IL GOVERNO PRONTO A CANCELLARE PER DECRETO BANCHE POPOLARI E BCC

martedì 20th, gennaio 2015 / 11:16
IL GOVERNO PRONTO A CANCELLARE PER DECRETO BANCHE POPOLARI E BCC
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Il premier Matteo Renzi è una sera sì e l’altra pure in Tv. Nei talk show si parla molto del toto-Quirinale, del caso Cofferati-Pd… Ma tra gli atti del Governo pronti per essere varati ce n’è uno di cui si parla pochissimo e che invece potrebbe cambiare molte cose nel panorama economico nazionale, ma anche nella vita quotidiana delle famiglie e delle piccole e piccolissime imprese.

Stando alle bozze del “pacchetto investimenti” che approderà a giorni in Consiglio dei ministri, il governo sembra intenzionato a modificare il Testo unico bancario (Tub) nella parte che riguarda le Banche Popolari e quelle di Credito Cooperativo. Renzi ha parlato del provvedimento nell’ultima direzione del Pd, che naturalmente, ancora una volta e come sempre, sulla cosa si è subito diviso.

L’obiettivo dichgiarato è favorire il necessario consolidamento del settore. E il mezzo individuato per favorire le aggregazioni – almeno in base alle anticipazioni sul  decreto – è costringere le popolari e le Bcc a trasformarsi da cooperative in società per azioni.

Cosa che avrebbe naturalmente conseguenze nei gruppi quotati in borsa come  Banca Popolare di Milano, Bper e Ubi, ma anche sulle più piccole e diffusissime banche di Credito Cooperativo.

La notizia ha fatto immediatamente drizzare le antenne ai sindacati di settore, che – a meno di due settimane dallo sciopero proclamato per il 30 gennaio – paventano il rischio di ulteriori esuberi in un comparto che dal 2000 a oggi ha visto 48mila dipendenti andare in pensione anticipata e conta ancora almeno 12mila “eccedenze” di personale.

Uno degli articoli del decreto, in particolare, prevede la cancellazione dell’articolo 30 del Tub, quello sul “voto capitario“, cioè il principio in base al quale ogni socio ha un voto indipendentemente dal numero di azioni possedute e  il divieto di detenere partecipazioni superiori all’1% del capitale e il numero minimo di soci (200).

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in un’intervista al Sole 24 Ore, sostiene che l’obiettivo è “favorire una razionalizzazione del sistema bancario in modo che gli utenti possano avere servizi più efficienti, costi inferiori più credito”. Per i sindacati, invece  “se il presidente Renzi vuole diminuire i banchieri faccia pure, ma riformare le banche popolari, le banche di credito cooperativo e le banche locali che hanno sempre sostenuto l’economia dei territori trasformandole in spa è un errore, perché con un intervento come quello previsto nel pacchetto investimenti inevitabilmente si creerebbero le condizioni per ulteriori tagli del personale”.

L‘Avvenire, giornale della Conferenza Episcopale, vede nel provvedimento un “attacco alle banche cattoliche” e alza barricate.

Giuseppe Fioroni, esponente dell’ala cattolica Pd rincara la dose e prende le distanze dal segretario-premier Renzi: . “Non si può cancellare la storia della finanza cattolica facendo un grave danno ai territori, alla piccola e media impresa ed alle famiglie – dice- Togliere una specificità del credito e della finanza italiana come le Bcc, le popolari e le banche locali significa ridurre le opportunità di credito per gli italiani, per le piccole aziende ed aumentare i profitti per i grandi gruppi e i poteri forti. Dobbiamo fermarci”.

Anche secondo Fioroni “è in corso l’ultimo scontro fra quella che un tempo si chiamava finanza laica e la finanza cattolica di cui il sistema delle cooperative resta l’avamposto più solido. Un attacco che coinvolge anche le Fondazioni già colpite con l’obbligo di pagare più tasse sui dividendi. Una maniera persuasiva per spingerle a lasciare la presa sulle banche. Ora il siluro contro Popolari e Bcc. Trasformarle in spa significa renderle scalabili“.  Considerando i vincoli che pesano sulle grandi banche italiane è immaginabile che l’incursione arriverà dall’estero. Il ridimensionamento delle Fondazioni e la scomparsa, o cancellazione per decreto, del credito cooperativo fanno saltare i bastioni che difendono il risparmio degli italiani. Insomma potrebbe cambiare, rapidamente, il quadro del credito anche in questo territorio, segnato da una presenza forte e determinante delle ex Casse Rurali e Artigiane ora Bcc e da alcune storiche “popolari”.

Che succederà, se il decreto andrà in porto? Si andrà subito a nuove fusioni e alla trasformazione in Spa, con cambio anche della governance delle varie banche? Per ora non si registrano reazioni tra le banche locali.  Ed è uno strano silenzio.

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