PERCHE’ CI SI INDIGNA (GIUSTAMENTE) PER LA QUERCIA DELLE CHECCHE E NON PER ECOMOSTRI E INQUINAMENTO?

venerdì 19th, settembre 2014 / 20:07
PERCHE’ CI SI INDIGNA (GIUSTAMENTE) PER LA QUERCIA DELLE CHECCHE E NON PER ECOMOSTRI E INQUINAMENTO?
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Che più di 2000 persone abbiano aderito al Comitato SOS Quercia delle Checche, per salvare uno storico albero della Valdorcia che nelle settimane scorse ha perso un ramo (lungo più di 30 metri, ma sempre un ramo) è un fatto straordinario, che denota una forte sensibilità ambientale e anche, diciamolo pure, un forte senso di appartenenza ad un territorio, una grande attenzione alla radici e alla “bellezza”. E’ straordinario che due nostri articoli su quella quercia ferita abbiano registrato complessivamente più di 35 mila visualizzazioni…

E’ significativo che in tanti si siano preoccupati per un rave party con più di 600 giovani che si è tenuto a poche centinaia di metri dalla Quercia sabato e domenica scorsi, abbiano vigilato e ora si adoperino per trovare una soluzione alla spazzatura che il Rave ha lasciato sul terreno (una cosa che deturpa e disturba certo, ma non in quantità superiore della spazzatura che resta sul terreno dopo una fiera, un concerto rock, una sagra…)

Sensibilità straordinaria dicevamo. Come quella che si è scatenata in tutta Italia per l’uccisione dell’orsa Daniza e ora per un altro orso in Abruzzo da un contadino.

Tanta attenzione, fa piacere. Fa sperare anche. Ci fa dire che gli ambientalisti non si sono estinti o in via di estinzione come i Panda…

Però… Però io mi chiedo perché in migliaia si indignano per una “ferita” ad una quercia (sia pure pluricentenaria, simbolo del paesaggio ecc.) o per un’orsa e invece non si intravedono “indignados”  nella stessa Valdorcia per quell’ecomostro (piccolo, ma be visibile e impattante) che è stato costruito a pochi metri dalle mura della Rocca di Radicofani… Eppure anche quello è territorio catalogato come “Patrimonio dell’umanità” dall’Unesco, e la Rocca di Ghino di tacco è luogo simbolico ed evocativo non meno della Quercia delle Checche… Ed è pure più “storica e più antica”. ecomostro radicofani

Non abbiamo visto schiere di “indignados” non dico in Valdorcia, ma almeno a Chiusi e Città della Pieve per la contaminazione da nichel di una falda acquifera che non si sa quanto sia estesa… Non li abbiamo visti nonostante tanti articoli sull’argomento e tante morti di tumore proprio nella zona interessata dall’inquinamento. Può darsi che tra le due cose non ci nesso, ma il dubbio viene. Ma nessuno protesta, nessuno si incazza(tranne i soliti, pochi rompicoglioni).  Non abbiamo sentito, in questi giorni schiere di cittadini chiedere chiarezza e informazioni sulla “polvere rossa” che è comparsa nell’acqua del Lago di Chiusi, da cui peraltro si approvvigiona l’acquedotto comunale…

Non abbiamo visto indignados nemmeno per lo stadio incompiuto, sempre a Chiusi, che è stato abbandonato anche come progetto e dunque resterà lì come un altro ecomostro di cemento (costato un milione e 800 mila euro) in mezzo ad una campagna… Un po’ come la Diga di San Piero in Campo, in Valdorcia,  iniziata più di 30 anni fa e rimasta lì come monumento allo spreco … diga san piero

Non ho notizia di comitati per il recupero della vecchia fornace di Chiusi, splendido esempio di archeologia industriale che il degrado e l’abbandono stanno cancellando… E anche quell’opificio è il “simbolo” di una città, di una storia, di un passato…fornace 17

Non mi pare di aver sentito cori di “sensibili e appassionati ecologisti” contro l’ipotesi di una nuova stazione per l’alta velocità, opera che sarebbe costosa, impattante e assolutamente inutile… Né mi pare di aver visto manifestazioni e comitati per chiedere una manutenzione efficace alle strade, ridotte a percorsi da Kamel Trophy, come se anche quelle non facessero parte del nostro celebrato paesaggio.

Che cosa voglio dire? Che è giusto indignarsi, mobilitarsi, gridare per la Quercia delle Checche  e per l’orsa Daniza. Ma sarebbe giusto farlo anche per altre situazioni. E il silenzio, pure degli ambientalisti che si indignano per la quercia, è incomprensibile. Non solo incomprensibile, ma colpevole. Tanto da rendere meno credibili anche le battaglie giuste.

E le rare proteste o iniziative popolari e di massa che abbiamo visto in questi ultimi anni sono sempre state solo per dire “non nel mio giardino”. Si trattasse di impianti a biogas, inceneritori, depositi industriali ecc… Battaglie spesso giuste. Ma dettate da interessi diretti, specifici e “particolari” non da una reale sensibilità generalizzata.

Perché allora ci si indigna per la quercia e non per gli ecomostri, per lo spreco di denaro pubblico, per i casi di inquinamento conclamati e di cui non si conoscono gli effetti?

La risposta credo sia semplice. Perché protestare e indignarsi per una quercia o per l’uccisione di un’orso non comporta rischi, non comporta la necessità di schierarsi, di prendere posizione, di mettersi magari di traverso rispetto al potere costituito, o ad una azienda, o a qualunque altro soggetto… Perché dire no alla stazione in linea ti mette in rotta di collisione coi sindaci, con i partiti dominanti, con le  imprese che ci vedono una occasione di sviluppo (diciamo così, ma forse ci vedono anche qualche altra cosa). Perché per l’orso o la quercia basta un “mi piace” su facebook per mettersi a posto la coscienza. Nel caso di un ecomostro, di una contaminazione ambientale, di un’opera sbagliata ci vuole qualcosa di più e in quel caso  la faccia è più difficile mettercela.

Finora ho fatto riferimento ai tanti “appassionati ambientalisti”. Ma il discorso riguarda anche i  mezzi di informazione. Comìè possibile che gli ecomostri, gli sprechi, i sooasi di inquinamento li veda solo primapagina, per esempio, e non li vedano mai La Nazione, il Corriere di Siena, il Corriere dell’Umbria, Sienafree  o Tele Idea? Come mai i corrispondenti di quelle testate pronti a dr voce al comitato per la Quercia non hanno mai, dico mai, scritto una riga o proposto un servizietto di un minuto a proposito del nichel nella falda di fondovalle?

Qui però la risposta la lascio a voi.

Marco Lorenzoni

 

 

 

 

 

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