusi e Città della Pieve, in tv alla stessa ora… Ma anche qualche sera prima, per la Giornata della Memoria, la partecipazione non era stata granché. Chiusi sta perdendo colpi. E occasioni.

Marco Lorenzoni

Marco Lorenzoni

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