ORIZZONTI 2014: LA “MAGNIFICA ELOQUENZA” DI ASCANIO CELESTINI

sabato 09th, agosto 2014 / 20:14
ORIZZONTI 2014: LA “MAGNIFICA ELOQUENZA” DI ASCANIO CELESTINI
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Ultimo incontro d’autore in cartellone questo pomeriggio al Festival Orizzonti. Protagonista Ascanio Celestini, volto noto anche al grande pubblico, venuto a presentare il suo libro, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale, “Pro Patria”. Un’occasione per addentrarci nel mondo dell’attore romano, che riceverà il Premio Orizzonti, tra aneddoti, storie, fiabe e memoria.

 

Il sole batte ancora alto sulla Piazza Duomo di Chiusi quando Ascanio Celestini sale sul palco accolto da un pubblico numeroso, come si conviene quando c’è di mezzo uno dei nomi più in vista del teatro italiano. Il capello smosso, leggermente brizzolato e quel pizzetto lungo e ispido divenuto ormai un marchio di fabbrica. L’attore romano, chiamato a presentare il suo libro, “Pro Patria”, delizia sin da subito il pubblico con quella “magnifica eloquenza” che lo ha reso celebre. Parlantina svelta, cadenzata e accento delle borgate romane che ammaliano lo spettatore senza peraltro metterlo a disagio, come si trattasse di una chiacchierata in un qualsiasi bar di Morena o del Tufello.

“Mi chiamo Ascanio Celestini,
figlio di Gaetano Celestini e Comin Piera.
Mio padre rimette a posto i mobili, mobili vecchi o antichi
è nato al Quadraro e da ragazzino l’hanno portato a lavorare sotto padrone
in bottega a San Lorenzo.
Mia madre è di Tor Pignattara, da giovane faceva la parrucchiera
da uno che aveva tagliato i capelli al re d’Italia
e a quel tempo ballava il liscio.
Quando s’è sposata con mio padre ha smesso di ballare.
Quando sono nato io ha smesso di fare la parrucchiera.
Mio nonno paterno faceva il carrettiere a Trastevere.
Con l’incidente è rimasto grande invalido del lavoro,
è andato a lavorare al cinema Iris a Porta Pia.
La mattina faceva le pulizie, pomeriggio e sera faceva la maschera,
la notte faceva il guardiano.
Sua moglie si chiamava Agnese, è nata a Bedero.
Io mi ricordo che si costruiva le scarpe coi guanti vecchi.
Mio nonno materno si chiamava Giovanni e faceva il boscaiolo con Primo Carnera.
Mia nonna materna è nata ad Anguillara Sabazia e si chiamava Marianna.
La sorella, Fenisia, levava le fatture
e lei raccontava storie di streghe.”

Comincia così la chiacchierata, una breve autobiografia e il ricordo delle fiabe raccontate dalla nonna alle altre donne, in cucina.

E’ il desiderio di fissare nella memoria certe storie, altrimenti a rischio oblio, che spinge Ascanio ad approcciarsi al teatro, visto come il mezzo ideale per dare forza a ciò che intende raccontare.

Poi ci sono i temi ricorrenti. I punti cardine della sua opera. L’analisi, con approccio antropologico, di un’umanità emarginata, quella dei manicomi e delle prigioni, in particolare, che costituisce il nucleo centrale della sua narrativa.

E’ tutto un susseguirsi di aneddoti divertenti e amari allo stesso tempo, racconti di uomini privati di tutto che usano una moka come ferro da stiro o una bic per costruire una serpentina per distillare grappa. E’ il mondo di Celestini, che punta i riflettori su protagonisti secondari, minori, gli ultimi verrebbe da dire, riuscendo a coglierne la dirompente forza emotiva.

Non manca, e non poteva essere altrimenti, la denuncia sociale:”Il carcere purtroppo non è rieducativo. L’argomento di conversazione principale tra i carcerati sono i reati: compiuti, da compiere, fittizi. Se a questo aggiungiamo il sovraffollamento e le condizioni al limite del disumano in cui i detenuti vivono, è evidente che ci sia qualcosa di sbagliato in questo modello“.

Non ho velleità di sensibilizzare o portare alla ribalta determinati temi o denunciare certe realtà, se non quella che può avere un qualsiasi cittadino. In realtà mi interesso a questi argomenti perchè mi piace ascoltare e conoscere storie. Provo piacere nel farlo” continua l’istrione romano.

Chiosa finale sullo spettacolo che andrà in scena domani sera, in Piazza Duomo, “Pierino e il lupo” di Prokofiev, dove ad accompagnarlo ci sarà l’orchestra del Maggio fiorentino diretta da Sergio Alapont. ”Le prime cose che ho ascoltato e scritto sono state fiabe. Approcciarmi perciò all’opera di Prokofiev sarà senza dubbio stimolante”.

Nell’occasione verrà consegnato ad Ascanio Celestini il Premio Orizzonti. Tra mito e favola era il tema del Festival di quest’anno. Un riconoscimento quanto mai azzeccato per un protagonista del teatro italiano che, riadattando il linguaggio favolistico, costruendone uno proprio, è riuscito a penetrare con forza nell’ intricata realtà attuale.

Gianluca Lorenzoni

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