ECCO PERCHE’ ALDO MORO DOVEVA MORIRE, INTERVISTA AL GIUDICE IMPOSIMATO

lunedì 08th, settembre 2014 / 19:37
ECCO PERCHE’ ALDO MORO DOVEVA MORIRE, INTERVISTA AL GIUDICE IMPOSIMATO
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CITTA’ DELLA PIEVE – Certo, che il “caso Moro” presentasse molti punti oscuri relativamente sia alla strage di via Fani, sia alla gestione dei successivi 55 giorni di prigionia dello statista era evidente, già allora. Anche noi che all’epoca eravamo ragazzi poco più che ventenni ritenevamo che “la geometrica potenza di via Fani” fosse troppo geometrica e anche troppo potente per essere opera delle sole Br, che alcuni atti degli inquirenti e soprattutto dei vertici dello Stato, nei famosi 55 giorni,  fossero dei depistaggi, che la linea della fermezza fu utilizzata in realtà per giustificare un epilogo che avrebbe fatto comodo a molti e che avrebbe soprattutto stroncato sul nascere l’intesa Dc-Pci su cui lavoravano Moro, Zaccagnini e Berlinguer, lo avevamo capito anche noi, che non eravamo né magistrati, né parlamentari, né politici navigati, ma semplici militanti, 35 anni fa… Ora però, il libro “Doveva Morire” di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato, edizioni Chiarelettere, mette in fila atti giudiziari, documenti segreti, testimonianze occultate o mai ascoltate, riscontri oggettivi, e riapre il caso, aprendo squarci di verità e rendendo concrete, suffragate da fatti oggettivi, tutte le supposizioni, i dubbi, le congetture su quello che fu senza dubbio il punto più alto dell’attacco terroristico al cuore dello Stato e anche il punto più alto e più oscuro della strategia della tensione. Apre squarci di verità, ma anche scenari impensabili e inquietanti. Venerdì scorso il giudice Ferdinando Imposimato era a Città della Pieve, proprio per  presentare il suo libro. Anzi per essere precisi, la riedizione appena uscita del libro che uscì nel 2008. Si trattava del primo “Venerdì della Biblioteca” dopo la pausa estiva e l’occasione era ghiotta. Perché Ferdinando Imposimato non è osservatore o testimone qualunque, non è solo un giornalista che ha lavorato sugli atti processuali e le testimonianze, è il magistrato che fu giudice Istruttore del Processo Moro e che dunque per primo “maneggiò quelle carte” e diresse le indagini… La sala grande di Palazzo della Corgna era gremita. E anche il dibattito è stato interessante. Imposimato non si è sottratto alle domande, non è stato reticente o evasivo. Ha parlato della vicenda con grande chiarezza, senza peli sulla lingua, sottolineando il rammarico per essere arrivato tardi alle conclusioni cui è arrivato, per non aver creduto, egli stesso, alle implicazioni politiche e al quadro che già all’epoca si delineava… In sostanza i nuovi elementi raccolti da Imposimato e Provvisionato che hanno portato alla riapertura dell’inchiesta, fanno dire ai due autori che sì Moro fu rapito e ucciso dalla BR, ma la sua prigione era stata individuata e Servizi e Carabinieri sono stati più volte sul punto di intervenire militarmente per liberarlo, ma furono sempre stoppati…

Da chi? (prima domanda)

“Dai vertici del suo stesso partito, che poi in quel momento erano anche i vertici dello Stato: Andreotti, presidente del Consiglio e Cossiga, Ministro dell’Interno… Del resto lo stesso Moro aveva già capito e detto che all’interno della Dc c’era un gruppo di destra coinvolto nella strategia della tensione…

Ma perché Aldo Moro “doveva morire”?

Per le ambizioni politiche e private dei suoi compagni di partito tra cui appunto Giulio Andreotti e Francesco Cossiga i quali intervennero, secondo le dichiarazioni di un testimone che saranno accertate dalla magistratura di Roma, per indurre il generale Dalla Chiesa a desistere dall’operazione militare di salvataggio e per una serie di fattori interni e internazionali. La linea di Moro che andava verso il coinvolgimento del Pci nell’area di governo (non perché fosse filocomunista, ma perché pensava che così fosse più facile neutralizzare lo stesso Pci, che una volta andato al governo avrebbe perso consensi nella sua base), non era condivisa da tutti. Meno che mai dagli americani…

MORO-BERLINGUER Gli Usa hanno avuto un ruolo determinante nella vicenda?

“Gli Stati Uniti ed altri paesi dell’occidente come Inghilterra e Germania da una parte e l’Unione Sovietica dall’altra, attraverso i loro Servizi segreti hanno avuto un ruolo attivo nella vicenda. E nell’eliminazione di Moro…

Perché l’America aveva interesse ad eliminare Moro?

“Per impedire il compromesso storico e il coinvolgimento del Pci nel governo dell’Italia, per gli Stati Uniti era inaccettabile il peso del Partito Comunista nel più importante paese del Mediterraneo. Questo fatto costituiva una spina nel cuore dell’apparato difensivo occidentale in quanto all’epoca si pensava che il Pci fosse legato a Mosca”, anche se Berlinguer aveva fatto già capire di sentirsi più tranquillo e sicuro sotto l’ombrello protettivo della Nato… Kissinger aveva avvertito Moro: “attento a quello che fai con il Pci, noi ne trarremo le conseguenze…”

Anche l’Unione Sovietica non gradiva la politica di Berlinguer e l’ipotesi di Compromesso Storico…

“Sì, anche la Russia vedeva nel compromesso storico una minaccia e questa posizione è confermata dall’offensiva scatenata da Mosca anche nei confronti di Enrico Berlinguer. Nel libro cito un episodio del 1973 che è stato scoperto solamente 18 anni dopo. Si tratta di un attentato organizzato dal Kgb contro il segretario del Pci durante una visita in Bulgaria che si salvò da un incidente stradale simulato solo per puro miracolo. Fu lo stesso Berlinguer a volere che il fatto non venisse divulgato” (l’episodio è ricordato da Aldo Tortorella anche nel film “Quando c’era Berlinguer” di Walter Veltroni, ndr).

Insomma sulla pelle di Moro si verificarono delle “convergenze parallele” tra interessi interni al partito di Moro, interessi dei due blocchi internazionali e anche delle Brigate Rosse… Perché, in ogni caso, a rapire e uccidere Moro furono le Br…

Sì. A rapire ed uccidere Moro e la scorta furono le Br, ma lo Stato poteva intervenire per tentare di liberare il presidente Dc  e di salvarlo e non lo fece. Steve Pieczenik, il consulente Usa che partecipò, su invito di Cossiga, al Comitato di Crisi istituito dopo il rapimento Moro, ha dichiarato recentemente “noi abbiamo ucciso Moro”, nel senso che lo uccisero le Br, ma perché furono messe nelle condizione di non poter fare altro… Poi Pieczenick ha tentato di ritrattare ed edulcorare queste sue dichiarazioni, ma con troppo ritardo e in maniera poco convincente…

Le Br erano in combutta con i servizi segreti italiani e internazionali o furono semplicemente usate?

Se mi chiede se erano in combutta io le rispondo di no. Di sicuro c’erano uomini dei Servizi infiltrati nelle Br… Certamente furono usate. E forse ci fu anche chi, conoscendo da tempo le intenzioni delle Br,  si adoperò perché il lavoro lo facessero bene e fino in fondo… Ma la teoria del complotto Br-Servizi non regge… Diciamo che fu una convergenza parallela, con qualche “aiutino”… E comunque è un fatto che la prigione del presidente della Dc era stata trovata da organismi dello Stato e che quindi  sarebbe stato possibile evitare la sua morte. Ma non si intervenne. Anzi furono disattesi anche ordini di perquisizione… Naturalmente non attribuisco colpe ai militari, loro eseguono ordini, ma alle direttive politiche…  

Già nei giorni della prigionia di Moro, però molte cose non tornavano…  Che fossero in atto dei depistaggi sembrava chiaro anche allora…

“All’epoca non c’era il minimo indizio che potesse far credere ad un comportamento simile da parte dello Stato. Quando qualcuno faceva delle ipotesi in questa direzione io addirittura respingevo con sdegno tali affermazioni.  Purtroppo mi sbagliavo”.

Il testimone cruciale che ha fornito i nuovi particolari, per riaprire il processo,  si chiama Nino Arconte, un ex agente dei servizi segreti italiani. Conferma?

“Si confermo. E dico anche che di quei documenti che mi ha fornito ho fatto decine di fotocopie che ho poi distribuito a notai e altre figure… Se dovessi andare all’aldilà non mi porterò certo dietro quei segreti…

Ci son voluti più di 30 anni per riaprire il fascicolo. A distanza di così tanto tempo  è ancora importante per l’Italia fare luce su questo episodio?

“Certo. La verità è sempre importante. Dalla morte di Moro, il più grande statista che ha avuto l’Italia dalla nascita della Repubblica, è iniziata una parabola discendente del nostro Paese dalla quale non ci siamo ancora ripresi. Purtroppo sono andati al potere quelli che io ritengo i responsabili della sua morte”.  

Vuol fare i nomi, come diceva Pasolini?

“Andreotti e Cossiga. Che quando ho scritto insieme a Provvisionato la prima edizione del libro, nel 2008, erano ancora vivi. Non hanno replicato…

Però la responsabilità della morte di Moro fu attribuita al “fronte della fermezza”. In particolare alle posizioni contrarie alla trattativa coi terroristi di Berlinguer e Zaccagnini, che da quella vicenda rimasero profondamente segnati…

Chi mestava nel torbido fu  bravo a depistare… anche sotto questo aspetto.

Oggi l’Italia è guidata dal governo delle larghe intese. Il Pci e la Dc non esistono più, c’è il Pd che vede insieme gli eredi di tutti e due… Si può dire, che nonostante tutto la linea Moro alla fine ha trovato attuazione?

“No, tra la situazione di allora e quella di oggi c’è un abisso. Il compromesso storico era il frutto di un accordo che puntava alla tutela del lavoro. Le larghe intese invece hanno come preoccupazione principale la salvaguardia degli interessi della finanza e dell’elite politica dominante…”

m.l.

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