CAMBIO DI SESSO ANDATA E RITORNO

mercoledì 08th, ottobre 2014 / 08:30
CAMBIO DI SESSO ANDATA E RITORNO
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Con i suoi alti e bassi, la ricerca dell’identità fa parte del processo evolutivo dell’uomo e ognuno sperimenta, nel processo, come meglio crede. C’è chi cambia vita o marito, chi manda a quel paese capre e cavoli, chi si acconcia da Brad Pitt, chi diventa Platinette, chi si inietta il silicone nei glutei per avere il lato B come Belèn, chi se ne va a meditare in cima alla montagna o a fare un corso di sopravvivenza in Amazzonia, chi se ne va in Tibet a cercare sé stesso, chi non trova pace e amen.

Chelsea Attonley, 30 anni, britannica, di crisi di identità finora ne ha avute un paio. La prima, che la vedeva donna intrappolata in un corpo di uomo, l’ha risolta con un cambio di sesso. La seconda, che la vede uomo intrappolato in un corpo di donna, la sta risolvendo con un cambio di sesso. Repetita iuvant.

Miss Attonley all’anagrafe nasce Matthew, un progetto di uomo che vorrebbe essere donna. A venti anni, nel pieno di una crisi di identità che rasenta la depressione ma che forse è troppo costellata di dubbi per tradursi in un drastico intervento chirurgico, Matthew intraprende la carriera di Drag Queen, ispirato dall’acclamata ex regina del settore Katie Price (in arte Jordan).  In occasione di un incontro casuale con quest’ultima, il giovane confuso le chiede consiglio e la scriteriata, invece di dargli il numero di un bravo psicologo, lo sprona a fare il grande passo.

E così Matthew diventa Chelsea, grazie ad un intervento chirurgico che costa allo Stato britannico 10mila sterline (12,000 euro circa) perché le spese sono a carico della mutua. Le tette invece, se le fa fare in Tailandia per un costo totale di 5mila sterline (circa 6,000 euro), pagate in parte, ca va sans dire, con il sussidio statale.

E però, siccome i sogni son desideri ma quando si avverano può succedere che sono cavoli amari, sette anni dopo Chelsea è di nuovo in crisi. Ha scoperto che essere donna è troppo faticoso. E per fatica non intende la classica difficoltà del mondo femminile di gestire contemporaneamente casa, lavoro, figli, marito, genitori anziani, rubando i minuti ai sensi di colpa per uno straccio di depilazione o di un velo sbilenco di rossetto acquistato, se va di lusso, alla Coop.

Nient’affatto. Per Chelsea fatica significa l’intenso e gravoso impegno richiesto dalla cura di trucco, stiletto e parrucco nonchè l’ansia che le suscita il doversi continuamente comportare da donna nonostante dentro sia un uomo. Una scoperta che pare l’abbia gettata nella depressione (e sono due). E pure gli ormoni femminili, dice, le hanno provocato la depressione (e sono tre). Se poi uno desume che la tipa aveva bisogno di uno psicologo, ma andava bene pure un neurologo, più che di un paio di tette, uno, secondo me, desume giusto.

E comunque, tra un’ansia e uno sconforto, mentre a noi la parola sussidio dice poco, soprattutto se abbinata a “statale”, la depressione ce la curiamo con le tisane al biancospino e di lavoro facciamo la qualunque, con o senza tacco 12, la nostra Chelsea non lavora (con la depressione che vuoi lavorare), vive di sussidi statali e trova oltraggioso che l’associazione dei contribuenti (quelli che pagano le tasse, la mutua e le sue indecisioni) le neghi le 14mila sterline che le consentirebbero di tornare ad essere il buon vecchio Matthew. Il direttore della ricerca Alex Wild ha detto, infatti, che“ la saga è già costata troppo. Operazioni di questo tipo non possono e non devono essere finanziate dal sistema sanitario”.

Ma lei non demorde. Secondo il Mail online, avrebbe dichiarato:“quest’operazione mi renderebbe felice. Nessuno può negarmi il diritto alla felicità”.

E chi te lo vuole negare Chelsea cara. Anzi, uno la colletta la farebbe pure ma questi cambi di sesso a mo’ di cambi di stagione, non è che siano proprio una garanzia. E nemmeno una passeggiata. A noi donne nel corpo di donna ci fa specie il solo pensiero di una ceretta inguinale, figuriamoci tutto sto’ staccare e riattaccare peni, gonfiare e sgonfiare tette, pompare ormoni e estrogeni manco fossero acqua di Sirmione. Noi donne nel corpo di donna, ti auguriamo ogni bene per il ritorno al Matthew-che-fu, però ti facciamo un appello. Se ti dovessi accorgere come è faticoso essere uomo e decidessi di diventare un panda, rivolgiti direttamente al WWF. Non per niente, Lilla, ma noi teniamo altro a cui pensare. E non è il tacco 12.

Elda Cannarsa

 

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