DOPO LA STRAGE DI PARIGI: SIAMO TUTTI CHARLIE, MA…

giovedì 08th, gennaio 2015 / 12:50
DOPO LA STRAGE DI PARIGI: SIAMO TUTTI CHARLIE, MA…
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Ci volevano i morti. I giornalisti e vignettisti uccisi a colpi di Kalashnikov nella redazione di un giornale, per leggere commenti sulla libertà di stampa e di espressione, sull’importanza della satira, sul fatto che quest’ultima o è tagliente, cinica, dura, perfino sgradevole o non è satira… Mi riferisco soprattutto ai commenti dei politici di turno e di quei giornalisti a gettone sempre pronti (e sempre proni) ad osannare il potere qualunque esso sia.

Eppure quante volte abbiamo ascoltato, sentito, letto, anche noi, nel nostro piccolo, repliche stizzite e acide di questo o quel dirigente di partito, di questo o quel sindaco colpito nell’onore? Quante volte abbiamo assistito o ricevuto querele o minacce di querela per articoli sgraditi o scomodi, querele spiccate o minacciate con il solo scopo di intimidire, ridurre al silenzio, far chiudere una testata, semplicemente “non allineata”?

Si dirà: una cosa è una querela, o una replica stizzita, l’ostracismo del potere verso testate scomode, altra cosa è sparare ai giornalisti in nome di un dio o di un profeta… Chiamarli per nome, facendo l’appello come e a scuola e scaricargli addosso il mitragliatore, come è successo ieri a Parigi, nella redazione di Charlie Hebdo.

Vero. Sono due cose molto diverse. Come la mafia che si accontenta di inquinare la politica per lucrare sugli appalti è diversa da quella che usa la lupara (o la sua versione aggiornata) e dà fuoco ai negozi di chi non paga il pizzo… Sono due cose diverse. Le pallottole e i morti fanno la differenza. Diverse ma non tanto, alla fine. Cambia il mezzo, non lo scopo.

E leggere tra i commenti quelli di politici e giornalisti come Gasparri o l’ineffabile Lucia Annunziata, uno di destra, l’altra di sinistra, che parlano non di terrorismo, ma di guerra, e sentirli chiedere più bombardieri per fare la guerra ai terroristi ricorda molto il clima post 11 settembre…  Con tutte le incongruenze e i “buchi neri” del caso. E anche nel caso dell’assalto a Charlie Hebdo qualche “incongruenza” c’è.

Come il fatto che dei terroristi super addestrati, militarmente impeccabili facciano una strage con precisione chirurgica e poi lascino sul posto i documenti…  Mah…

Nel 2010, nel nostro piccolo, al Forum Cronache Italiane proponemmo una mostra e un convegno sui giornalisti “caduti sul lavoro”, morti ammazzati perché ritenuti scomodi. Uccisi dalle mafie, dai terroristi rossi e neri, dal braccio armato dei signori della guerra, dai trafficanti di armi, dai servizi segreti più o meno deviati…  Anche solo nel nostro Paese l’elenco è lunghissimo. Poi ci sono quelli uccisi in Cecenia, in Russia, in Palestina, in Iraq… Ora i martiri di Charlie Hebdo che è un giornale satirico, come era Il male. O come può essere Il Vernacoliere

Adesso tutti scrivono e pubblicano disegni, foto, vignette con su scritto Je suis Charlie, io sono Charlie. Siamo tutti Charlie… Certo. Oggi siamo tutti Charlie e con Charlie Hebdo. Ma solo tre giorni fa, prima di quell’assalto, molti di coloro che adesso sono Charlie, avrebbero invocato perfino la censura nei confronti di quel giornalaccio blasfemo, avrebbero gioito per la sua chiusura, avrebbero applaudito all’arresto di uno dei suoi redattori, magari dopo una vignetta sulla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, altrettanto sarcastica, come quelle sull’Islam.

E tutte quelle matite alzate, come il Libretto rosso di Mao, in segno di protesta per l’eccidio e di solidarietà con le vittime sono un bel segnale. Ma sono tutte sincere? Quelle alzate nelle piazze probabilmente sì. Sulle altre, se permettete, dalla mia piccola esperienza di cronista di provincia, io qualche dubbio ce l’ho.

Marco Lorenzoni

 

 

 

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